L'uccelletto in chiesa o Er passero ferito

 

 

L'uccelletto

in chiesa

Poesie ateistiche e anticlericali @Ateosofia

 

 

 


 

Andrea Bocelli - L'uccelleto in chiesa Ascolta la divertentissima interpretazione di Andrea Bocelli de "L'uccelletto in chiesa" del 2006 a Viva Radio2 (programma radiofonico diretto da Fiorello, Marco Baldini e Enrico Cremonesi).

 

L'uccelletto in chiesa

(Traduzione italiana della poesia in romanesco "Er passero ferito",

del poeta Natale Polci, comunemente attribuita a Trilussa).

 

Era d'agosto e un povero uccelletto
ferito dai pallini di un moschetto
andò a posarsi con un'ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.

 

Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l'animale,
ma, pressato da molti peccatori
che volevan pentirsi degli errori,
richiuse le tendine immantinente
e si rimise a confessar la gente.

 

Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
ogni fedele diceva le preghiere
una donna, notato l'uccelletto,
lo pose al caldo mettendolo nel petto.

 

A un tratto un improvviso cinguettìo
ruppe il silenzio nel tempio di Dio.
Rise qualcuno e il prete, a quel rumore,
il ruolo abbandonò di confessore,
s'arrampicò sul pulpito veloce
e di lassù gridò ad altra voce:
"Fratelli, chi ha l'uccelletto, per favore,
vada fuori della chiesa del Signore".

I maschi, un po' stupiti a tal parole,
lesti si accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
"Fermi!" - gridò - "mi sono espresso male,
rientrate tutti e statemi a sentire:
solo chi ha preso l'uccelletto deve uscire".

A testa bassa e la corona in mano
cento donne s'alzarono pian piano,
ma mentre s'affrettavan di buon ora
il prete le gridò "Ho sbagliato ancora,
rientrate tutte quante figlie amate,
ch'io non volevo dire quel che pensate".

E riprese: "Già dissi e torno a dire,
solo chi ha preso l'uccelletto deve uscire,
ma mi rivolgo a voce chiara e estesa
solo a chi ha preso l'uccelletto in chiesa".

A tal parole, nello stesso istante,
le monache si alzaron tutte quante,
quindi, col viso pieno di rossore,
lasciarono la chiesa del Signore.

"Santa Vergine!" - esclamò il buon prete -
"Sorelle, su rientrate, state quiete,
perché voglio concluder, sissignori,
la serie degli equivoci e di errori,
perciò, senza rumore, piano piano,
esca soltanto chi ha l'uccelletto in mano".

Una fanciulla che col fidanzato
era nascosta in un angolo appartato
dentro una cappella laterale,
poco mancò che si sentisse male,
quindi gli sussurrò col viso smorto:
"Te lo dicevo, hai visto, se n'è accorto!".

 

Er passero ferito

Natale Polci

 

Era d‘Agosto. Un povero uccelletto,

ferito da la fionna d’un maschietto,
s’agnede a riposà co ‘n’ala offesa,

su la finestra aperta d’una chiesa.

 

Da le tendine der confessionale,

un prete intese e vidde l’animale,
ma dato che lì fori, c’ereno nun so quanti peccatori,
richiuse le tendine espressamente,

e se rimise a confessà la gente.

 

Ma mentre che la massa de persone,

diceva l’orazzione
senza guardà pe’ gnente l’ucelletto,

‘n omo lo prese e se lo mise in petto…

 

Allora ne la chiesa se sentì,

un lungo cinguettìo: cì-cì, cì-cì…
Er prete, risentendo l’animale, lasciò er confessionale,
poi, nero nero peggio de la pece,

s’arampicò sur purpito e lì fece:

 

"Fratelli, chi ha l’ucello per favore

vada fora dar Tempio der Signore!".
Li maschi, tutti quanti in una vorta,

partirono p’annà verso la porta,

 

ma er prete, a que lo sbajo madornale:

"Fermi!", strillò "che me so espresso male…
Tornate indietro e stateme a sentì:

qua, chi ha preso l’ucello deve uscì!".

 

A testa bassa e la corona in mano,

cento donne s’arzorno piano piano.
Ma mentre se ‘n’annaveno de fora,

er prete ristrillò: "Ho sbajato ancora!".

 

Rientrate tutte quante fije amate,

ch’io nun volevo dì quer che pensate.
Io v’ho già detto e ve ritorno a dì,

che chi ha preso l’ucello deve uscì,

 

ma io lo dico a voce chiara e stesa,

a chi l’ucello l’abbia preso in chiesa!".
In quello stesso istante,

le moniche s’arzorno tutte quante,

 

eppoi, cor viso pieno de rossore,

lasciarono la casa der Signore.

 

(Versi conclusivi aggiunti successivamente da un anonimo):

 

Er prete co’ la faccia imbambolata,

capì che aveva detto ‘na cazzata
e sentenziò: "Rientrate piano piano…

sorta chi adesso cià l’ucello in mano!".

 

Una ragazza che cor fidanzato,

stava co’ lui a sede sur sagrato,
disse impaurita, cor visetto smorto:

"Che te dicevo? A stronzo! Se n’è accorto!".

 

Ma quello che nessuno ha mai capito

è perché pure er chirichetto

s'è arzato e se n’è ito.

 


 

   

 

Catechismo anticlericale per credenti e laici Catechismo anticlericale per credenti e laici
Autore Aldo
Colonna
Editore Castelvecchi, 2008

Se credete in un essere superiore e volete ben condurre la vostra vita, i preti e le loro malefatte sono i vostri primi nemici. È vero che esistono, poi, preti in gamba, missionari, valenti parroci che combattono da soli situazioni difficilissime, ma la Chiesa è e resta un ' freno al progresso culturale, interferisce nella politica, nella ricerca scientifica, nella scuola, nella nostra vita privata. Salvo poi "chiedere scusa" a scienziati e liberi pensatori, magari con tre secoli di ritardo. Dalla Sacra Rota alla speculazione finanziaria, dalle coperture assurde dello scandalo sui preti pedofili a certe strane collusioni con i poteri occulti, le alte gerarchie ecclesiali fanno da sempre un solo interesse: il loro.

 

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Vedi anche: Trilussa - Er battesimo còr vino de Frascati

 

 
 

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