Citazioni errate

 

Citazioni errate

Frasi trascritte e/o attribuite

in maniera erronea

 

Frasi, massime e detti - Aforismario

 

 


In questa pagina sono raccolte, man mano che vengono trovate o segnalate, le più note citazioni riportate in maniera errata o con falsa attribuzione. Per segnalare citazioni errate clicca qui. "Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare attribuita per il 99% a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein − e per il restante 1% a un altro autore sbagliato" (Aforismario).

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A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.

In inglese: "Sometimes a winner is just a dreamer who never gave up". Citazione attribuita di volta in volta a Nelson Mandela, Jim Morrison e Richard Bach, ma non esiste alcuna fonte che indichi con sicurezza che la frase sia dell'uno o dell'altro.

 

Al mondo di sicuro ci sono soltanto la morte e le tasse.

In inglese: "The only two certainties in life are death and taxes". La citazione, talmente nota da diventare proverbiale, è spesso attribuita a Mark Twain e a Benjamin Franklin, ma il primo ad averla scritta pare sia Christopher Bullock ne "The Cobler of Preston" (1716): "Tis impossible to be sure of any thing but Death and Taxes", "Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse".

 

Alla pazzia è affine il grande genio/ solo una sottile parete li divide.

Questa citazione è riportata da Arthur Schopenhauer ne "Il mondo come volontà e rappresentazione" attribuendola ad Alexander Pope. In realtà si tratta di due versi di John Dryden tratti da "Absalom and Achitophel" del 1681: "Great wits to madness sure are near allied, /And thin partitions do their bounds divide".

 

Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra.

Questa frase è spesso attribuita al giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela, ma, come egli stesso ha sempre ammesso, si tratta di una citazione del suo amico illusionista James Randi: "There is a distinct difference between having an open mind and having a hole in your head from which your brain leaks out" (Vi è una netta differenza tra l'avere una mente aperta e l'avere un buco in testa da cui il cervello esce fuori).

 

Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.

Questa battuta è generalmente attribuita (almeno in Italia) a Ettore Petrolini (1884 -1936), che pare l'abbia citata nei suoi spettacoli. Tuttavia, la paternità della frase spetta allo scrittore e umorista francese Alphonse Allais, che la pubblicò nei primi anni del '900 sulla rivista Le Sourire: "Bisogna prendere il denaro là dove si trova, vale a dire presso i poveri. D'accordissimo, non hanno molto denaro, ma sono in tanti". In lingua originale: "Il faut prendre l'argent là où il se trouve, c'est-à-dire chez les pauvres. Bon d'accord, ils n'ont pas beaucoup d'argent, mais il y a beaucoup de pauvres".

 

Calunniate, calunniate, qualcosa resterà.
Tale citazione è spesso attribuita a Voltaire o a Jean-Jacques Rousseau, ma in realtà è del filosofo inglese Francis Bacon; si trova, infatti, nel "De dignitate et augmentis scientiarum", testo in latino pubblicato nel 1623: "Sicut enim dici solet de calumnia, audacter calumniare, semper aliquid haeret". La frase si è probabilmente diffusa in Italia dal francese "Calomniez, calomniez; il en restera toujours quelque chose", pronunciata da uno dei personaggi (Don Basilio) della commedia "Il barbiere di Siviglia" (1775) di Pierre-Augustin de Beaumarchais, messa in musica nel 1816 da Gioacchino Rossini.

 

Caso è forse lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare.

Questa celebre frase (in francese: Le hasard, c'est peut-être le pseudonyme de Dieu, quand il ne veut pas signer) è universalmente attribuita ad Anatole France, che, secondo quanto si pensa comunemente, l'avrebbe scritta ne Il giardino di Epicuro (1895). In realtà la citazione non è di Anatole France, ma di Théophile Gautier: si trova, infatti, nella III lettera di Edgard Meilhan (pseudonimo di  Théophile Gautier) al Principe di Monbert in Mme Emile de Girardin, Théophile Gautier, Jules Sandeau, La Croix de Berny, del 1845.

