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Francesco Chiari
Pisa 1668 - Venezia 1750 Cento aforismi fisico-medici in La medicina statica di Santorio Santorio, 1743 Aforismi e aforisti - Aforismario |
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AFORISMO I. Del conservare la sanità.
Colui che sta lungo tempo nel numero degli studenti, non sta troppo nel numero dei viventi.
II. Se starete lungi dall'ozio, e da Venere, starete lontano anche dal letto.
III. Se state bene non usate i rimedj degl'infermi.
IV. Se nel medicare non potete con sicurezza recar giovamento, siate almeno cauto di non inferir nocumento.
V. Non usare alcun medicamento bene spesso è l'ottima sorta di medicamento
VI. La virtù medicinale sta nelle erbe, ne' legni, nelle pietre, ne' minerali, negli animali. Voi ( se il vostro male sarà leggiero; senza molta difficoltà vi potrete medicare da per voi.
VII. Se state sano abbiatevi cara a fine di non ammalarvi; se poi siete gravemente infermo datevi a curare all'altrui parere: attesoche la vostra mente n'è altresì inferma.
VIII. La medicina moltiplice appena pochi ne conduce su la soglia della vecchiaia.
IX. Ogn'infermità per lo più trae la sua origine o da troppo vuotamento, o da troppa ripienezza.
X. Que' mali dunque che furono cagionati dalla ripienezza siano curati con l'evacuazione, e al contrario.
XI. Con la quiete e con l'astinenza si discacciano gagliardissimi mali.
XII. Alcune malattie trascurate talvolta ne vanno al meno di per sé .
Delle cose non naturali, e prima dell'Aria.
XIII. Niun'aria si è peggiore di quella che ha prodotta la malattia.
XIV. L'aria n'è il primo nutrimento dell'uomo, degli animali, delle piante.
XV. Le ingiurie dell'aria fuggitele quasi fossero di un nemico sdegnatissimo.
XVI. Respirare un'aria aperta, e sventolata, è cosa sanissima.
XVII. Le stanze non esposte ad un'aria che trapassi fuggitele come la peste.
XVIII. L'aria rinchiusa nelle viscere della terra n'è velenosa, e che ali' improvviso può soffogare: lo stesso dite de' sepolcri.
XIX. Il dormire in un luogo da ogni parte ferrato con del fuoco non è senza pericolo: e quanto più è gagliardo il calore, tanto si è peggio.
XX. A chi dorme in una stanza imbiancata di fresco, se quella sia chiusa, n'è male; se vi si aggiunga del fuoco, n'è peggio.
XXI. Dormire in un'aria odorosa non è bene: se gli odori sono buoni si è male; se sono cattivi, peggio.
XXII. Dormire dove sia stato un fuoco gagliardo non è cosa buona.
XXIII. Dormire colla testa e anche bocca coperta di modo che possa impedirsi la respirazione, si è cosa pessima.
XXIV. Dormire col corpo affatto nudo sebbene siano caldi grandi, si è nocevole
Del Cibo.
XXV. Che una persona sana possa vivere senza mangiare né bere per molti giorni supera la natura dell'uomo; la malattia poi non è così.
XXVI. Se taluno ogni giorno prenda un'oncia meno del bisogno di alimento, in progresso di tempo per necessità ne morrà dalla fame.
XXVII. Se alcuno si ciba giornalmente di un’oncia di più del bisogno, a lungo tempo o bisognerà che muoia alla fine, o almeno che si ammali.
XXVIII. De i cibi che sono nell'uso comune degli uomini, a titolo di salute non ne schivate alcuno, né a quello troppo siatene dietro; in tal guisa tutt'i cibi vi gioveranno, niuno saravvi nocevole
XXIX. Se oggi banchettate, domani astenetevi; se oggi avete digiunato, domani prendete alimento più copioso, e così starete sano.
XXX. Mangiare, o bere l'oro e le pietre preziose si è piuttosto pompa da ricco che di chi brami alimento.
XXXI. L'oro, e le gemme di gran prezzo lasciatele alle femmine, e a' giojellieri, non le usate per medicamenti.
XXXII. La prima digestione del cibo si fa nella bocca per mezzo della masticazione con l'opera della saliva.
XXXIII. Se siete sano, e proviate convulsioni, siate attinente nel mangiare sinattantoche ne svanisca la convulsione: stante che la sua cagione n'è la ripienezza.
XXXIV. Se dopo il cibo asciutto ne viene il singhiozzo, bevete: se viene dopo di aver copiosamente bevuto, mangiate.
XXXV. L'uso continuato delle cose dolci non e giovevole.
XXXVI. Che il miele, ed il zucchero, o le cose fatte con essi produchino j vermi, è falso.
XXXVII. Colui che beve yin puro in copia, bisogna che mangi meno: un' astemio può cibarsi con alimento più copiofo.
XXXVIII. Il vino generoso ribatte la forza purgante: onde si è molto utile negli scioglimenti di ventre .
XXXIX. Il vino puro, principalmente generoso preso per medicina a più cose si è giovevole.
XL. II vino è cordiale, contro veleni, rallegra e nutrisce, e quanto è più puro tanto maggiormente; l'acqua tutto al contrario.
