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Cesare Pavese Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950
Il mestiere di vivere (1940/50) Aforismi e aforisti - Aforismario |
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"Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più".
Il mestiere di vivere, 1935/1950 (postumo, 1952) Aforismi dal 1940 al 1950 - pag. precedente: Aforismi dal 1935 al 1939
1940 In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla propria vita.
Finché ci sarà qualcuno odiato, sconosciuto, ignorato, nella vita ci sarà qualcosa da fare: avvicinare costui.
Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.
L'amore ha la virtù di denudare non i due amanti l'uno di fronte all'altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.
Le cose si ottengono quando non si desiderano più.
La strategia amorosa si sa adoperare soltanto quando non si è innamorati.
La forza dell'indifferenza! − È quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni di anni.
1941 Nessuna donna fa un matrimonio d'interesse: tutte hanno l'accortezza, prima di sposare un milionario, d'innamorarsene
1944 La ricchezza della vita è fatta di ricordi, dimenticati.
1945 Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
1946 Non c'è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso.
Pensa male, non ti sbaglierai.
Sono un popolo nemico, le donne, come il popolo tedesco.
Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
1947 Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi.
1948 Non è che accadono a ciascuno cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso – vale a dire, un destino.
Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.
Chiodo scaccia chiodo. Ma quattro chiodi fanno una croce.
I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece di sadismo.
Iniziato il 6 ottobre 1935 durante i giorni del confino politico, "Il mestiere di vivere" accompagna Cesare Pavese fino al 18 agosto 1950, nove giorni prima della sua morte, e diventa a poco a poco il luogo cui affidare i pensieri sul proprio mondo di scrittore e di uomo e, soprattutto, le confessioni ultime su quei drammi intimi che laceravano la sua esistenza. Amaro, disperato, violento, ironico, raramente sereno, Pavese consegna al lettore una meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale; e allo stesso tempo, pagina dopo pagina, testimonia con lucidità l'evoluzione di un personale mestiere di vivere.
di Cesare Pavese vedi anche: Il mestiere di vivere: Aforismi dal 1935 al 1939 - L'arte di essere solo
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