Definizione dell'aforisma

 

 

Definizione dell'aforisma

Evoluzione del termine "aforismo"

 

Scrittura aforistica - Aforismario

 

 


Il termine "aforisma" (o aforismo) deriva dal greco aphorismós, propriamente: "definizione", da aphorízein cioè "definire, delimitare, confinare", composto da apó che indica derivazione (da) e horízein "limitare" (stessa radice di "orizzonte"), e può essere definito come l'espressione in prosa di una profonda riflessione o di una rapida intuizione in maniera arguta e concisa.

Il termine "aforisma" è sempre più spesso usato impropriamente per indicare qualunque tipo di frase, presa isolatamente, che abbia la caratteristica di essere breve e più o meno arguta. A rigor di termini, bisognerebbe riservare il termine "aforisma" ai pensieri concisi creati in quanto tali dai loro autori, e designare col termine di "citazione" quei pensieri brevi che derivano da una estrapolazione da testi più ampi. Si veda a questo proposito la differenza tra aforisma e citazione.

Qui di seguito, alcune definizioni di "aforisma" tratte da autorevoli dizionari della lingua italiana:

 

Aforisma. Massima, sentenza, definizione che in brevi e succose parole riassume e racchiude il risultato di considerazioni, osservazioni, esperienze.

Vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli, Le Monnier, 2007

 

Aforisma. Breve massima enunciante una regola pratica o una norma di saggezza.

Dizionario Garzanti della lingua italiana, Garzanti, 1974

 

Aforisma. Proposizione che riassume in brevi e sentenziose parole il risultato di precedenti osservazioni o che, più genericamente, afferma una verità, una regola o una massima di vita pratica: gli a. della scuola medica salernitana; gli a. di R . Montecuccoli sull'arte della guerra; parlare per aforismi. Originariamente, Aforismi era il titolo di un'opera che raccoglieva i precetti medici di Ippocrate, sicché il termine indicò nel medioevo lo studio e la pratica della medicina (cfr. Dante, Par. XI, 4: “Chi dietro a iura e chi ad aforismi [o, secondo altra lezione, amforismi] Sen giva ...”).

Lingua e Linguaggi on-line, Treccani

 

Aforisma. Sentenza, massima: proposizione che esprime con concisa esattezza il frutto di una lunga esperienza (di vita, di osservazione, di analisi: e, in particolare, un precetto di medicina).

Grande dizionario della lingua italiana, UTET, 1980

 

Aforisma. Breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma icastica, lapidaria, talora anche paradossale.

Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Zanichelli, 2008

 

Nei seguenti dizionari, che risalgono a più di un secolo fa, il termine "aforisma" ancora non compare, essendo usato quello originario di "aforismo".

 

Aforismo. Massima o sentenza breve e precisa, frutto di lunga osservazione, che racchiude e definisce un largo concetto di idee.

Vocabolario Etimologico Pianigiani, 1907

 

Aforismo (o anforismo). Sentenza dottrinale, che determina in poche parole il precetto, il frutto di lunghe osservazioni, esperimenti, pensieri.

Dizionario della lingua italiana Tommaseo-Bellini, 1861/1879

 

Evoluzione del termine "aforisma" 


 

Dante AlighieriPrime testimonianze del termine "aforisma" in italiano si hanno nella forma al plurale (Aphorismi e amforismi) con Dante Alighieri, con riferimento al titolo dell'opera di Ippocrate, rispettivamente, nel Convivio (1304/1307), Trattato I, Cap. VIII:

 

"Dare cose non utili al prenditore pure è bene, in quanto colui che dà mostra almeno sé essere amico; ma non è perfetto bene, e così non è pronto: come quando uno cavaliere donasse ad uno medico uno scudo, e quando uno medico donasse a uno cavaliere scritti li Aphorismi d'Ipocràs". (Convivio).

 

e nella Divina Commedia (1304/21), Paradiso, Canto XI:

 

O insensata cura de' mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l'ali!

Chi dietro a iura e chi ad
amforismi
sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
e chi regnar per forza o per sofismi, [...]

 

Prime attestazioni del termine al singolare si hanno invece nel Vocabolista (1464/65) di Luigi Pulci con "anforismo". La forma in "ismo" (aforismo) è stata l'unica usata fino alla seconda metà dell'Ottocento, epoca in cui compaiono le prime attestazioni del termine in "isma" (aforisma), a cominciare dal racconto Gigia (1879) di Alfredo Oriani:

 

"L' aforisma della sapienza greca non è stato ancora smentito".

 

Entrambe le forme, aforismo e aforisma, sono coesistite fino alla prima metà del Novecento, finché quest'ultima non ha cominciato a prevalere sulla prima, specie dopo la sua comparsa in un passo del romanzo Trionfo della Morte (1894) di Gabriele D'Annunzio, con riferimento a Nietzsche:

 

"L'idea della evoluzione, dello scorrere perpetuo di tutte le cose, dell'infinita mutabilità cosmica – l'idea stessa della filosofia moderna – splende nel suo aforisma figurato".

 

Oggi il termine "aforismo" è usato sempre più di rado, e seppure resiste ancora, specie tra i critici letterari, probabilmente in futuro sarà completamente soppiantato – come peraltro è già successo per altre voci di origine greca in "ismo" – dal termine assai più comune "aforisma".

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Vedi anche: Storia dell'aforisma - Glossario aforistico - Caratteristiche dell'aforisma

 

 

 

 

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