È curioso notare, tuttavia, che ne Il giardino di Epicuro esiste una frase di Anatole France che è in qualche modo simile a questa più nota, e che forse ha generato la confusione degli autori: "Nella vita si deve tener conto del caso. Il caso, in fin dei conti, è Dio" (Il faut, dans la vie, faire la part du hasard. Le hasard, en définitive, c’est Dieu).

 

Che mangino della brioche!

Questa celebre frase è generalmente attribuita alla regina di Francia Maria Antonietta (1755-1793): "Qu'il mangent de la brioche!", che l'avrebbe pronunciata in risposta all'annuncio che al popolo mancasse il pane. Una frase simile, però, si trova ne "Le confessioni" di Jean-Jacques Rousseau, pubblicato postumo tra il 1782 e il 1789: "Disgraziatamente non sono mai riuscito a bere senza mangiare. Come procurarmi del pane? Mi era impossibile metterne da parte. Farne acquistare dai servi significava tradirmi, e quasi insultare il padrone di casa. Comprarne io stesso, non osai mai. Un signore elegante, la spada al fianco, entrare da un fornaio e comprare un pezzo di pane: era mai possibile? Mi ricordai infine il ripiego di una gran principessa, cui dicevano che ai contadini mancava il pane, e che replicò: "Mangino focaccine". Comprai focaccine".

 

Chi dice di combattere la dittatura dall'interno è già complice.

Questa frase è spesso attribuita erroneamente al presidente cileno Salvador Allende, ma in realtà gli è stata solo fatta pronunciare idealmente da Daniele Luttazzi nello spettacolo "Adenoidi" del 2003.

 

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

La frase è attribuita al giudice Paolo Borsellino, il quale l'avrà forse pronunciata pensando al passo del "Giulio Cesare" di William Shakespeare in cui si dice: "I vigliacchi muoiono molte volte innanzi di morire; mentre i coraggiosi provano il gusto della morte una volta sola". In inglese: "Cowards die many times before their deaths; / The valiant never taste of death but once".

 

Ci sono due cose che mi hanno sempre sorpreso: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini.

Questa frase è attribuita, almeno in Italia, allo scrittore e commediografo francese Tristan Bernard. Ma facendo una semplice ricerca su internet della frase in lingua originale francese, ci si accorgerà che essa è attribuita alla scrittrice francese Flora Tristan: Il y a deux choses qui m'ont toujours surprise : l'intelligence des animaux et la bestialité des hommes.

 

Conosci te stesso.

Antico motto greco spesso attribuito a Socrate, ma anche a Chilone, a Solone e a Talete. Secondo quanto riferisce Plutarco nelle "Opere morali, si tratta di un'iscrizione presente nell'architrave del tempio di Apollo a Delfi.

 

Credo perché è assurdo.

Questa locuzione, in latino: "Credo quia absurdum", è generalmente attribuita a Tertulliano, ma essa non si trova, almeno con queste precise parole, in alcuno dei suoi testi. Nel "De carne Christi" (ca. 210), Tertulliano scrive comunque una frase dal significato simile: "Credibile est, quia ineptum est", cioè: "È credibile, perché è infondato". La frase fu usata dai razionalisti tra XVII e il XVIII secolo per attaccare le assurdità dei dogmi cristiani.

 

Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.

Questa celebre citazione è attribuita molto comunemente a Voltaire; in realtà si tratta di una frase scritta da Stephen G. Tallentyre (pseudonimo della scrittrice Evelyn Beatrice Hall) in "The Friends of Voltaire" (Gli amici di Voltaire), biografia del filosofo pubblicata nel 1906: "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it".

 

Eppur si muove!

Non vi è alcuna prova che questa celebre frase sia stata pronunciata, come si ritiene generalmente, da Galileo Galilei al termine dell'abiura dell'eliocentrismo dinanzi al tribunale dell'Inquisizione (1633). Molto probabilmente la falsa attribuzione deriva da una ricostruzione del processo compiuta molti anni dopo dallo scrittore e critico letterario Giuseppe Baretti nella sua opera "The Italian Library" del 1757. Secondo la ricostruzione del Baretti, Galileo, subito dopo l'abiura, alzatosi in piedi, avrebbe battuto il piede sul pavimento mormorando: "E pur si muove!". La frase è riportata anche  in "Vita di Galileo" (1938/39), opera teatrale di Bertolt Brecht dedicata al grande scienziato italiano.

