Johann Wolfgang Goethe  

 

Johann Wolfgang Goethe

Francoforte sul Meno 1749 - Weimar 1832
Poeta, scrittore e drammaturgo tedesco

Aforismario

 

Götz von Berlichingen


Götz von Berlichingen, 1773

 

Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera.

 

Colui solo è felice e grande che per essere qualcosa non ha bisogno né di comandare né di ubbidire.

 

I dolori del giovane Werther


Die Leiden des jungen Werthers, 1774

 

I dolori degli uomini sarebbero minori se essi − Dio sa perché siamo fatti così! − non si affaticassero con tanta forza di immaginazione a risuscitare i ricordi del male passato, piuttosto che sopportare un presente privo di cure.

 

L'incomprensione reciproca e l'indolenza fanno forse più male nel mondo della malignità e della cattiveria. Almeno queste due ultime sono certo più rare.

 

Colui il quale sente il bisogno di allontanarsi dalla cosiddetta plebe per averne il rispetto, è biasimevole quanto un codardo che si nasconda al suo nemico per tema di esserne ucciso.

 

La razza umana è cosa uniforme. I più passano la maggior parte del tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che resta loro, li tormenta al punto da cercare ogni mezzo per liberarsene.

 

Tutti i più sapienti istitutori e maestri sono d'accordo nel dire che i fanciulli non sanno cosa vogliono; ma che anche gli adulti, come i fanciulli, brancolino su questa terra e, come quelli, non sappiano donde vengono né dove vanno, e che non agiscano secondo uno scopo determinato e si lasciano governare da leccornie e vergate, questo nessuno lo vuol credere volentieri.

 

I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: "Ancora!".

 

Un uomo formatosi secondo le regole non farà mai nulla di assurdo e di cattivo, come chi si modella sulle leggi della buona creanza non sarà mai un vicino insopportabile, né potrà divenire un vero scellerato; ma tutte le regole, si dica quello che si vuole, distruggono il vero sentimento e la vera espressione della natura.

 

Se avessimo sempre il cuore aperto e pronto a godere il bene che Dio ogni giorno ci concede, avremmo poi forza sufficiente per sopportare il male quando viene.

 

Non deriva la nostra inquietudine da un'intima coscienza della nostra indegnità, da uno scontento di noi stessi, che sempre si collega con l'invidia e con una pazza vanità?

 

A che cosa serve la previdenza? Il pericolo non si lascia mai vedere per intero.

 

Certo è più facile morire che sopportare con fermezza una vita dolorosa.

 

La natura umana ha i suoi limiti: essa può sopportare la gioia, la sofferenza, il dolore fino a un certo punto, e soccombe se questo è oltrepassato.

 

L'uomo è uomo, e quel poco d'intelligenza che egli può avere serve poco o niente quando arde la passione.

 

È certo che al mondo nulla è necessario agli uomini quanto l'amore.

 

Doveva proprio avvenire che ciò che forma la felicità dell'uomo fosse anche la fonte della sua miseria?

 

Non vi è al mondo gioia pura e calda come quella di vedere una grande anima che si apre a noi.

 

La missione teatrale di Wilhelm Meister


Wilhelm Meisters theatralische Sendung, 1777-1785

 

Chi è nato con un talento, e per esplicare un talento, ritrova in esso la sua più bella esistenza.

 

Perdono all'attore tutti i difetti dell'uomo, ma non perdono all'uomo nessun difetto dell'attore.

 

Ifigenia in Tauride


Iphigenie auf Tauris, 1787

 

Una vita inutile è una morte anticipata.

 

Piacere e amore sono le ali di grandi azioni.

 

Xenie


Xenien, 1796

 

Non occorre alcuna abilità per invecchiare, ma occorre abilità per saperlo sopportare.

 

Torquato Tasso


Torquato Tasso, 1790

 

Il talento si sviluppa nel ritiro; il carattere si forma nel tumulto del mondo.

 

Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.

 

Arminio e Dorotea


Hermann und Dorothea, 1798

 

Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore.

 

La povertà stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi.

 

Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come Dio ce li ha donati.

 

Le affinità elettive


Die Wahlverwandschaften, 1809

 

In questo lasciare e prendere, fuggire e ricercarsi, sembra davvero di vedere una determinazione superiore: si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come affinità elettive.

