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Storia dell'Ateismo Età antica - Le origini
Introduzione - Età antica - '500 - '600 - '700 - '800 - '900
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VI sec. a.e.c. Il filosofo indiano Ajita Kesakambali, propone la prima concezione nota di materialismo ateo al mondo, secondo la quale tutti gli esseri alla loro morte si dissolvono nei loro elementi primari (terra, acqua, fuoco e vento) senza che null'altro resti di loro. Inoltre, secondo Kesakambali tutte le idee legate al trascendente sono menzogne che non possiedono alcuna corrispondenza con il reale.
ca. V sec. a.e.c. Il maestro spirituale indiano Sanjaya Belattiputra propone la prima concezione agnostica conosciuta della storia, non affermando né negando le questioni che andavano oltre l'esperienza umana, ritenendo che tutti gli argomenti fossero sostenibili con prove di ugual valore.
ca. 486 a.e.c. Muore Siddhārtha Gautama detto il Buddha (l'illuminato), grande maestro spirituale indiano la cui dottrina filosofico-religiosa, frutto di profonda meditazione e consapevolezza, non contempla in alcun modo l'esistenza di un dio.
ca. 475/465 a.e.c. Muore il filosofo greco Senofane di Colofone (ca. 570-475/65 a.e.c.), il quale, pur non negando l'esistenza della divinità, identificata con l'universo, propone una prima critica all'antropomorfismo religioso della sua epoca: "I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti, voce e figura come loro; ma se i buoi e i cavalli e i leoni avessero le mani, o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei, e simili ai buoii il bove, e farebbero loro dei corpi come quelli che ha ciascuno di loro. Gli Etiopi fanno i loro dèi camusi e neri, i Traci dicono che hanno occhi azzurri e capelli rossi".
Per opera dei filosofi greci Leucippo e Democrito, si sviluppa l'atomismo, prima grande concezione filosofica materialista dell'antichità in Occidente, secondo la quale la materia costituisce l'unica sostanza e l'unica causa di tutte le cose. Alla tradizionale interpretazione religiosa della realtà, si oppone per la prima volta un'interpretazione naturalistica, che vede l'universo infinito ed eterno, non creato e non ordinato da un'intelligenza divina, ma frutto del "caso e della necessità". In tale contesto, la religione è vista come una costruzione umana nata dal terrore e dallo smarrimento dinanzi alle forze della natura. Con l'avvento del cristianesimo, l'atomismo verrà praticamente censurato in quanto filosofia atea per eccellenza, e sarà riscoperto soltanto in età moderna.
432 a.e.c. Ad Atene, al fine di arginare il fiorire di concezioni filosofiche in contrasto con la tradizione religiosa, viene emanato un decreto su proposta dell'indovino Diopite, secondo cui poteva essere chiamato in giudizio chiunque non rispettasse le cose divine o esponesse teorie sui fenomeni celesti. Tale decreto legittimò una lunga serie di processi istituiti per empietà o ateismo contro quei filosofi che con le loro speculazioni filosofiche mostravano di non riconoscere o persino negare gli dèi della pólis e che con le loro interpretazioni razionali della natura – e dei fenomeni celesti in particolare – screditavano il prestigio degli indovini ed il valore delle loro pratiche divinatorie.
432 a.e.c. Viene istituito il primo processo per empietà in base al decreto di Diopite contro il filosofo Anassagora di Clazomene, autore di Sulla natura, che per sfuggire ad una sicura condanna è costretto ad espatriare. L'accusa principale mossagli contro è quella di non riconoscere la divinità dei corpi celesti e l'origine divina dei fenomeni naturali, avendo affermato, ad esempio, che il sole è un'enorme massa infuocata, che la luna è abitata, che i tuoni sono dovuti all'urto delle nubi, i lampi al loro attrito, ecc.
415 a.e.c. Il filosofo Protagora è condannato per empietà e costretto all'esilio. Nel suo Trattato degli dèi compare la prima affermazione filosofica di agnosticismo religioso in Occidente: "Riguardo agli dei, non ho la possibilità di accertare né che sono, né che non sono, opponendosi a ciò molte cose: l'oscurità dell'argomento e la limitatezza della vita umana". Secondo quanto riferisce Diogene Laerzio nel suo Vite dei filosofi, tutte le copie dei libri di Protagora furono sequestrate e bruciate nella piazza del mercato.