 

Fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente se riguardano il futuro.

In inglese: "Prediction is very difficult, especially about the future". Questa frase è spesso attribuita a Niels Bohr, ma non vi è alcuna prova documentabile in proposito. Alcuni, inoltre, attribuiscono la medesima citazione al vignettista danese Robert Storm Petersen o al poeta danese Piet Hein.

 

I cimiteri sono pieni di persone indispensabili.

Questa citazione (in francese: "Les cimetières sont remplis de gens irremplaçablesè") è attribuita ad Alphonse Allais e a Charles de Gaulle; in forma leggermente diversa, anche a Georges Clemenceau: "I cimiteri sono pieni di persone indispensabili, che sono state tutte sostituite" (Les cimetières sont pleins de gens irremplaçables, qui ont tous été remplacés). In ogni caso, le citazioni di questi autori si rifanno probabilmente al proverbio arabo: "I cimiteri sono pieni di persone che pensavano di essere indispensabili".

 

Il mondo senza Dio sarebbe una favola raccontata da un idiota in un accesso di furore.

Ecco un esempio di come la citazione di un grande autore possa essere rimaneggiata e utilizzata per i propri fini, contando magari sul fatto che su internet nessuno (o quasi) si prende la briga di controllarne l'esattezza. La citazione corretta è: "La vita è un'ombra che cammina, un povero attore / che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco / e poi non se ne sa più niente. È un racconto / narrato da un idiota, pieno di strepiti e furore, / significante niente", William Shakespeare, Macbeth: atto V, scena V, vv. 17-27.

 

Il potere logora chi non ce l'ha.

Questa frase è attribuita sia a Giulio Andreotti sia a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord. Di sicuro, però, non è stata coniata dal politico italiano, in quanto egli stesso riferisce di averla sentita dire da un suo amico (cfr. "Una "marcia" mancata", Concretezza, n. 12, 16 giugno 1959).

 

Io ho quel che ho donato.

Celebre motto di Gabriele D'Annunzio ripreso dal "De beneficiis" di Seneca in cui si cita un passo del poeta Rabirio.

 

L'importante non è vincere, ma partecipare.

Questa celebre motto di  Pierre de Coubertin (fondatore dei moderni Giochi olimpici) fu ripreso dal sermone di un vescovo della Pennsylvania (Ethelbert Talbot) pronunciato in occasione dei Giochi olimpici di Londra del 1908. Talbot, a sua volta, pare abbia parafrasato il pensiero di un filosofo greco: "L'importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente".

 

L'ottimista è un uomo che, senza una lira in tasca, ordina delle ostriche nella speranza di poterle pagare con la perla trovata.

Questa battuta è di solito attribuita all'attore Ugo Tognazzi (1922-1990), ma probabilmente è stata ripresa dallo scrittore e commediografo francese Tristan Bernard: "Il colmo dell'ottimismo è entrare in un grande ristorante e sperare nella perla che si troverà in un'ostrica per pagare il conto (Le comble de l'optimisme, c'est de rentrer dans un grand restaurant et compter sur la perle qu'on trouvera dans une huître pour payer la note).

 

L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero.

Questa citazione è spesso attribuita al fisico statunitense Robert Oppenheimer e, a volte, a Oscar Wilde. In realtà si trova ne "Lo stallone d'argento" (1926) dell'autore satirico americano James Branch Cabell: "L'ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili; il pessimista teme che possa essere vero (The optimist proclaims that we live in the best of all possible worlds; and the pessimist fears this is true).

 

La Bibbia insegna ad amare i nemici come gli amici, probabilmente perché sono gli stessi.

