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Paul Valéry Sète 1871 – Parigi 1945 Le Cose Vaghe Aforismi ateistici e anticlericali @Ateosofia |
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Una raccolta di aforismi e citazioni di Paul Valéry su dio, fede e religione da un punto di vista critico e ateistico.
Quaderni Cahiers, 1894/1945 - postumi 1957/61
Dire che Dio esiste perché lo si sente, significa giocare con le tre parole di questa frase e non valutarle correttamente.
Basta che un uomo possa soltanto concepire diverse soluzioni perché la fede, ossia l'unica soluzione, diventi fragile.
O non ci vedete o fingete di non vederci. Ogni fede ha come ausiliaria la malafede.
Una religione non è una spiegazione − è una soluzione.
In ogni società appare un uomo preposto alle Cose Vaghe: Egli le distilla, le ordina, le correda di regolamenti, di metodi, di iniziazioni, pompe, simboli, metri, esercizi "spirituali" − fino a conferir loro l'aspetto di leggi primordiali. E' il prete, lo stregone, il poeta, il maestro delle cerimonie intime − e anche il demagogo o l'eroe. Essi costruiscono nuvole, vapori, edifici che non sono saldi ma che in compenso sono eterni. Ogni attacco li dilegua, ma nessuno li distrugge.
Una religione fornisce agli uomini parole, atti, gesti, "pensieri" per le circostanze in cui non sanno che cosa dire, che cosa fare, che cosa immaginare.
La fede è una forza che si prende per una verità.
Fede. Si chiede dunque la fiducia nell'ignoto − inconoscibile, − in quanto tale. in quanto tale giacché per poco che questo dio fosse conosciuto, cesserebbe per ciò stesso di essere dio... Si chiede di pensare contro il pensiero −, di sorvolare sulle contraddizioni.
Esagerazioni. Il cristianesimo − I mistici. Troppo amore. Troppa umiltà. Non ci si abbassa sinceramente al di sotto di un certo livello. L'abbassarsi autentico è limitato. E' nel rigore del giudizio, non nella volontà di umiltà, e ancor meno nel desiderio di essere innalzato, assiso alla destra.
Se "spirito religioso" significa lo spirito di chi, fra i suoi problemi, considera capitale quello − del proprio "destino", e se essere religioso induce a un esame minuzioso, e a vivere un tormento a proposito di questo destino, − allora ogni religione definita ha l'effetto di sopprimere questo spirito religioso − di permettere, grazie a una soluzione data una volta per tutte, di disinteressarsi del problema in quanto è risolto, e di occuparsi di altro. L'inquietudine e il travaglio vengono trasferiti, dalla ricerca e dalla riflessione − a pratiche e a scrupoli.
La fede consiste soprattutto nel non credere... (ai sensi, alla ragione...) o almeno nel diffidare di queste fonti al punto che qualsiasi cosa inintelligibile o inosservabile diventa più credibile di quel che si vede o si deduce.
La fede − questa volontà di far sì che qualcosa sia vero, è dunque identica alla volontà del falso. Cavarsi gli occhi per vederci più chiaro.
Non si è ancora vista nessuna religione possibile senza che la paura, la vaghezza, l'impensabile, il non giustificato ne facciano essenzialmente parte. Queste cose esistono, ma far loro posto e dar loro il posto principale sono due cose diverse.
Il corpo è affliggente, debole, effimero; voi dunque cercate qualcos'altro, che abbia appunto le qualità opposte; e non siete lontani dal trovarlo. ma questa è una soluzione infantile.
Dio ha preferito far morire il suo unico figlio anziché parlarci chiaro e in modo incontestabile. Non ci ha trattati come esseri ragionevoli e intelligenti, capaci di critica − ma come dei bighelloni davanti allo spettacolo di un illusionista. La cosa più importante per l'uomo sarebbe dunque la più oscura? Egli avrebbe sensi e dispositivi di arresto e combinazione e di fissazione per i bisogni della sua vita temporale; e lacune, misteri, sciarade, contraddizioni per i bisogni della sua vita eterna?
Il dibattito religioso non è più fra religioni, ma fra quelli che credono che credere abbia un qualche valore, e gli altri.
