Quando il cielo
plumbeo e
basso grava come un coperchio
sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni,
e abbracciando l'intero cerchio dell'orizzonte
versa in noi
un giorno nero più triste della notte;
quando la terra è mutata in un'umida prigione,
dove la Speranza, come un pipistrello,
va battendo contro i muri la sua timida ala
e picchia la testa su soffitti marci;
quando la pioggia spandendo le sue immense strisce
imita le sbarre di un'enorme prigione,
e un popolo muto d'infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
delle campane all'improvviso sobbalzano con furia
e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso,
come spiriti erranti e senza patria
che si mettono a gemere ostinatamente.
− E lunghi
funebri
cortei, senza
tamburi né
musica,
sfilano lentamente nella mia anima;
la Speranza,
vinta, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica,
pianta sul mio cranio inclinato il suo nero vessillo.
Traduzione dal francese di
Giovanni Soriano
Spleen
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.
− Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
I
fiori del male
Testo francese a fronte
Autore Charles Baudelaire
Curatore A. Bertolucci
Editore Garzanti Libri, 2008
La noia, lo spleen, non sono
atteggiamenti snobistici o estetizzanti, ma simboli esatti e spaventosamente
sinceri della condizione esistenziale di un uomo profondamente attaccato alla
vita, che tuttavia non ha potuto né voluto sottrarsi alla certezza di essere un
escluso, un disadattato, un oggetto di incomprensione e di scherno.
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