Questa citazione è spesso attribuita − ma solo in Italia − al grande regista Vittorio De Sica (1901-1974). In realtà la frase è dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), che la pubblicò sulla rivista "Illustrated London News" il 16 luglio 1910. La frase originale in inglese è la seguente: "The Bible tells us to love our neighbors, and also to love our enemies; probably because they are generally the same people": "La Bibbia ci esorta ad amare i nostri vicini così come i nostri nemici; probabilmente perché generalmente si tratta delle stesse persone".

 

La sfiga è un'amante fedele e non ti abbandona neanche quando sei nella merda.

Ecco un esempio di come su internet si possano stravolgere anche nel modo più incredibile le fonti di una citazione: su alcuni siti la frase sopra riportata (probabilmente di Paco D'Alcatraz) è attribuita nientemeno che a Ennio Flaiano [sic!].

 

La storia ha insegnato quanto quella favola riguardo a Cristo ci abbia giovato.

(In latino: "Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula"). Questa citazione è stata attribuita a Leone X (papa della Chiesa cattolica dal 1513 al 1521, spesso criticato per le caratteristiche mondane del suo pontificato), ma è un falso attribuitogli dallo scrittore antipapista inglese John Bale in "The Pageant of Popes"(1555).

 

Lei è un cretino, s'informi!

Questa celebre battuta di Totò viene spesso attribuita a un suo personaggio (Totò Scorcelletti) protagonista del film "Totò, Eva e il pennello proibito" (1959). In realtà tale battuta, almeno in questa forma, non si trova né in questo né in altri film di Totò. In "Totò, Eva e il pennello proibito", la battuta si trova all'interno di un dialogo tra Totò (pittore copista) e un suo collega:

Totò: "Come si permette di copiare la mia copia!".

Pittore: "Come copiare la sua copia; ma che sciocchezze! Ma scusi, se c'è l'originale perché dovrei copiare la sua copia?"

Totò: "O bella! Perché è un fesso!

Pittore: "Come ha detto scusi?... Dico... fesso m'ha chiamato?

Totò: "Sì sì, s'informi".

Altre battute simili a questa si trovano anche nei seguenti film: "Totò Le Mokò" (1949): "Lei è un cretino: si specchi, si convinca". Totòtarzan (1950): "Lei la faccia del cretino ce l'ha: s'informi".

 

O si pensa o si crede.

Questa citazione è comunemente attribuita ad Arthur Schopenhauer, in realtà si tratta del titolo dato da Anacleto Verrecchia a una raccolta di scritti di Schopenhauer sulla religione, pubblicata dalla Rizzoli nel 2000. Una frase di Schopenhauer che potrebbe aver ispirato Verrecchia nella coniazione del titolo è la seguente: "Non si possono servire due padroni: o la ragione o la Scrittura. Juste milieu, qui, vuol dire mettersi a sedere fra due sedie. O credere o filosofare!" (Parerga e Paralipomena, Della religione, Razionalismo).

 

Oggi ho telefonato all’Agnelli e gli ho detto: "Il mio posto di lavoro non si tocca!" Lui m’ha risposto: "E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo".

Questa battuta è spesso attribuita, erroneamente, ad Altan. In realtà è del vignettista satirico Angese, nome d'arte di Sergio Angeletti (Roma, 1947 - Perugia, 2008).

 

Più conosco gli uomini, più amo gli animali.

Questa celebre frase  (in inglese: The more I know men, the more I love animals; in francese: Plus je connais les hommes, plus j'aime les animaux) è attribuita a diversi autori (da Socrate a Platone, dall'immancabile Oscar Wilde a Brigitte Bardot; secondo alcune fonti, la frase sarebbe da attribuire a Federico II di Prussia (1712-1786). In realtà non v'è certezza sull'autore che per primo ha espresso questo pensiero. Una variazione di questa frase è attribuita a Madame de Sévigné: "Quanto più conosco gli uomini, tanto più amo i cani". Altre celebri variazioni sono quella di Totò in "Totò, Peppino e... la malafemmina" (1956): "Più conosco gli uomini, più amo le bestie"; e quella di Roberto Gervaso in "L'amore è eterno finché dura" (2004): "Più conosco gli uomini, più amo le donne".

 

Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto.

