Vizio

 

 

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Quei vasti sentimenti concentrati che gli ingenui chiamano vizi.

Honoré de Balzac, Papà Goriot, 1834

 

Il vizio non sarebbe completamente vizio se non odiasse la virtù.

Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 (postumo)

 

Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.

Ennio Flaiano, Diario notturno, 1956

 

Un grosso vizio ne tiene lontani molti piccoli.

Bret Harte, Two man of Sandy Bar

 

Non si può avere una civiltà durevole senza una buona quantità di vizi amabili.

Aldous Huxley, Il mondo nuovo, 1932

 

Si comincia col vergognarsi di un vizio, e si finisce per farne pompa.

Raoul de La Grasserie

 

Non si può avere una civiltà durevole senza una buona quantità di amabili vizi.

Aldous Huxley, Il mondo nuovo, 1932

 

Meglio avere tutti i vizi che non averne nessuno; meglio vivere che far finta.

Marcel Jouhandeau, Algebra dei valori morali, 1935

 

Ciò che c'impedisce di abbandonarci a un solo vizio, è che ne abbiamo parecchi.

François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

Quando i vizi ci abbandonano, ci lusinghiamo credendo di averli abbandonati noi.

François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

Non tutti quelli che hanno dei vizi vengono disprezzati; ma si disprezzano tutti quelli che non hanno alcuna virtù.

François de La Rochefoucauld, Massime, 1678

 

Non sappiamo sopportare né i nostri vizi né i loro rimedi.

Tito Livio, Ab urbe condita, I sec. a.e.c.

 

C'è spesso un vizio strozzato, dominato alle radici di esistenze ammirevoli.

François Mauriac, Dio e Mammona, 1929

 

I vizi hanno la virtù di rendere contenti chi li pratica e arricchire chi li favorisce.

Alessandro Morandotti, Minime, 1979/80

 

Se un vizio t'abbandona, non dire: "l'ho abbandonato".

Wilhelm Müller

 

I vizi: è più facile sradicarli che tenerli a freno.

Seneca

 

Non c'è vizio che non possa trovar difesa.

Seneca, Lettere a Lucilio, ca. 62/65

 


 

   

 

I vizi capitali e i nuovi viziI vizi capitali e i nuovi vizi
Autore Umberto Galimberti
Editore Feltrinelli, 2007

"Come al solito non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è di volta in volta l'uomo. E allora guardiamoli da vicino questi vizi," così comincia Umberto Galimberti e prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di "nuovi vizi": la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto, la voluttà dello shopping, la dipendenza dalla mercé, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello "vizioso". Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde "esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti".

 

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