XLI. Le bevande molto fredde sono cattive: le gelate, pessime.
XLII. Se bevete acqua sia ella della più leggiera, pura, non troppo fredda ancora ne' caldi grandi.
XLIII. I residui degli alimenti simili al fermento della pasta, e i sughi acidi, espressi dalle ghiandole del ventricolo, ne fanno la digestione nello stomaco.
Del veleno preso per bocca.
XLIV. Ingojata qualche cosa cattiva, o veleno immantinente fate ricordò al vomito.
XLIV. L'esofago e la bocca n'è la strada più corta per cacciar fuora quante può nuocere con la sua malignità. Se la natura vostra v'inclina ricorrete a' vomitivi; se non avete altro, olio, e vino puro bevuta in copia doverebbe sanarvi.
XLV. Ingojato il veleno, o cosa nociva, cosa opportuna si è far ricorso al vin generoso,
XLVI. Se lo stomaco sarà stato travagliato da vomito, l'uso moderato del vin puro si prova molto giovevole.
XLVII. Alcune cose sono velenose alle creature umane, e alle bestie no: altre tutto al contrario.
XLVIII. De' veleni altri son corrosivi: altri troppo scioglierti, o coagolanti la massa del sangue: altri vaporosi,che particolarmente ne vanno alla testa.
XLIX. De' veleni altri si prendono per bocca, o per di fuori s'introducono nel corpo: altri si generano nel corpo stesso.
L. Purgarsi col vomito moderato n'è al sommo giovevole tanto nella ripienezza di un sano, come in molte malattie.
LI. Il the, ed il caffè ha l'uso suo profittevole; ha però ancora l'abuso suo. L'uso moderato in tutte le cose n'è buono; conforme una cosa può giovare, può ancor nuocere.
LII. La Cioccolata presentemente n'è presso di noi fra le delizie, non è spogliata de' suoi giovamenti: ma dall'abuso, e dal beverne troppa convien guardarsi.
LIII. Il zucchero è un veleno per gl'infetti: sarebbe ancor per l'uomo qualor se ne facesse l'abuso con la quantità.
LIV. L'uso del Tabacco applicato a' nervi dell'odorato senza cagione alcuna è abuso, e con la sua velenosità nuoce a' medesimi nervi, e al cervello.
LV. Il Tabacco masticato senza giusto motivo non giova alla sanità, cerne forse neppur a' denti.
LVI. Un moto moderato non solamente si è giovevole, ma necessario per la sanità.
LVII. Con sudor moderato vi potete liberare da molti incomodi.
LVIII. Il sudor impedito, o l'impedita traspirazione reca disastri non leggieri.
LIX. Sudar conviene non troppo, attesoche nel moto un umidore della cute si è meglio assai che il sudor abbondante.
LX. Ciocche n'è senza di un vicendevole riposo non è durevole, senza il necessario dormire gli animali non posson vivere.
LXI. Se la vostra mente sia in perturbazione, e non possiate prender sonno, temete di cadere o in una malattia frenetica, o in pazzia: pertanto con qualche medicamento conciliatevi il sonno.
LXII. Ne il dormir supino, ne boccone è buon dormire , sì l'uno che l'altro è pericoloso, e nocivo alla respirazione.
LXIII. Se dormendo supino provate difficoltà di respiro, o vi paja d'aver sul petto una pietra; non vi prendete paura di spiriti maligni, attesoche altro non è che la circolazione del sanguo ritardata.
LXIV. Se in dormendo v'intrigano la mente sogni spaventevoli sono effetti naturali del temperamento, oppur della respirazione impedita.
LXV. Per mezzo de' sogni può venirsi nella cognizione degli umori che peccano, o abondano nel corpo; non già possono presagirsi le cose future.
Delle Evacuazioni.
LXVI. Le purghe d'ogn'anno, ì salassi annuali si usino da coloro, a'quali non basta l'animo di osservar astinenza, e sobrietà nel mangiar o nel bere.
LXVII. Le medicine semplici sono sempre migliori delle composte.
LXVIII. Nelle infermità da curarsi, qualor bastano cose semplici, astenetevi da cose composte.
LXIX. I purganti offendono lo stomaco; perciò se la necessità non vi stringe non vi curate di prenderli.
LXX. Gli Elettuarj, ed altri medicamenti comporti che siano caricati di tante droghe è cosa inutile, e forse dannosa.
LXXI. Il visitare gli escrementi degli ammalati una volta fu creduta cosa necessaria, dappoi superstiziosa; e se si fa troppo spesso, ridicola.
