Incomprensibilità dell'ateismo @Ateosofia 

 

Incomprensibilità

e mostruosità dell'ateismo

Giovanni Soriano

Ateosofia

 

 

Ateismo


Com'è noto, esiste una minoranza di persone che, strano a dirsi, non riesce a concepire il mondo così come, sotto innumerevoli variazioni, lo concepisce gran parte dell'umanità: e cioè creato da un'entità sovrannaturale che aleggia sopra di esso e lo sorveglia, per la quale gli esseri umani costituiscono un bene assai prezioso, ma che non tollera gli si manchi di riconoscenza.

 

Incomprensibilità dell'ateismo


Tale credenza è talmente diffusa e radicata nell'intimo di quasi ogni essere umano, da far supporre sia strettamente legata ai suoi stessi istinti di conservazione. Tant'è che il vero interrogativo non è perché gli esseri umani credano nel trascendente, questo è – tutto sommato – facilmente spiegabile, il vero problema è  – perché alcuni di essi non condividano questa credenza così ovvia e naturale.

Se, infatti, è del tutto comprensibile che gli umani, sin dai primordi, abbiano concepito entità invisibili capaci di rendere conto di fatti altrimenti inspiegabili e che abbiano cercato in tutti i modi di stabilire un legame con esse perché li proteggessero e non arrecassero loro danno; se è comprensibile, inoltre, che essi abbiano immaginato un altro mondo in cui i propri simili avessero potuto continuare a vivere nel momento in cui abbandonavano il loro corpo esamine, dove loro stessi li avrebbero potuti raggiungere; ebbene, se tutto ciò è comprensibile, sembra assurdo, invece, che alcuni individui, rivoltandosi contro i loro stessi istinti, si privino di qualunque rassicurante certezza e considerino il mondo affidato completamente al caso, senza scopo, senza direzione, e che compiano questa sorta di suicidio dell'anima che è il credere in una morte definitiva e senza speranza.

 

Mostruosità dell'ateismo


Non sorprende, dunque, perché questi mostri dello spirito, che vengono definiti eufemisticamente atei, "senza dio", abbiano da sempre provocato grave turbamento e, in certi casi, persino un certo orrore sociale:  essi rappresentano una sorta di cattiva coscienza dell'umanità, l'incarnazione delle sue peggiori e più arcaiche paure, il rivoltamento dei suoi stessi istinti di sopravvivenza che gli rendono necessari protezione ed evitamento della morte. Si può dire che l'ateo, con le sue assurde convinzioni, smuova ciò che in ogni essere umano, per quanto intimamente nascosta, continua perennemente a pulsare, e cioè l'orribile sensazione di essere cosa tra le cose, e in quanto tale, fondamentalmente inutile ed annientabile. Da qui, le persecuzioni che gli atei hanno dovuto subire nel corso della storia, tanto più intolleranti quanto più  fragile il disconoscimento di questa oscura sensazione.

 

Inaccettabilità dell'ateismo


Tali persecuzioni continuano ancora oggi in alcune parti del mondo dove il tempo sembra sia trascorso invano e dove vige una teocrazia opprimente ed anacronistica. In questi luoghi gli atei hanno salva la vita solo grazie ad una dote esercitata ed affinata nel corso dei secoli, quella dell'invisibilità; essi, infatti, contrariamente a coloro che appartengono ad altre minoranze discriminate, possono celare, volendo, la loro mostruosa diversità. Ma anche nella maggior parte degli altri paesi del mondo, dove ormai da qualche secolo le condizioni politiche e socio-culturali consentono a chiunque di professare liberamente la propria fede religiosa e persino agli atei di manifestare la propria incredulità, nei confronti di questi ultimi continua ad aleggiare una certa diffidenza e la loro posizione rimane comunque difficile da accettare; in genere, nei paesi democratici la tolleranza nei confronti degli atei è facilitata dalla loro scarsa visibilità ed influenza nella vita politica e sociale.

 

Isolamento dell'ateismo


Il fatto di potersi rendere finalmente visibili ha fatto sì che centinaia di migliaia di atei sparsi in tutto il mondo, che si ritenevano casi isolati e incomprensibili a loro stessi, abbiano potuto prendere coscienza del loro numero e del loro valore.  Da qui, il desiderio di unirsi, di condividere la propria singolare condizione di ateo con quella di altri e di far sentire finalmente la propria voce soffocata per millenni dal frastuono religioso. In epoca recente − e senza tener conto di quei paesi in cui ha predominato un'ideologia ateistica per nulla condivisibile − l'ateismo è passato dalla sfera privata a quella pubblica, dall'ambito teorico a quello militante, e gli atei hanno cominciato ad organizzarsi per cercare di variare, almeno di qualche grado, la rotta millenaria cui l'umanità credente, in base all'autorità e alla forza della maggioranza, ha indirizzato il mondo intero.

 

Obsolescenza del termine "ateismo"


I cambiamenti socio-culturali e la progressiva autoconsapevolezza della propria forza e del proprio valore da parte degli atei, hanno reso il termine "ateismo" non più adeguato a descrivere la posizione degli atei di oggi, e ciò per due motivi fondamentali:

il primo è che già nella sua etimologia il termine "a-teo" – dal greco átheos, da "a-" privativo e theós "dio", propriamente "senza dio" – presuppone una mancanza, una privazione, quando in realtà per la stragrande maggioranza degli atei, il proprio ateismo è una liberazione, una conquista o un atteggiamento del tutto naturale. Il secondo motivo, frutto di una concezione teocentrica ormai superata, è che il termine ateismo definisce un atteggiamento in negativo e in antitesi rispetto a una posizione, quella teistica, che si presume come criterio di base da cui giudicare tutte le concezioni da essa discostanti, anche quelle che negandola ne presuppongono la possibile validità.