415 a.e.c. Il filosofo Diagora di Melo, soprannominato "l'Ateo" da Teodoro di Cirene, è condannato a morte per empietà a causa del suo atteggiamento irriverente nei confronti delle credenze religiose e in quanto negatore della provvidenza divina. Essendo riuscito a fuggire, viene posta una taglia sulla sua testa e tutti i suoi scritti vengono distrutti.
403 a.e.c. Muore il politico e scrittore greco Crizia. Gli è attribuito il dramma satirico Sisifo, in cui vi è una spiegazione "politica" dell'origine della religione: i governanti avrebbero inventato gli dèi per indurre i loro sudditi a credere vi fossero divinità invisibili capaci di conoscere e punire coloro che avessero infranto le leggi di nascosto. Gli dèi costituirebbero, dunque, un sistema di controllo e di dominio delle coscienze.
399 a.e.c. Il filosofo greco Socrate (469-399 a.e.c.) è processato e condannato a morte per empietà; l'accusa ufficiale, dietro la quale si nascondono anche motivazioni di carattere politico, è quella "di non riconoscere gli dèi che la città riconosce e di introdurre altre nuove divinità; ed è colpevole anche di corrompere i giovani".
ca. 395 a.e.c. Muore il filosofo greco Prodico di Ceo (ca. 465-395); nel suo trattato sulle Ore fornisce un'interpretazione utilitaristica della religione: "Il sole e la luna e i fiumi e le fonti e in genere tutto ciò che giova alla nostra vita, gli antichi li chiamavano dei per la loro utilità, come gli Egiziani fanno per il Nilo, e per questo il pane fu chiamato Demetra, e il vino Dioniso, e l'acqua Poseidone, e il fuoco Efesto e così ciascuna cosa che ci è utile".
Muore il medico greco Ippocrate di Cos (ca. 460-370 a.e.c.), tra i primi ad introdurre una concezione ed una pratica naturalistiche della medicina, in contrapposizione alla tradizione magico-religiosa che tendeva ad attribuire alle varie patologie un'origine divina, la cui terapia era affidata ai sacerdoti. Esemplare è il testo di medicina ippocratica dedicato all'epilessia, Il male sacro: "Per nulla – mi sembra – è più divino delle altre malattie o più sacro, ma ha struttura naturale e cause razionali: gli uomini tuttavia lo ritennero in qualche modo opera divina per inesperienza e stupore, giacché per nessun verso somiglia alle altre. E tale carattere divino viene confermato per la difficoltà che essi hanno a comprenderlo... In verità io ritengo che i primi a conferire un carattere sacro a questa malattia siano stati uomini quali ancora oggi ve ne sono, maghi e purificatori e ciarlatani e impostori, tutti che pretendono d'essere estremamente devoti e di veder più lontano. Costoro dunque presero il divino a riparo e pretesto della propria sprovvedutezza – giacché non sapevano con quale terapia potessero dar giovamento –, e affinché la propria totale ignoranza non fosse manifesta, asserirono che questo male era sacro... A me dunque questa malattia non pare affatto esser più divina delle altre, bensì ha una base naturale comune a tutte, e una causa razionale dalla quale ciascuna dipende: di fatto responsabile di questo male è il cervello, come anche delle altre malattie più importanti...".
353/350 a.e.c. Il filosofo greco Platone (427-347 a.e.c.) compone le Leggi, dialogo dedicato alla politica e allo stato ideale, in cui la religione possiede un ruolo fondamentale per la coesione sociale e la stabilità politica. Pertanto, l'ateismo e l'empietà costituiscono veri e propri crimini per i quali Platone prevede condanne assai severe. In particolare, nel X libro delle Leggi, che costituisce il maggior esempio di intolleranza ideologico-religiosa dell'antichità, Platone propone per i semplici atei una carcerazione in completo isolamento di almeno cinque anni e la condanna a morte in caso di recidiva; per gli atei dissoluti, la reclusione a vita in totale isolamento. Il "divino", o meglio, "l'orrendo" Platone, anticipando di diversi secoli l'inquisizione e i campi di concentramento, può essere a buon diritto considerato il padre del fanatismo e dell'intolleranza religiosa.
ca. 317/307 a.e.c. Il filosofo greco Teodoro di Cirene, detto l’Ateo, viene espulso dalla città di Atene per aver negato gli dèi. Gli si attribuisce l'opera Sugli dèi, andata perduta.
