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Bartolomeo da San Concordio San Concordio 1262-1347 frate domenicano Aforismi e aforisti - Aforismario |
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Elogio della brevità Bartolomeo da San Concordio (1262-1347), frate domenicano, è noto per aver scritto una raccolta di sentenze di autori classici e religiosi, il De documentis antiquorum, che egli stesso poi tradusse dal latino negli Ammaestramenti degli antichi (1305 ca.). In uno dei tanti capitoli in cui è suddivisa l'opera, Che 'l dire breve è migliore che 'l lungo, Bartolomeo tesse un vero e proprio elogio della brevità – caratteristica fondamentale dell'aforisma – in sette precetti alternati da alcune citazioni che li sorreggono e li avvalorano.
Sette sono le cagioni per le quali è meglio lo parlare brieve che il lungo - La prima è perché 'l parlare brieve suole fare più desiderio, e 'l parlare lungo suole fare rincrescimento. Gregorio, in Homilia. Poche cose diremo e forse che gioveranno più, però che le vivande che sono meno bastevoli più desiderosamente sono prese. Gregorio, sopra l'Ezechiele. Se a colui che non può portare molte cose le patole del conforto ovvero dell'ammonimento noi lungamente stendiamo, a fastidio cercheremo lo nostro uditore. Ugo, nel terzo Didascalicon. Grande
temperamento si dee usare, a ciò che quello che è ordinato a
nutricare l'anima non si prenda in tal modo che l'affoghi. Tullio, nel primo della Vecchia Rettorica. Spesse volte la cosa non s'intende per la sua lunghezza più che per altra oscurità. Aristotile, in Poetria. Lo lungo dire è cosa di più malagevole intendimento.
- La terza, però che le brievi cose meglio si tengono a mente. Grogorio, sopra Ezechiele. Se ad un tratto le parole del conforto multiplicatamente si dicono, quelli che molte cose ritenere non possono, tutte quante insieme le perdono. Pietro Blesense. Imperò che fraile è la memoria e non basta alla moltitudiine delle cose, grandemente mi pare che 'nsegnasse bene a ciascun dottore quegli che disse: Ciò che tu comandi o insegni, di' brieve a ciò che le cose che sono tosto dette, gli animi ricevano e fedelmente ritengano. Ogni soperchio del petto si versa. E le dette parole sono versi d'Orazio, nella Poetria. Verso. Spesso nuoce chi molto insegna però che malagevolmente si tengono, ma molto ben si cuoce ciò che si prende, quando s'insegna poche cose.
- La quarta, imperò che le brievi cose talora più muovono. Seneca, a Lucillo. Le poche parole più tosto entrano e accostansi; onde non avemo uopo di molte parole, ma di efficaci; a modo di semenza si debbono spargere, la quale avvegna che sia poca, se viene in buono luogo, multiplica sua virtù e di menoma grandissima diventa.
- La quinta, però che comprendere il fatto con brevi parole è segno di savio; onde in lode d'una reina Cassiodoro, Epistolarun libro decimo: In poche sue parole si conchiude infinito senno. Seneca, a Lucillo. Proprio è di grande maestro comprendere un grande fatto in poche parole. NÈ proverbii de' filosofi. Focione diceva che quegli era ottimo dicitore, che molte cose dicesse in poche parole.
- La sesta, imperò che spesso addiviene che dire molte cose spezialmente che non pertengono al fatto, fanno poi meno valere l'utili. Ugo, ne terzo Didascalicon. Non dovemo dire ogni cosa che dire potemo, a ciò che non disutilemente diciamo quelle che dire dovemo. Seneca, tertio Declamationum. Io non meno mi guardo di dire le cose soperchie che di dire quelle che a me sono contrarie. Nel Codico, libro primo. Molto è più utile poche cose e buone dire, che di molte disutili gravare altrui.
- La settimana è perché comunemente lo brieve dire è più accettevole; onde si suole dire: Gli uomini al tempo d'oggi di brevità son vaghi.
Vedi anche gli aforismi di: Marco Aurelio - Ippocrate
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