Entrambi questi aspetti, che oggi troviamo assai discutibili, possiedono comunque una loro giustificazione storica: il primo deriva dal fatto che il termine "a-teo" è stato coniato anticamente dai credenti per designare  non solo coloro che non riconoscevano alcuna divinità, ma anche chi ne adorava una diversa dalla propria; dal loro punto di vista, non credere in dio o nel loro dio non poteva che essere una mancanza. Il secondo aspetto, invece, deriva dal fatto che la percezione magico-religiosa della realtà ha preceduto sin dai primordi quella naturalistica, e nel corso dei millenni la visione teocentrica è andata affermandosi in misura talmente preponderante da costituire il fondamento della morale, degli usi e dei costumi di interi popoli, per cui qualunque concezione diversa non poteva che essere considerata del tutto secondaria, oltre che erronea.

 

Morte dell'ateismo


L'insufficienza del termine "ateismo" nel definire la condizione attuale degli atei, ha condotto molti tra questi a rifiutare di definirsi tali, non accettando di essere valutati in contrapposizione ad una credenza che, per quanto diffusa, essi ritengono palesemente assurda. Ciò ha portato di recente alla formulazione di alcuni neologismi e di nuovi movimenti volti a superare i limiti dell'ateismo tradizionalmente inteso.

Tra i neologismi, il più noto  è quello di bright, col quale s'intende designare coloro che possiedono una visione naturalistica della realtà, priva di condizionamenti mistici o religiosi: la negazione di dio, qui, è data per scontata e rimane implicita. Tra i movimenti ideologici, va menzionato per importanza quello del New Atheism, che si propone il superamento di una posizione atea disinteressata e limitata alla semplice negazione teorica del divino, per un ateismo militante che contribuisca a diffondere una visione del mondo più razionale ed un'etica libera dai pregiudizi religiosi.

 

Trasmutazione dell'ateismo


Questa insoddisfazione da parte degli atei per il termine "ateismo" tradizionalmente inteso, è del tutto comprensibile, ma la sua fine è ancora lontana da venire: fin quando la stragrande maggioranza dell'umanità sarà credente – così come  ancora oggi accade – l'ateismo avrà un senso.

Piuttosto che abolirlo, il termine "ateismo" sarebbe da adeguare alla situazione attuale arricchendolo di nuovi significati. Non più, quindi, semplice negazione dell'esistenza di dio, ma, ponendosi su un piano diverso dai credenti, soprattutto negazione del bisogno o del desiderio di un dio, per cui il concetto non è tanto: "dio non esiste", quanto: "non ho bisogno di credere all'esistenza di una divinità e neppure vorrei esistesse". A questa prima accezione di ateismo, potrebbe aggiungersi quella della negazione di senso all'affermazione dell'esistenza di un dio, per cui il concetto, anche qui, non è tanto: "dio non esiste", quanto: "la tua affermazione sull'esistenza di dio per me è priva di senso".

Oltre a ciò, l'ateismo potrebbe essere visto non solo come negazione, ma anche come affermazione di una visione naturalistica del mondo, entro la quale il teismo rappresenta un fenomeno antropologico con le sue peculiarità psichiche e sociologiche, e in quanto tale non negato, ma compreso, così come in psicopatologia non si nega l'esistenza di un delirio, ma lo si studia.

Un ultima accezione, potrebbe essere quella dell'ateismo come propensione a diffondere la propria visione naturalistica e a contrastare l'influenza religiosa nella vita politica e civile. Riassumendo, il termine ateismo potrebbe comprendere tutte queste accezioni:

1. Negazione di dio;

2. Negazione del bisogno o del desiderio di un dio;

3. Negazione di senso all'affermazione dell'esistenza di un dio;

4. Affermazione di una concezione naturalistica dell'esistenza;

5. Propensione a diffondere e a difendere la propria concezione naturalistica.

Insomma, così come più volte è accaduto nel corso della storia, e cioè che un termine dispregiativo coniato da una maggioranza per denigrare coloro che non ne facevano parte, venga poi assunto con orgoglio da questi ultimi per autodefinirsi fino a farlo diventare un termine positivo e propositivo, così gli atei possono fare rispetto ai credenti col termine "ateismo", e ciò fin quando continueranno ad esistere dei credenti.

 

Rinascita dell'ateismo


Oggi gli atei non negano più dio, tanto ne sono lontani, ma affermano con la loro stessa esistenza la possibilità di una vita autentica, non sorretta da consolatorie illusioni e meschini autoinganni. Che si creda o meno non è una semplice questione di punti di vista, ma una questione di coraggio, di dignità e di onestà con sé stessi.

 

G. Soriano, 2008 - Condividi

Questo articolo è stato pubblicato sul 2° numero della rivista Non credo

 


 

   

 

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Vedi anche: Storia dell'ateismo - Citazioni ateistiche

Foto logo: La seconda morte di dio, G. Soriano, 1997

 

 

 

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