 

Le affinità cominciano ad essere interessanti quando producono separazioni.

 

È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiacciamo di sentirci infelici.

 

Riposare a fianco di coloro che si amano, è la più piacevole prospettiva che si possa ideare, se ci si spinge col pensiero oltre la vita. "Ricongiungersi ai propri cari" è un'espressione tanto dolce!

 

La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi.

 

È così piacevole occuparsi di qualcosa che si conosce solo a metà, che non si dovrebbe biasimare il dilettante alle prese con un'arte che non imparerà mai, né dovrebbe essere lecito criticare l'artista che abbia voglia di sconfinare dalla sua arte in un terreno contiguo.

 

Un uomo che si vanta di non cambiare mai opinione è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità.

 

Non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli.

 

Nel caso dell'artista come in quello dell'artigiano, si vede in modo chiarissimo che l'uomo meno di tutto riesce a possedere ciò che gli appartiene più strettamente. Le sue opere lo lasciano, come gli uccelli il nido in cui furono covati.

 

Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette.

 

Il diario di Ottilia

In conclusione di alcuni dei capitoli del romanzo Le affinità elettive, Goethe riporta varie annotazioni come fossero tratte dal diario di una delle protagoniste, Ottilia. Tali annotazioni, in effetti, costituiscono una straordinaria raccolta di aforismi del grande scrittore tedesco. Così Goethe introduce, a un certo punto del romanzo, queste annotazioni: "In corrispondenza con questo periodo si trovano pochi avvenimenti registrati nel diario d'Ottilia, e invece molte più massime e sentenze riferite alla vita o ricavate da essa. Siccome però, per la maggior parte, non possono essere il frutto di sue personali riflessioni, è probabile che qualcuno le avesse passato uno scritto, dal quale trascriveva ciò che le tornava gradito".

 

Scrutiamo tanto volentieri nel futuro, perché tanto volentieri volgeremmo a nostro favore, con taciti desideri, ciò che in esso oscilla, l'incerto.

 

Difficilmente si sta in una compagnia numerosa, senza pensare che il caso che ha raccolto tante persone, non debba ricondurci anche i nostri amici.

 

Si ha un bel vivere ritirati, prima che uno se ne accorga, si ritrova debitore o creditore.

 

Se incontriamo qualcuno che ci deve gratitudine, subito ricordiamo il motivo. Ma quante volte incontriamo qualcuno cui siamo noi a dovere gratitudine, e non ricordiamo più nulla!

 

Confidarsi è natura. Accogliere la confidenza così come vien fatta, è educazione.

 

Nessuno parlerebbe molto in società, se sapesse quante volte fraintende gli altri.

 

Si cambiano tanto spesso i discorsi altrui nel ripeterli, semplicemente perché non si sono compresi.

 

Chi parla da solo in pubblico a lungo, senza adulare gli ascoltatori, suscita antipatia.

 

Ogni parola che si dice, fa pensare al suo contrario.

 

Contraddizione e adulazione guastano entrambe il dialogo.

 

Le compagnie più piacevoli sono quelle nelle quali regna, tra i componenti, un sereno rispetto reciproco.

 

Niente rivela meglio il carattere degli uomini, di ciò che essi trovano ridicolo.

 

Il ridicolo nasce da un contrasto morale, che si propone in modo innocuo ai nostri sensi.

 

L'uomo sensuale ride spesso dove non c'è niente da ridere. Qualunque cosa lo stimoli, vien fuori il suo benessere intimo.

 

Seguendo l'intelletto, quasi tutto è ridicolo; seguendo la ragione, quasi niente lo è.

 

Ad un uomo anziano rimproveravano d'occuparsi ancora di donne giovani. "È l'unico modo," rispose, "per ringiovanirsi, e ciò lo vogliono tutti."

 

Si lascia che ci rinfaccino i nostri difetti, ci si lascia castigare, e per essi si sopportano pazientemente non pochi mali; ma si perde ogni pazienza se dobbiamo rinunciarvi.

 

Certi difetti sono necessari perché un individuo esista. Ci spiacerebbe se i vecchi amici lasciassero certe loro particolarità.

 

Quali difetti è lecito conservare, anzi, coltivare in noi? Quelli che lusingano il nostro prossimo, piuttosto che ferirlo.

 

Le passioni sono difetti o virtù, ma elevati di grado.