In inglese: "When people stop believing in God, they don't believe in nothing − they believe in anything". Questa citazione, attribuita a Gilbert Keith Chesterton, in realtà è frutto di un equivoco. Essa si trova, infatti, nel libro "The laughing prophet" (1937) di Emile Cammaerts, successivamente, ma fuori dalle virgolette, a una citazione di Chesterton tratta da "L'oracolo del cane" (1923), e che qualcuno, forse per sbaglio, ha interpretato e diffuso come fosse di Chesterton.

 

Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l'affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un'aiuola o del riscatto da una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo.

Questa lunga citazione è attribuita erroneamente a Ralph Waldo Emersone o a Robert Louis Stevenson; in realtà si tratta di una poesia di Bessie Anderson Stanley dal titolo "Successo" e pubblicata nel 1905 per un concorso organizzato dal "Brown Book Magazine", in cui si richiedeva di rispondere con meno di cento parole alla domanda: "Che cos'è il successo?": "He has achieved success who has lived well, laughed often, and loved much; / Who has enjoyed the trust of pure women, the respect of intelligent men and the love of little children; / Who has filled his niche and accomplished his task; / Who has never lacked appreciation of Earth's beauty or failed to express it; / Who has left the world better than he found it, / Whether an improved poppy, a perfect poem, or a rescued soul; / Who has always looked for the best in others and given them the best he had; / Whose life was an inspiration; / Whose memory a benediction".

 

Scrivere è necessario. Vivere non è necessario.

La frase (in portoghese: "Escrever é preciso; viver não é preciso") è attribuita comunemente a Fernando Pessoa, ma essa non compare in alcuna delle sue opere. Probabilmente si tratta di una parafrasi dell'aforisma "Navigare è necessario, vivere non è necessario", attribuito da Plutarco a Gneo Pompeo Magno  in "Vite parallele", e che Pessoa riporta  nella poesia "Navegar é Preciso" e ne "Il libro dell'inquietudine": "Noi ci siamo trovati in navigazione, senza avere idea del porto a cui approdare. E così abbiamo ripetuto, in una dolorosa versione, l'avventurosa formula degli argonauti: navigare è necessario, vivere non è necessario".

 

Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.

Questa celebre frase è attribuita, almeno in Italia, a Benito Mussolini, il quale, effettivamente, la pronunciò in un discorso del 7 aprile 1926. La paternità della frase spetta però al generale francese Henri du Vergier conte de la Rochejaquelein (1772-1794), che la pronunciò nella battaglia di Les Aubiers del 1793: "Io ho contro di me la mia giovinezza e la mia inesperienza; ma ardo già di rendermi degno di comandarvi. Andiamo a cercare il nemico: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi!" (J'ai d'ailleurs contre moi et ma grande jeunesse et mon inexpérience; mais je brûle déjà de me rendre digne de vous commander. Allons chercher l'ennemi: si j'avance, suivez-moi, si je recule, tuez-moi, si je meurs, vengez-moi).

 

Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno perdendo, può darsi che tu non abbia afferrato la situazione.

Questa citazione (che è un po' la parodia del  celebre verso iniziale della poesia "Se" di Rudyard Kipling) è attribuita solitamente alla scrittrice statunitense Jean Kerr, e in effetti si trova nell'introduzione della sua raccolta di saggi umoristici: Per favore non mangiate le margherite (Please Don't Eat the Daisies, 1957). Ma leggendo la frase nel suo contesto originario, è evidente che l'autrice cita il pensiero di qualcun altro, anche se non specifica di chi. La frase completa, infatti, è: "Come qualcuno ha sottolineato di recente, se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno perdendo, può darsi che tu non abbia afferrato la situazione" (As someone pointed out recently, if you can keep your head when all about you are losing theirs, it's just possible you haven't grasped the situation.) Ma chi è il "misterioso" personaggio citato dalla Kerr? Dalle numerose attribuzioni che è possibile trovare sul web in lingua inglese, si potrebbe rispondere che la vera autrice della frase in oggetto è Rose Kennedy (madre del presidente degli Stati Uniti d'America John Kennedy), ma, purtroppo, sappiamo quanto poco ci si possa fidare delle varie attribuzioni prive di fonti sicure che si possono trovare sul web. 