LXXII. I medicamenti soavi crediate certo esser migliori de' disgustevoli.
LXXIII. I purganti gagliardi anno in sé del velenoso, e della malignità; perciò convien astenersene quanto è possibile.
LXXIV. Niun purgante cava un'umore dal corpo per elezione; e dir questo ha del favoloso.
LXXV. Composizioni di troppa spesa, se avete senno, schivatele, per esser dannose alla borsa de' poveri infermi.
LXXVI. I medicinali che muovono nausea agl'infermi si tralascino, stanteche possono portar del pericolo .
LXXVII. Disputare, o dubitare del circolo del sangue si è fuperfluo.
LXXVIII. Senza sangue non si vive, ne questo può fermarsi affatto senza che ne venga la morte.
LXXIX. Il sangue si è il tesoro della vita; però non è da dissiparsi temerariamente.
LXXX. Aprir la vena talor è necessario, sovente utile, non sempre però n'è proficuo.
LXXXI. Potete alleggerirvi di sangue senz''aprir la vena: se coll'astinenza ogni giorno anelerete scemando un poco la massa del sangue.
LXXXII. Ne' mali di soffocazione, o di oppressione improvvisa, l'apertura della vena si è necessaria.
LXXXIII. Nell'aprir delle vene non siate troppo superstizioso: stante che dato il circolo del sangue da ogni vena, sgorga il sangue della stessa natura.
LXXXIV. I molto grassi anno meno sangue, e i vasi stretti: i magri anno i vasi più ampli, e in quelli più sangue racchiudono.
LXXXV. Nel salassare l'andar osservando i Segni del Zodiaco, i giorni della Luna, e altre simili cose con curiosità, son fantasie inutili.
LXXXVL Che si levi sangue col salasso ad una donna gravida, purché ve ne sia la moderazione, talor è necessario, ne porta pericolo dell'aborto.
LXXXVII. Se preme la necessità di aprir la vena si dee far subito senza tener conto se sia giorno, ed ora buona, o cattiva.
LXXXVIIL Che le femmine giovanette si ripurghino su la Luna nuova, le più attempate su la Luna vecchia, fu un falso detto degli antichi.
Del Pronostico. LXXXIX. Ne' mali dubbiosi, se direte che l'infermo certamente morirà, vi renderete un indovino ridicolo.
XC. Il polso talvolta testifica la verità , talvolta però è fallace.
XCI. I Polsi e le orine negl'ammalati sono certi segni coindicanti: non però tutto si ha da indovinar dalle orine, non tutto dal polso: ne in tutt' i mali ne corre la stessa parità.
Alcune cose spettanti al corpo animato.
XCII. Far notomia degli uomini vivi si è crudeltà, farla de' bruti per apprenderne la filosofia, è di necessità.
XCIII. Il cervello palpita, cioè si move con sistole, e diastole.
XCIV. Nel sangue si trovano come i semi di ciascune parti dell'animale; perciò la carne ritiene quello che alla carne appartiene; le ossa quel che si è dell'ossa, i nervi ciocche n'è proprio de'nervi ritengono per se. Quello che loro non appartiene repudiano, ed in un certo modo lasciano scorrer innanzi.
XCV. Che il latte sia portato alle poppe da' vasi chiliferi per una strada più breve, di quella del circolo del sangue, forse sarà tempo, in cui si crederà per cosa certa, e sicura.
XCVI. Ne' vecchi le cartilagini s'induriscono quasi come ossi perciò i movimenti de' vecchi si rendon più pigri.
XCVII. L'orina che si fa dopo di aver bevuto del vin generoso in breve spazio di tempo da indizio, che la tessitura delle parti di un vivo, siano molto differenti da quello che n'appariscono in un morto.
XCVIII. Ogni dolore si fa per necessità dalla soluzion del continuo.
XCIX. La linfa, cioè quella parte del sangue, che posta al fuoco si rassoda, è quella che fa la nutrizion delle parti.
C. Nel mal venereo quella linfa si coagola, stagna, si fa inetta alla nutrizione.
No © - Opera di pubblico dominio Fonte: La medicina statica di Santorio De' Santorj da Capo d'Istria pubblico professore nell'Universita di Padova. Divisa in sette sezioni: co' comentarj di Martin Lister medico inglese, e i canoni della medicina de' solidi di Giorgio Baglivi professore di medicina nello studio di Roma. Aggiuntivi gli aforismi d'Ippocrate, e i suoi presagj: nelle due lingue, latina ed italiana con molte altre cose che saranno notate nella pagina seguente. Idea, e fatica dell'abate Chiari da Pisa. In Venezia: appresso Domenico Occhi, 1743 Vedi anche Aforisti e aforismi italiani
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