 

Le nostre passioni sono vere e proprie fenici. Come la vecchia è bruciata, subito la nuova esce dalle ceneri.

 

Le grandi passioni sono malattie senza speranza. Ciò che potrebbe guarirle, è proprio ciò che le rende pericolose.

 

La passione confessandola s'esalta e s'attenua. In nessun'altra cosa sarebbe forse più da desiderare la via di mezzo, che nel confidarsi e nel tacere con coloro che amiamo.

 

Nel mondo, ognuno lo si prende per il ruolo che dichiara; ma bisogna pur che dichiari un ruolo. Si sopportano le persone moleste meglio di quanto si tollerino le insignificanti.

 

Si può imporre tutto alla società, salvo ciò che ha una conseguenza.

 

Quando sono gli altri a venire da noi, non li conosciamo; siamo noi che dobbiamo andare da loro per imparare chi siano.

 

Ciò che chiamiamo correttezza e buona educazione, serve ad ottenere quanto, diversamente, è da ottenersi solo con la forza, o magari neppure con essa.

 

Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la sua immagine.

 

Esiste una cortesia del cuore, ed è imparentata all'amore. Nasce da essa la più spontanea cortesia del contegno esteriore.

 

Dipendere perché lo si vuole, è la condizione più bella: e sarebbe impossibile senz'amore!

 

Non siamo mai tanto lontani dai nostri desideri, come quando c'immaginiamo di possedere la cosa desiderata.

 

Nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo.

 

Basta che uno si dichiari libero, e subito avverte la costrizione. Se osa riconoscere la costrizione, ecco che si sente libero.

 

Contro le grandi doti di un altro, non c'è salvezza che nell'amore.

 

Spettacolo insopportabile, un uomo eccezionale dei cui meriti si vantano gli sciocchi.

 

Non v'è eroe, si dice, per il suo cameriere. Ma questo semplicemente perché l'eroe può venire riconosciuto solo dall'eroe. Il cameriere, del resto, saprà probabilmente apprezzare i suoi pari.

 

Non c'è maggior consolazione per la mediocrità, del fatto che il genio non sia immortale.

 

I più grandi uomini sono sempre legati al loro secolo da una debolezza.

 

Gli uomini li si tiene solitamente per più pericolosi di quanto non siano.

 

I folli e le persone intelligenti ugualmente sono innocui. I mezzi matti e i mezzi savi, questi sono i più pericolosi.

 

Per sfuggire al mondo, non c'è mezzo più sicuro dell'arte; e niente è meglio dell'arte, per tenersi in contatto col mondo.

 

Persino nel momento della più grande felicità o del più grande dolore, abbiamo bisogno dell'artista.

 

L'arte si occupa del difficile e del buono.

 

Veder trattato il difficile con facilità, ci dà il senso dell'impossibile.

 

Le difficoltà aumentano via via che ci s'avvicina alla meta.

 

Seminare non è faticoso come raccogliere.

 

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister


Wilhelm Meisters Wanderjahre, 1807-1821

 

La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti.

 

Faust


Faust, 1808-1832

 

All'attimo direi: Sei così bello, fermati!
 
Esistere è dovere, anche se fosse un attimo.
 
L'attimo può giovarsi solo di ciò che crea.
 
Se dirò all'attimo: Sei così bello, fermati! allora tu potrai mettermi in ceppi, allora sarò contento di morire!
 
Vano è darsi da fare sudando per la scienza, ognuno impara solo quel che può; ma colui che afferra l'attimo, quello sì che è un uomo in gamba.
 
Il brivido è il meglio dell'umanità.
 
È lieto soltanto chi può dare.
 
Il diavolo è un egoista, e non fa facilmente per amor di Dio ciò che giova a un altro.
 
Come merito e fortuna siano concatenati, non viene mai in mente agli stolti.
 
La parola muore già sotto la penna.
 
L'uomo erra finché aspira.
 
La vittoria è di chi si astiene.
 
La conclusione della saggezza è questa: merita la libertà e la vita solo chi ogni giorno le deve conquistare.

 

Viaggio in Italia


Italienische Reise, 1816-1817

 

In arte soltanto l'ottimo è buono abbastanza.

 

L'uomo è una creatura che sa presto, ma mette in pratica tardi.

