Camillo Sbarbaro

 

 

Camillo Sbarbaro

Santa Margherita Ligure 1888 – Savona 1967

Poeta, scrittore e aforista italiano

Fuochi fatui, 1956-1967

Aforismi e aforisti - Aforismario

 

 


1916-1918

 

Nulla stringe il cuore come la contentezza dei miseri.

 

Non vedo felicità di cui, perché sia, non tocchi contentarsi.

 

Chi ti loda si incensa.

 

Rimandare, di poco che sia, è giocare d'azzardo.

 

Solo ciò che non si paga costa.

 

1940-1945

 

La saggezza dei proverbi sta nel contraddirsi.

 

Nella vita come in tram quando ti siedi è il capolinea.

 

Matrimonio o l'amore in conserva.

 

Radicchio o bistecca, viviamo della morte degli altri.

 

Tutti i momenti possiamo morire ma, in ogni caso, non prima di domani.

 

Si avanza nel buoi a tentoni sin dove, invano prevista, s'apre sotto i piedi la botola.

 

Si potesse nella vita tenere il passo del vero camminatore: lo stesso in discesa che in salita.

 

La vita ha bisogno d'un alibi: quello dell'aldilà, quello dell'arte... Se non altro, dell'alibi della prole. A sé la vita non basta.

 

Peccati? ci avrebbe dunque fatti come siamo perché fossimo diversi?

 

Poesia, altro vizio solitario.

 

Amico è con chi puoi stare in silenzio.

 

È uno qualunque; ma al suo primo passo una madre gioì, una donna gli tremò tra le braccia, un figlio lo piangerà. Nessuno può avere di più. 

 


   

 

L' opera in versi e in prosaL' opera in versi e in prosa
Poesie - Trucioli - Fuochi fatui

Cartoline in franchigia - Versioni
Autore: Camillo Sbarbaro
Curatori: Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller
Editore: Garzanti Libri, 1999

 

Quando nel 1985 apparve la prima edizione di questo "tutto Sbarbaro" a cura di Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller, l'eco critica fu viva: l'opera poetica sbarbariana, che si poteva finalmente esaminare nel suo insieme, si confermava tra le fondamentali del Novecento. Aveva visto giusto Boine quando dalle colonne de "La Riviera ligure" aveva salutato in "Pianissimo" "una di quelle poesie su cui i letterari non sanno né possono dissertare a lungo, ma di cui si ricorderanno gli uomini nella vita loro per i millenni". Dopo Boine per i versi, fu Montale a giudicare nel 1920 la prosa di Sbarbaro nei "Trucioli", quel suo stile "di timbro inimitabile che si fa intendere anche attraverso il coro di cento altre voci".

 

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