La religione cristiana svilisce il divino perché usa e abusa della morte, dell'inferno, del giudizio, della collera "divina", dell'eternità e del verme roditore; e perché non ammette che l'uomo quando si beffa di tutte queste porcherie, è più vicino al divino che non quando ci crede. Tutto quello che essa ottiene mediante la paura e l'artificio di un amore fondato sulla paura è una sorta di commedia, come una firma estorta. − E' sottintendere che se l'uomo non avesse niente da sperare o da temere da Dio, non ci sarebbe nessun Dio. E' la deificazione del ricatto.
Non sono per un dio che desidera che io lo lodi. E' anacronistico. Anacronistico anche il suo desiderio che si creda in lui.
Quel che in me c'è di religioso è avverso alla religione.
Come pretendere che un moderno (di una certa cultura) abbia la minima fermezza nel credere all'anima, a Dio, ecc.? − anche se crede?
Quale può essere lo scopo plausibile dei castighi "eterni"? I castighi si possono concepire soltanto come correzione, come esempio o come liberazione definitiva.
La fede (religiosa) è forse un mito. I credenti che si incontrano sono posseduti innanzitutto dai propri interessi. Ma se si prescinde dalla loro sorte, dalle loro paure, dai loro bisogni − la loro fede non è niente. E non può essere altro che niente. Il loro Dio è legato a questo pensiero. Se mi riuscisse una certa cosa. E non hanno per questo Dio alcun pensiero disinteressato, estraneo alla loro sorte. Il contrario sarebbe inumano.
Si può chiamare fede un omaggio all'ignoto? Deo ignoto − Niente di più interessato di questa fede. E in quanto essa è così verace e così vivace, perché dice così ingenuamente: Ho paura − Spero − Voglio credere.
Mentre l'uomo ingenuo si sforza di purgarsi dalle contraddizioni, la Chiesa le ha collezionate.
La fede consiste nel proibirsi certi moti (mentali) per un fine interessato.
Se ci fosse un Dio, non ci sarebbe che lui, e nessun mondo.
Se gli uomini non temessero di essere derubati, assassinati, cornificati e oppressi, non ci sarebbe nessuna morale, e nessun Dio, o un Dio totalmente diverso − e probabilmente più puro, più verosimile, più profondo...
La religione delle ricompense e delle pene presuppone che si possa rattristare Dio, farlo arrabbiare, offenderlo − fargli sentire qualcosa − dolore o piacere. Ma la Perfezione non può che essere insensibile, oppure non essere. Tuttavia la conseguenza di questa religione è il dialogo con Dio, le controversie con lui, le rappacificazioni, le offerte, i ritorni − Questo popola il deserto del Sé.
Fondare sul meraviglioso, e fondare sulle pene e sulle ricompense, ecco le due caratteristiche dalle quali riconosco che una religione è falsa.
Una dottrina che si lusinga di consolare gli uomini, di salvarli, di migliorarli, e che al tempo stesso pretende di istruirli è falsa, e necessariamente subdola.
Non si è mai pensato molto alla sopravvivenza di un cane o di un pollo. E' morto = è morto. Pure, quel cane addestrato aveva certo la sua memoria, una sorta di intelligenza, un'educazione. Si ammette che questa memoria di cane muoia, e non quella di un uomo.
I vangeli sono una delle opere più oscure che vi siano; come occorreva che fossero per raggiungere nel profondo la sensibilità; essi si sottraggono alla riflessione. Niente vi è di definito; le contraddizioni vi abbondano. Vi si trova il troppo dolce e il troppo amaro in dosi pressoché uguali. vi sono durezze inesplicabili; strane omissioni − Non una parola sulla conoscenza. Vi si trova di che mandare all'inferno quasi tutti; e immensi perdoni.
Dio, lingotto d'orgoglio puro − Sum qui sum.
Tutti i credenti interrogati sulla loro fede, e pregati di spiegarla, non recitando parole che non sono loro, ma descrivendosi con esattezza da sé, o mentono, oppure comunicano effetti interiori che non hanno alcun rapporto con i dogmi che dicono e credono di credere.
La fede, la credenza non possono coesistere con un certo sviluppo intellettuale, − e con una certa condizione attuale di presenza di questa "libertà" intellettuale.
"Voglio che un essere totalmente indipendente da me, faccia in piena coscienza e a partire soltanto da sé, proprio quel che desidero che egli faccia − ". Tale è l'ideale di Dio.