Il filosofo greco Epicuro (341-270 a.e.c.) apre ad Atene la sua scuola (il Giardino), improntata su di una filosofia materialistica ed edonistica. Pur affermando l'esistenza degli dèi, Epicuro nega, in un certo senso, la religione, in quanto considera le divinità completamente disinteressate alle vicende umane; per cui tutte quelle pratiche (sacrifici, preghiere, ecc.) e quelle credenze religiose (come felicità o punizioni ultraterrene) che fanno riferimento ad un presunto legame degli umani con la divinità non sono che superstizione. Oltre a ciò, Epicuro afferma anche l'esistenza dell'anima, ma come "sostanza materiale" che non può sussistere separatamente dal corpo e che con esso perisce. Infine, per Epicuro l'universo non è generato da un'intelligenza superiore ed è privo di qualsiasi ordine e meta. Per tutte queste concezioni, l'epicureismo sarà aspramente criticato dal pensiero cristiano, ed il termine stesso "epicurèo" è usato ancora oggi in senso dispregiativo per designare chi si mostra distante dai valori religiosi e basa la sua condotta di vita sulla ricerca del piacere.
280 a.e.c. Il filosofo e mitografo Evemero compone Sacra iscrizione, in cui fornisce una spiegazione razionale dell'origine degli dèi, considerati grandi uomini del passato dotati di grande forza ed intelligenza a cui, dopo la loro morte, sono stati tributati onori divini.
ca. 90/55 a.e.c. Il poeta e filosofo latino Tito Lucrezio Caro (ca.98-55 a.e.c.) compone Sulla natura delle cose (De rerum natura) poema filosofico-didascalico caratterizzato da un'esaltazione della dottrina epicurea e del valore della ragione in contrapposizione alla superstizione religiosa, considerata una delle peggiori fonti di male dell'umanità: "Tantum religio potuit suadere malorum" (A tali misfatti poté indurre la religione).
ca. 120/190 e.c. Lo scrittore e retore greco di origine siriana Luciano di Samosata compone diverse opere di satira religiosa: Dialoghi degli dei, Dialoghi marini, Zeus confutato, Zeus tragedo, ecc. in cui i pregiudizi religiosi e le divinità stesse sono messi in ridicolo.
415 e.c. Una delle più grandi figure femminili della storia della filosofia e della scienza antiche, Ipazia di Alessandria, viene barbaramente trucidata dai cristiani in quanto pagana. Oggi è ricordata come una martire del libero pensiero.
L'umanista e filologo italiano Lorenzo Valla (1405-1457), scrive l'opuscolo La donazione di Costantino, erroneamente creduta e finta, in cui con argomentazioni di carattere storico e filologico dimostra in modo inequivocabile la falsità della Donazione di Costantino, documento apocrifo in cui si attestava che l'imperatore Costantino in persona aveva emesso nel 324 un editto col quale concedeva alla chiesa cattolica il possesso dell'intero territorio dell'Impero romano. Grazie a questo documento, il papato poté giustificare per secoli anche giuridicamente la propria aspirazione al predominio politico universale. L'opuscolo di Lorenzo Valla poté essere pubblicato soltanto nel 1517, ma la chiesa cattolica continuò per diversi secoli a sostenere l'autenticità del documento della Donazione di Costantino, che oggi viene attribuito ad un monaco bizantino e fatto risalire ad un periodo compreso tra il VIII ed il IX secolo.
Note: a.e.c. = "avanti era corrente", locuzione usata al posto della cristianocentrica a.C. "avanti Cristo".
Vedi anche: Citazioni ateistiche dell'antichità
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