Arthur Schopenhauer

 

Arthur Schopenhauer

Danzica 1788 - Francoforte sul Meno 1860

Filosofo tedesco

Sul mestiere dello scrittore

in Parerga und Paralipomena, 1851 

Aforismi e Citazioni - Aforismario

 

 


 

Vi sono due tipi di scrittori: coloro che scrivono per amore della cosa, e coloro che scrivono per scrivere. I primi hanno avuto idee oppure esperienze che sembrano loro degne di essere comunicate; i secondi hanno bisogno di denaro e perciò scrivono per denaro. Essi pensano al fine di scrivere.

 

Scriverà cose degne di essere scritte soltanto colui che sia spinto esclusivamente dalla cosa che gli sta a cuore.

 

Una grande quantità di cattivi scrittori vive unicamente della stoltezza del pubblico, che non vuol leggere se non ciò che è stato stampato il giorno stesso: − sono i giornalisti.

 

Lo stile è la fisionomia dello spirito.

 

Bisogna scoprire i difetti dello stile negli scritti altrui al fine di poterli evitare nei propri.

 

La prima regola, e forse l'unica, del buono stile è che si abbia qualcosa da dire: con questa regola si va lontano!

 

Se è vero che bisogna possibilmente pensare come uno spirito grande, bisogna invece parlare la stessa lingua che parlano gli altri. Bisogna usare parole ordinane, ma dire cose fuori dell'ordinario.

 

Colui che scrive in modo affettato somiglia a colui che si mette in ghingheri per non essere scambiato e confuso col volgo; è questo un pericolo che il gentleman non corre mai, anche se indossa l'abito più misero.

 

Ogni stile di scrittura deve rivelare una certa affinità con lo stile lapidario, che è infatti l'antenato di tutti gli stili.

 

Coloro che combinano discorsi difficili, oscuri, confusi e ambigui sicuramente non sanno affatto ciò che vogliono dire, ma ne hanno soltanto un'oscura consapevolezza che ancora si sforza di trovare un pensiero: spesso però essi vogliono celare a loro stessi e ad altri che in realtà non hanno nulla da dire.

 

Dire molte parole e comunicare pochi pensieri è dovunque segno infallibile di mediocrità; invece segno di testa eccellente è il saper rinchiudere molti pensieri in poche parole.

 

La genuina concisione dell'espressione consiste nel saper dire in ogni caso soltanto ciò che è degno di essere detto, evitando per contro tutte le discussioni prolisse intorno a ciò che ognuno può pensare e distinguendo rettamente fra il necessario e il superfluo.

 

Chi scrive in modo trascurato confessa così, prima di tutto, che egli stesso non attribuisce un gran valore ai suoi pensieri.

 

Come la negligenza nel vestire rivela disprezzo per la società nella quale si va, così lo stile affrettato, trascurato, cattivo rivela un offensivo disprezzo per il lettore, il quale poi lo ripaga giustamente non leggendo.

 


   

 

Sul mestiere dello scrittore e sullo stileSul mestiere dello scrittore e sullo stile
Autore Arthur Schopenhauer
Traduttore Amendola Kuhn E.
Editore Adelphi, 1993

 

Schopenhauer si sentì sempre scrittore non meno che pensatore. Soprattutto Schopenhauer ebbe sempre una formidabile vena polemica, che gli faceva scegliere i suoi bersagli non solo nella metafisica ma nella vita corrente. Che la pratica della lingua o il modo di dar forma ai libri si corrompessero e degradassero era per lui un segnale che coinvolgeva il tutto. Quei vizi da allora non hanno fatto che dilatarsi, fino ad apparire a molti come la normalità stessa. Salutare controveleno rimane dunque, oggi più che mai, la lettura dei tre trattatelli qui raccolti, che si presentano come una sequenza, insieme garbata e tagliente, di raccomandazioni e suggerimenti per curare le malattie croniche di scrittori, letterati, giornalisti. 

 

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