In fondo in fondo, quella che forse è la radice della mia essenziale, sostanziale incredulità, − è l'idea o il sentimento molto svalutativo che ho dell'uomo; l'impossibilità di conferirgli un'importanza metafisica.
Che cos'è un dio capace di sacrificare suo figlio a questi porci di umani? − Dio sarebbe dunque idolatra?
Giudico una religione dall'importanza che dà all'uomo, al "destino" dell'individuo, ai suoi sentimenti, ai suoi atti, al suo valore. E più essa dà a noi un'importanza universale, meno io ne do a lei.
Una religione senza miracoli può essere "vera". Una religione di miracoli deve essere falsa. Mi si vuole sbalordire. Lo stupore è mezzo indegno del dio. Il dio è chiaro, onesto − estraneo.
Ci sono quattro contrassegni indipendenti della falsità di una religione. I miracoli, i misteri, le minacce, le promesse. Ne basta uno solo.
Problema della sincerità dei preti − quale probabilità che un uomo intelligente creda non tanto l'incredibile quanto l'impensabile?
La parola Dio è una classificazione grossolana.
La credulità consiste nel vedere soltanto una cosa là dove ce ne sono tre o mille. Semplificazione.
Cattivo, cattivo tutto ciò che sgrava l'uomo della sua meravigliosa capacità di non comprendere, del suo potere di non potere! Cattiva la fede, e cattivo l'agnosticismo − Cattiva resa.
La religione cristiana è scaturita da un popolo in cui non c'era né scienza né arte né filosofia.
Ho sempre avuto l'impressione che le religioni non fossero cose serie, ma un po' infantili, semipolitiche; cose sagge, cose "profonde", ossia capaci di stimolare o placare certe condizioni, − efficaci sugli "infiniti" delle funzioni nervose − ma non cose serie. Esse hanno come solida roccia la morte, e su questa pietra hanno costruito quello che hanno potuto... E anche l'impossibilità generale di rispondere a certe domande che sono, del resto, illegittime.
Il vangelo non ama né gli animali né i creatori della conoscenza. Non una parola per loro. Non possiamo amare questi vangeli che non ci amano. Opere di un paese in cui non c'erano scienze, né arti − né volontà della mente.
Niente di più umano del divino.
Il capolavoro delle religioni fu di indurre la gente a dire che credeva, − a credere che credeva, cose che non è possibile pensare. Di porre la parola credere davanti a proposizioni alle quali non può corrispondere alcuna idea.
Quanto a me io sono ateo... come tutti. Infatti, come tutti, mi comporto come se Dio non esistesse.
Un uomo al quale la conoscenza e la costruzione interessino al più alto grado, non trovando assolutamente una parola nei Vangeli rivolta a lui ma al contrario tutti gli indizi del disprezzo se non dell'odio per i suoi ideali e l'esaltazione dell'ignoranza, della credulità ecc. non può che restituire a quel testo gli stessi sguardi che sente di riceverne.
Coloro che sono anticristiani nelle parole e negli atti pubblici, sono abbastanza spesso migliori cristiani, nel loro pensiero originario e nei loro atti privati, dei cristiani di professione. Ma le Chiese distinguono necessariamente i loro fedeli in base alle apparenze, il che è inevitabile; ne risultano strane composizioni. Strani pagani, strani cristiani.
Quello che la religione richiede − è perfettamente opposto a quello che richiede il mio stato mentale e fisico più favorevole. In particolare − Credere − (ad alcunché) senza necessità pratica −; Amare − come se si amasse a comando; Lodare − un'opera che può sembrare molto imperfetta; accettare intermediari per un rapporto essenzialmente privato; considerare essenziali parole che non hanno alcun senso.
Se un Dio ha fatto l'uomo perché fosse conforme all'uomo desiderato, raccomandato dalle diverse religioni, all'uomo ideale delle religioni più diffuse − al Giusto − questo Giusto manca delle caratteristiche più interessanti dell'uomo vero, fra le quali l'incredulità e l'audacia della mente, l'orgoglio.
Non ci sono misteri... C'è soltanto l'insufficienza di dati o della mente.
