Karl Kraus, 1921 

 

 

Definizione

dell'aforisma

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"L'aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità

o una verità e mezzo".

(Karl Kraus)

Definizione del termine "aforisma"


Il termine "aforisma" (o aforismo) deriva dal greco aphorismós, propriamente: "definizione", da aphorízein cioè "definire, delimitare, confinare", composto da apó che indica derivazione (da) e horízein "limitare" (stessa radice di "orizzonte"), e può essere definito come l'espressione in prosa di una profonda riflessione o di una rapida intuizione in maniera arguta e concisa. Qui di seguito due definizioni di "aforisma" tratte da autorevoli dizionari della lingua italiana:

 

"Aforisma: breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma icastica, lapidaria, talora anche paradossale".

Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Zanichelli, 2008

 

"Aforisma: proposizione che riassume in brevi e sentenziose parole il risultato di precedenti osservazioni o che, più genericamente, afferma una verità, una regola o una massima di vita pratica: gli a. della scuola medica salernitana; gli a. di R . Montecuccoli sull'arte della guerra; parlare per aforismi. Originariamente, Aforismi era il titolo di un'opera che raccoglieva i precetti medici di Ippocrate, sicché il termine indicò nel medioevo lo studio e la pratica della medicina (cfr. Dante, Par. XI, 4: “Chi dietro a iura e chi ad aforismi [o, secondo altra lezione, amforismi] Sen giva ...”)".

Lingua e Linguaggi on-line, Treccani

 

Evoluzione del termine "aforisma" 


 

Dante AlighieriPrime testimonianze del termine "aforisma" in italiano si hanno nella forma al plurale (Aphorismi e amforismi) con Dante Alighieri, con riferimento al titolo dell'opera di Ippocrate, rispettivamente, nel Convivio (1304/1307), Trattato I, Cap. VIII:

 

"Dare cose non utili al prenditore pure è bene, in quanto colui che dà mostra almeno sé essere amico; ma non è perfetto bene, e così non è pronto: come quando uno cavaliere donasse ad uno medico uno scudo, e quando uno medico donasse a uno cavaliere scritti li Aphorismi d'Ipocràs". (Convivio).

 

e nella Divina Commedia (1304/21), Paradiso, Canto XI:

 

O insensata cura de' mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l'ali!

Chi dietro a iura e chi ad
amforismi
sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
e chi regnar per forza o per sofismi, [...]

 

Prime attestazioni del termine al singolare si hanno invece nel Vocabolista (1464/65) di Luigi Pulci con "anforismo".
La forma in "ismo" (aforismo) è stata l'unica usata fino alla seconda metà dell'Ottocento, epoca in cui compaiono le prime attestazioni del termine in "isma" (aforisma), a cominciare dal racconto Gigia (1879) di Alfredo Oriani:

 

"L' aforisma della sapienza greca non è stato ancora smentito".

 

Entrambe le forme, aforismo e aforisma, sono coesistite fino alla prima metà del Novecento, finché quest'ultima non ha cominciato a prevalere sulla prima, specie dopo la sua comparsa in un passo del romanzo Trionfo della Morte (1894) di Gabriele D'Annunzio, con riferimento a Nietzsche:

 

"L'idea della evoluzione, dello scorrere perpetuo di tutte le cose, dell'infinita mutabilità cosmica – l'idea stessa della filosofia moderna – splende nel suo aforisma figurato".

 

Oggi il termine "aforismo" è usato sempre più di rado, e seppure resiste ancora, specie tra i critici letterari, probabilmente in futuro sarà completamente soppiantato – come peraltro è già successo per altre voci di origine greca in "ismo" – dal termine assai più comune "aforisma".

 


 

   

 

La scrittura aforisticaLa scrittura aforistica

A cura di Giulia Cantarutti
Editore Il Mulino, 2001

 

Il volume, di taglio comparatistico, propone sei prospettive di ricerca ritenute particolarmente fruttuose per confrontarsi con la scrittura aforistica: scrittura "scorciata" per eccellenza, secondo la metafora viaria inventata (o reinventata) da Saba. Jean Lafond lega funzionalmente "Essais" e "Maximes" individuandoli come "l'ambito in cui viene messo in causa l'imperialismo della parola eloquente". Alain Montandon muove dalla più immediata esperienza fenomenologica nella lettura di un libro di aforismi, gli spazi bianchi, e ne analizza i sensi di cui si caricano. Il rapporto con la scrittura diaristica risulta cruciale anche nel saggio di Werner Helmich, che ha il merito storico di avere scoperto il variegato paesaggio dell'aforistica moderna in lingua francese. Il saggio di Giulia Cantarutti risale fino alle prime utilizzazioni dell'"Oráculo manual" in Germania, studiando la scrittura aforistica nell'età della "filosofia della vita". Gino Ruozzi presenta con efficaci esemplificazioni le forme proprie e improprie dell'aforisma nella letteratura italiana contemporanea. Il saggio di Maria Teresa Biason esamina le tematiche e la sintassi di questo genere oggi vitalissimo. 

 

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