Marcel Proust 

 

Marcel Proust

Parigi 1871 - 1922 - Scrittore francese

Alla ricerca del tempo perduto

À la recherche du temps perdu, 1913-1927

Aforismario

 

Un'ampia selezione di citazioni tratte dal celebre romanzo "Alla ricerca del tempo perduto" dello scrittore francese Marcel Proust. L'opera si compone di sette volumi (elencati di seguito) scritti tra il 1909 e il 1922 e pubblicati tra il 1913 e il 1927.

1 Dalla parte di Swann - 1913
2 All'ombra delle fanciulle in fiore - 1919
3 I Guermantes - 1920
4 Sodoma e Gomorra - 1921-1922
5 La prigioniera - 1923 (postumo)
6 La fuggitiva o Albertine scomparsa - 1927 (postumo)
7 Il tempo ritrovato - 1927 (postumo)

Dalla parte di Swann


Du côté de chez Swann, 1913

 

Un uomo che dorme tiene intorno a sé, in cerchio, il filo delle ore, gli ordini degli anni e dei mondi.

 

Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall'immobilità del nostro pensiero nei loro confronti.

 

La nostra personalità sociale è una creazione del pensiero altrui.

 

La saggezza della gente non innamorata a cui pare che un uomo di spirito dovrebbe essere infelice solo per una persona che lo meriti; pressappoco è come stupirsi che uno si degni di ammalarsi di colera a causa di un essere così piccolo come il bacillo.

 

Gli interessi della nostra vita sono così molteplici, che non di rado, in una stessa circostanza, le basi di una felicità che ancora non esiste sono piantati accanto all'aggravarsi di un dispiacere di cui stiamo soffrendo.

 

Quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia.

 

All'ombra delle fanciulle in fiore


À l'ombre des jeunes filles en fleurs, 1919

 

Accade così per tutti i grandi scrittori: la bellezza delle loro frasi è imprevedibile come la bellezza di una donna che ancora non conosciamo.

 

Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.

 

I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.

 

Con le donne che non ci amano, come con i "dispersi", sapere che non si ha più nulla da sperare non impedisce di continuare ad attendere.

 

Riceviamo dalla nostra famiglia così le idee di cui viviamo come la malattia di cui moriremo. 

 

Siamo tutti costretti, per rendere  sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola follia.

 

I Guermantes


Le côté de Guermantes, 1920

 

Ciascuno è l'uomo della propria idea; ci sono molte meno idee che uomini, sicché tutti gli uomini della stessa idea si somigliano.

 

Ci sono mali da cui non bisogna cercar di guarire perché solo essi ci proteggono da mali più gravi.

 

È nella malattia che ci rendiamo conto che non viviamo soli, ma incatenati a un essere d'un altro regno, dal quale ci separano degli abissi, che non ci conosce e dal quale è impossibile farci comprendere: il nostro corpo. 

 

Quell'agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l'idea di essere malati. 

 

Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d'arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.

 

È più ragionevole sacrificare la propria vita alle donne piuttosto che ai francobolli, alle vecchie tabacchiere, perfino ai quadri e alle sculture. L'esempio delle altre collezioni dovrebbe però ammonirci a cambiare, a non avere una sola donna, ma molte.

 

Vivete esclusivamente con una donna, e non vedrete più nulla di ciò che ve l'ha fatta amare.

 

Lasciamo le belle donne agli uomini senza immaginazione.

 

Sodoma e Gomorra


Sodome et Gomorrhe, 1921/22

 

La malattia è il medico più ascoltato: alla bontà, alla scienza si fanno solo promesse; alla sofferenza si obbedisce.

 

Se l'abitudine è una seconda natura, ci impedisce di conoscere la prima, della quale non ha né la crudeltà, né gli incanti. 

 

Nell'umanità la regola − che naturalmente comporta delle eccezioni − è che i duri sono dei deboli di cui gli altri non si sono curati, e che i forti, preoccupandosi poco che ci si curi o meno di loro, sono i soli ad avere quella dolcezza che il volgo scambia per debolezza.

 

La prigioniera


La prisonnière, 1923 (postumo)

 

La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.

 

Dal momento in cui la gelosia è scoperta, essa è considerata da chi ne è oggetto come una diffidenza che legittima l'inganno.

 

La gelosia è sovente solo un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell'amore.

 

È stato detto che la bellezza è una promessa di felicità. Inversamente, la possibilità del piacere può essere un principio di bellezza.

 

L'irresponsabilità aggrava le colpe e persino i crimini, checché se ne dica.

 

In amore è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un'abitudine.

 

Dopo una certa età, per amor proprio e per sagacia, sono le cose che più si desiderano quelle cui fingiamo di non tenere.

 

Il solo vero viaggio, il solo bagno di Giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi.

 

Si ama solamente ciò in cui si persegue qualcosa d'inaccessibile, quel che non si possiede.

 

La fuggitiva - Albertine scomparsa


La fugitive / Albertine disparue, 1927 (postumo)

 

È davvero raro che ci si lasci in buon accordo, perché se si fosse in buon accordo, non ci si lascerebbe.

 

È incredibile come la gelosia, che passa il suo tempo a fare piccole supposizioni nel falso, abbia poca immaginazione nello scoprire il vero.

 

A partire da una certa età, i nostri amori, le nostre amanti, sono figli della nostra angoscia.

 

Molto spesso, per riuscire a scoprire che siamo innamorati, forse anche per diventarlo, bisogna che arrivi il giorno della separazione.

 

Il desiderio, muovendo sempre verso ciò che ci è più contrario, ci costringe ad amare quel che ci farà soffrire.

 

Non c'è idea che non porti in sé la sua possibile confutazione.

 

Il tempo ritrovato


Le temps retrouvé, 1927 (postumo)

 

Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve, nel senso corrente, inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore.  

 

I veri libri devono essere figli non della luce e delle chiacchere ma dell'oscurità e del silenzio. 

 

Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più in alto quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.  

 

I veri paradisi sono i paradisi perduti.

 

Alla ricerca del tempo perdutoAlla ricerca del tempo perduto
Autore Marcel Proust
8 volumi, 3850 pagine, rilegato
Curatore L. De Maria; A. L. Zazo
Traduttore Giovanni Raboni
Editore Mondadori, 2005

 

L'edizione comprende in un unico cofanetto i sette romanzi di À la recherche du temps perdu nella prestigiosa traduzione di Giovanni Raboni: Dalla parte di Swann; All'ombra delle fanciulle in fiore; La parte di Guermantes; Sodoma e Gomorra; La prigioniera; Albertine scomparsa; Il tempo ritrovato; e il volume Sulla Lettura, una rievocazione di Proust delle proprie esperienze di lettore, corredato di un'appendice di Immagini proustiane.

di Marcel Proust vedi anche:

Del piacere di leggere

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