Le religioni, nella loro maggioranza, esigono la completa non utilizzazione dei poteri della mente − Così come si proibisce l'uso della mano sinistra nei duelli... ma incitano al contrario a porre domande artificiose.
Il sistema della religione non mi sembra interessante. Ed è questa l'obiezione più forte. Mi sembra troppo semplice nei punti che non trovo semplici, e troppo bizzarro e complicato su altri punti.
L'uomo vale che si disturbi un Dio per "crearlo"?
Come vuoi che, su cose invisibili, si creda a uomini che vediamo così male, o così ingenuamente istruiti su quelle visibili?
Mi hanno detto agnostico. Ma intendono: colui che crede che quel dato problema sia insolubile, mentre assai più spesso io dico: colui che crede che il problema non esista − non abbia senso.
O credente, ammetto che hai un "ideale", e il tuo lume nella tua foresta; pensi che io non abbia il mio? Ma mentre il tuo l'hai ricevuto e accettato senza quel severissimo esame che il problema merita, se ha qualche importanza; e mentre ti giunge dalla bocca altrui, bell'e fatto e articolato, il mio si forma nei miei tentativi − ed è inseparabile da essi, se addirittura non vi si confonde completamente. E' la ricerca il mio espediente, e non potrei trovare niente che valga di più della propria ricerca, compreso l'ideale da assegnarsi.
Credere agli dèi, è credere agli uomini che insegnano i nomi e gli attributi degli dèi e affermano la loro esistenza.
Non ho mai potuto credere che qualcuno credesse senza considerarlo inferiore.
Bisogna chiamare Mistero soltanto ciò che fa ritenere che qualcuno mantenga qualcosa allo stato di segreto, − rifiuto di dire, di spiegare, di rivelare −. ma non bisogna designare con questo nome quel che è nascosto soltanto perché manchiamo dei mezzi per conoscerlo o concepirlo − la luce, e quel che essa mostra, non è un mistero per il nato cieco.
Ciò che vi è di "divino" in noi (se c'è qualcosa di questo genere) è in fondo, contro Dio.
Vi sono credenze che sono sopravvivenze mantenute in vita con la respirazione artificiale. Hanno svolto il loro ruolo, e creato il bisogno. Ma il mondo è cambiato.
E' sorprendente che Dio si manifesti come Sfinge, − dica (attraverso voci che lo fanno parlare) "Sono o non sono? Indovina!".
Una domanda ha senso soltanto se presupponiamo quella classe di cose una delle quali sarebbe la risposta. Occorre che noi conosciamo questa classe per enunciare la domanda. Se non è così, la nostra domanda crea questa classe, e non è più una domanda, è una proposizione affermativa mascherata. Chi ha fatto il Mondo? Questa non è una domanda. È un dogma.
Affettività-Eros-Theta-Bios
Non esiste niente di meno simile a un journal intime (ciò a cui pensiamo quando usiamo le parole "diario", "quaderno" o "taccuino") dei Quaderni di Paul Valéry: essi costituiscono un documento unico nella letteratura francese - e probabilmente nella letteratura tout court -, un "grande laboratorio di segrete ricerche" in cui possiamo seguire, letteralmente giorno per giorno (l'autore vi si dedicava ogni mattina dalle quattro alle sette), una pura attività mentale che scrive se stessa - dietro la quale arde incessantemente il fuoco di una profonda esperienza interiore. In questo quinto volume vengono affrontati quegli aspetti della vita spirituale che il giovane Valéry aveva respinto bollandoli come irrazionali, ma che vediamo assumere un'importanza sempre maggiore a mano a mano che l'autore avanza nella maturità. In particolare, nei due capitoli centrali, Eros e Theta, dedicati all'amore e alla religione (ma anche in quello sull'affettività e nell'ultimo, in cui l'autore si interroga sulle necessità biologiche che regolano la nostra intera esistenza, inclusi i più complessi processi mentali), troviamo passi di stupefacente intensità, in cui ci viene rivelato a che punto Valéry fosse consapevole dell'intima tensione, della "inestinguibile inquietudine", come egli stesso ebbe a dire, che provocavano in lui le due esperienze più estreme: l'esperienza erotica e l'esperienza mistica.
Paul Valéry @Aforismario Aforismi da: Quaderni - Cattivi pensieri - Aforismi sulla religione: Le cose vaghe |
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