 

Siate affamati, siate folli.

La citazione (in inglese: "Stay hungry, stay foolish”) è attribuita generalmente a Steve Jobs, il quale, in effetti, l'ha pronunciata durante un suo celebre discorso ai neo-laureati di Stanford nel 2005; ma proprio in quell'occasione Steve Jobs dichiarava di aver letto la frase nella rivista "The Whole Earth Catalog", creata da Stewart Brand nel 1968. In particolare, nell'ultima pagina dell'ultimo numero pubblicato nella metà degli anni '70, vi era una foto la cui didascalia era per l'appunto: "Siate affamati, siate folli".

 

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Questa celebre frase (in inglese: "Be the change you wish to see in the world") è comunemente attribuita a Gandhi, ma non esiste alcuna prova documentabile che egli l'abbia mai pronunciata. Probabilmente si tratta di una parafrasi della seguente citazione tratta dalla opere di Gandhi: "Tutte le tendenze presenti nel mondo esterno si trovano dentro di noi. Se potessimo cambiare noi stessi, anche le tendenze del mondo potrebbero cambiare".

 

Sono contrario ai rapporti prima del matrimonio perché fanno arrivare tardi alla cerimonia.

Questa battuta è attribuita sia ad Antonio Ricci (cfr. Gino e Michele, Matteo Molinari, "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano", Mondadori, 1997) sia a Woody Allen, ma non si hanno fonti sicure per attribuirla all'uno o all'altro.

 

Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla.

Questa nota citazione è generalmente attribuita a Edmund Burke, ma la frase non risulta in nessuna delle sue opere né vi è qualche prova che l'abbia riferita in qualche suo discorso.

 

Tutto scorre.

Citazione comunemente attribuita a Eraclito, ma non presente in alcuno dei suoi frammenti che ci sono pervenuti. La frase potrebbe essere una trascrizione tendente a riassumere l'idea che emerge da alcuni frammenti di Eraclito, come, ad esempio, i seguenti: "A chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove"; "Nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo; siamo e non siamo".

 

Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.

La frase è spesso attribuita ad Alcide De Gasperi, ma molto probabilmente egli la riprese dal predicatore statunitense James Paul Clarke: "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese" (A politician thinks of the next election; a statesman of the next generation. A politician looks for the success of his party; a statesman for that of the country), "Daily Gazette", 1870.

 

Vivi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai.

La paternità di questa citazione è attribuita erroneamente al politico Giorgio Almirante, che la utilizzò per numerosi manifesti del Movimento Sociale Italiano e come frase conclusiva di "Autobiografia di un fucilatore", pubblicata nel 1973: "Se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai". In realtà pare si tratti di una frase leggermente modificata dello scrittore e filosofo Julius Evola: "Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai". Questa frase è spesso confusa con citazioni molto simili attribuite ad altri noti personaggi: "Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire oggi" (Dream as if you'll live forever. Live as if you'll die today) attribuita a James Dean; oppure: "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre" (Live as if you were to die tomorrow. Learn as if you were to live forever) attribuita a Gandhi.

 

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te pianga.

Questa frase si trova in "Le cose che ho imparato nella vita", un testo molto diffuso su internet attribuito a Paulo Coelho. In realtà il testo pare non sia dello scrittore brasiliano e, in ogni caso, la citazione appartiene al poeta indiano Kabir (XV-XVI sec.).

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Metodi e tecniche della ricerca bibliografica Metodi e tecniche della ricerca bibliografica
Autore Piero Innocenti
Editore Vecchiarelli, 1999

Il volume parla dei principali nodi concettuali della bibliografia applicata, cercando di riportarli al loro quadro epistemiologico. Si propone così un modello di euristica della bibliografia descrittiva, con attenzione particolare alla problematica della citazione e della sua correttezza testuale, della gerarchia delle fonti autorevoli, primarie e secondarie, della elaborazione di una strategia di copertura progressiva o degressiva.

 

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