 

Ciò che veramente non ha in sé una ragione di esistere non ha vita e non può essere grande, né diventare grande.

 

Roma è la capitale del mondo.

 

Quando si considera un'esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell'antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.

 

Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l'una e l'altro, la nostra immaginazione.

 

Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.

 

Massime e riflessioni


Maximen und Reflexionen, 1833 (postumo)

 

Chi avrebbe dovuto aver pazienza per me, se non l'avessi avuta io stesso?

 

Un compagno allegro è una carrozza in un viaggio a piedi.

 

Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria.

 

Le persone intelligenti sono sempre il miglior manuale di conversazione.

 

La massa non può fare a meno di uomini capaci, ma gli uomini capaci le sono sempre di peso.

 

Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene.

 

Ci sono persone che non sbagliano mai perché non si propongono mai niente di ragionevole.

 

Ciò che non si capisce non si possiede.

 

L'uomo non comprenderà mai quanto egli sia antropomorfico.

 

Se si dovessero studiare tutte le leggi, non ci sarebbe più tempo per trasgredirle.

 

È tutt'uno essere un signore o un popolano: dell'umano bisognerà comunque far le spese.

 

I misteri non sono ancora miracoli.

 

Non dire che vuoi dare, ma da'! La speranza non la soddisferai mai.

 

Gli errori dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile.

 

È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon consiglio.

 

Non c'è niente di più terribile di un'ignoranza attiva.

 

Solo raramente riusciamo a soddisfare noi stessi; è quindi tanto più consolante aver soddisfatto gli altri.

 

Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta.

 

Non si è mai ingannati, si inganna sé stessi.

 

Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui.

 

Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi.

 

Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale.

 

Di ciò che ci appartiene non ci liberiamo neanche buttandolo via.

 

È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.

 

È tutt'uno che si dica il vero o il falso: sia l'uno sia l'altro vengono contraddetti.

 

Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va.

 

Se le scimmie potessero arrivare a provare la noia, potrebbero diventare uomini.

 

Libri di Johann Wolfgang Goethe

I dolori del giovane WertherI dolori del giovane Werther
Curatore F. Fortini

Traduttore A. Busi
Editore Garzanti Libri, 2008

La trama è semplice eppure di un agghiacciante realismo: Werther è innamorato di Lotte, di cui sa fin dall'inizio che non è libera, perché legata ad Albert. "Stia attento a non innamorarsene", sarà il consiglio di una cugina a Werther. Ma la tragedia è già innescata. Considerato il primo grande testo del Romanticismo, il Werther supera le barriere storiografiche per divenire il libro di una generazione, di tutte le generazioni, intramontabile.

 

Le affinità elettiveLe affinità elettive
Traduttore G. Cusatelli

Editore Garzanti Libri, 2008

Il successo delle "Affinità elettive" fu in immediato e travolgente, nonostante la sua intrinseca complessità. Il titolo stesso allude a una specularità tra fenomeni fisici e psichici, tra natura e spirito, tanto da far riconoscere nello scambio di attrattive incrociate tra le due coppie del romanzo Eduard-Charlotte e Ottilie-Capitano il comportamento che in natura hanno alcuni elementi di attrarsi reciprocamente e altri di respingersi.

 

Massime e riflessioniMassime e riflessioni

Traduttore: Sossio Giametta
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2007

Valutazione Aforismario:

 

Un sofferto diario di vita, di lavoro e di lotta di un altissimo artista, un moralista che sa consolare, insegnare, incitare. Vette dalle quali si dominano immensi tratti della gran selva dell'esperienza, frammenti unificati dalla personalità goethiana, che fecero dire a un altro grande quale Hofmannsthal: "Dalle massime di Goethe si ricava più insegnamento che da tutte le Università tedesche". Tra i più noti, apprezzati, amati scrittori di aforismi della storia, Goethe sapeva distillare in poche righe, addirittura in poche parole, il succo più profondo delle sue riflessioni sulla vita, sull'arte, sui rapporti, sui vizi, le ambizioni, le debolezze e le virtù degli uomini. Per questo le massime sono una lettura sempre sorprendente, capace di rivelare ogni volta sfaccettature che prima restavano in ombra, ma anche uno dei modi per accostarsi al pensiero di Goethe e iniziare a comprenderne la complessità.

Indice Autori - Home Page - Avvertenze - Contatti - Torna su