Charles Bukowski

 

Charles Bukowski

Andernach 1920 - San Pedro 1994

Poeta e scrittore statunitense

di origine tedesca

Il capitano è fuori a pranzo

Aforismi e citazioni - Aforismario

 

 

Il capitano è fuori a pranzo


The Captain Is Out to Lunch and the Sailors Have Taken Over the Ship, 1998

 

"Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro

e riprenderla al volo".

 

Ho avuto un'esistenza strampalata e disordinata, in buona parte terribile, assolutamente ingrata. Ma credo che sia il modo in cui mi sono trascinato in mezzo alla merda a fare la differenza.

 

Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene, ora si divora da solo.

 

Il miglior lettore e il miglior essere umano sono quelli che mi fanno la grazia della loro assenza.

 

Nella morte non c'è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore.

 

La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. Troppo presi a scopare, film, soldi, famiglia, scopare. Hanno la testa piena di ovatta. mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un po' dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro. Hanno il cervello imbottito di ovatta. Sono brutti, parlano male, camminano male. Gli suoni la grande musica dei secoli ma loro non sentono. Per molti la morte è una formalità. C'è rimasto ben poco che possa morire.

 

Tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! Non fosse che per questo dovremmo amarci tutti quanti e invece no, siamo schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla.

 

Nella prossima vita voglio essere un gatto. Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare. Starsene seduti a leccarsi il culo. Gli umani sono dei poveretti, rabbiosi e fissati.

 


 

 

 


 

Il capitano è fuori a pranzoIl capitano è fuori a pranzo
Autore Charles Bukowski
Traduttore A. Buzzi
Editore Feltrinelli, 2003

Un diario di vita che si snoda tra l'estate del 1991 e l'inverno del 1993, poco prima che Capitan Bukowski venga meno. Il tema è la morte, attesa senza rimorsi e con irriverenza perché la cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente non vive. Eppure c'è qualche rammarico: lasciare il mondo, lasciare la scrittura. Nei pensieri del suo diario di bordo, il Capitano ne ha per tutti: filosofi, poeti, giornalisti, fotografi, musicisti, poliziotti e Hollywood intera. Salva la moglie che lo assiste, la musica di Mahler, il computer, medium ermetico che accudisce il flusso dei pensieri, le corse di cavalli.

 

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