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Giacomo Leopardi Recanati 1798 - Napoli 1837 Poeta, scrittore e filosofo italiano Zibaldone di pensieri (1817-21) 1817/1832 (postumo, 1898/1900) Aforismi e aforisti - Aforismario |
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1817/1819 Diceva un marito geloso alla moglie: Non t'accorgi, Diavolo che sei, che tu sei bella come un Angelo?
Quanto più del tempo si tiene a conto, tanto più si dispera d'averne che basti, quanto più se ne gitta, tanto par che n'avanzi.
Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso.
Può mai stare che il non esistere sia assolutamente meglio ad un essere che l'esistere? Ora così accadrebbe appunto all'uomo senza una vita futura.
Disse la Dama: Voi mi avete rappacificata colla poesia: Godo assai, rispose quegli, d'avere riconciliate insieme due belle cose.
Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.
Anche il dolore che nasce dalla noia e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia.
Il sentimento della vendetta è così grato che spesso si desidera d'essere ingiuriato per potersi vendicare, e non dico già solamente da un nemico abituale, ma da un indifferente, o anche (massime in certi momenti d'umor nero) da un amico.
1820 Domandava una donna (un cortigiano) a un viaggiatore, avendogli a dire una cosa poco piacevole; volete ch'io vi parli sinceramente? Rispose il viaggiatore, anzi ve ne prego. Noi altri viaggiatori cerchiamo le rarità.
Come nella speranza o in qualunque altra disposizione dell'animo nostro, il bene lontano è sempre maggiore del presente, così per l'ordinario nel timore è più terribile il male.
L'abuso e la disubbidienza alla legge, non può essere impedita da nessuna legge.
Quegli stessi che credono grave, o maggiore che non è, ogni leggera malattia che loro sopravviene, caduti in qualche malattia grave o mortale, la credono leggera, o minore che non è. E la cagione d'ambedue le cose è la codardia che gli sforza a temere dove non è timore, e a sperare dove non è speranza.
La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico.
1821 Non siamo dunque nati fuorché per sentire, qual felicità sarebbe stata se non fossimo nati?
Non possiamo né contare tutti gli sventurati, né piangerne uno solo degnamente.
Lo sventurato non bello, e maggiormente se vecchio, potrà esser compatito, ma difficilmente pianto. Così nelle tragedie, ne' poemi, ne' romanzi ec. come nella vita.
La ingiuria eccita in tutti gli animi il desiderio di vederla punita, ma negli alti il desiderio di punirla.
Desiderar la vita, in qualunque caso, e in tutta l'estensione di questo desiderio, non è insomma altro che desiderare l'infelicità; desiderar di vivere è quanto desiderare di essere infelice.
Si considera come sola cosa necessaria la vita, la quale anzi è la cosa meno necessaria di tutte le altre. Perché tutte le necessità o desiderabilità hanno la loro ragione nella vita, la quale, massime priva delle cose o necessarie o desiderabili, non ha la ragione della sua necessità o desiderabilità in nessuna cosa.
E non per altra cagione sono odiose e riputate contrarie alla buona creanza le lodi di se medesimo, se non perché offendono l'amor proprio di chi le ascolta. E perciò la superbia è vizio nella società, e perciò l'umiltà è cara, e stimata virtù.
Il miglior uso ed effetto della ragione e della riflessione, è distruggere o minorare nell'uomo la ragione e la riflessione, e l'uso e gli effetti loro.
La maggior parte degli uomini in ultima analisi non ama e non brama di vivere se non per vivere. L'oggetto reale della vita è la vita, e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima strada un carro pesantissimo e vôto.
Il passato, a ricordarsene, è più bello del presente, come il futuro a immaginarlo. Perché? Perché il solo presente ha la sua vera forma nella concezione umana; è la sola immagine del vero; e tutto il vero è brutto.
Non si vive al mondo che di prepotenza. Se tu non vuoi o sai adoperarla, gli altri l'adopreranno su di te. Siate dunque prepotenti. Così dico dell'impostura.
La noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per sé, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.
I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto.
La cosa più durevolmente e veramente piacevole è la varietà delle cose, non per altro se non perché nessuna cosa è durevolmente e veramente piacevole.
Parecchi filosofi hanno acquistato l'abito di guardare come dall'alto il mondo, e le cose altrui, ma pochissimi quello di guardare effettivamente e perpetuamente dall'alto le cose proprie. Nel che si può dire che sia riposta la sommità pratica, e l'ultimo frutto della sapienza.
La convenienza al suo fine, e quindi l'utilità ec. è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella.
Si suol dire; se il tale incomodo ec. ec. fosse durevole, non sarebbe sopportabile. Anzi si sopporterebbe molto meglio, mediante l'assuefazione e il tempo. All'opposto diciamo frequentemente; il tal piacere ec. sarebbe stato grandissimo, se avesse durato. Anzi durando, non sarebbe stato più piacere.
Sopravvenendo un mal minore a un maggiore, o viceversa, sogliamo dire, Se potessi liberarmi, ovvero, se non mi travagliasse questo male così grave, terrei per un nulla questo leggero. E accadrebbe in verità l'opposto: che ci parrebbe assai maggiore che or non ci pare.
Chi ha perduto la speranza d'esser felice, non può pensare alla felicità degli altri, perché l'uomo non può cercarla che per rispetto alla propria. Non può dunque neppure interessarsi dell'altrui infelicità.
Domandato il tale qual cosa al mondo fosse più rara, rispose, quella ch'è di tutti, cioè il senso comune. Zibaldone pag. successiva dal 1822 al 1832 - Condividi
Lo Zibaldone di pensieri è una sorta di diario cui Leopardi affidò riflessioni letterarie e filosofiche, appunti di studio, progetti e abbozzi per nuove opere. Scritto tra il 1817 e il 1832, per oltre cinquant'anni è rimasto sepolto in un baule nella casa napoletana di Antonio Ranieri, fraterno amico presso cui il poeta visse i suoi ultimi anni, per poi essere pubblicato inizialmente nel 1898 da Giosuè Carducci. Lo Zibaldone rimane un caso pressoché unico nella letteratura italiana, apre infatti una finestra preziosissima su quello che il poeta e critico Sergio Solmi ha chiamato il "pensiero in movimento" di Giacomo Leopardi: un pensiero di "sorprendente attualità".
di Giacomo Leopardi vedi anche: Aforismi dallo Zibaldone: dal 1817 al 1821 - dal 1822 al 1832 - Il giardino della sofferenza - La teoria del piacere - Pensieri Foto: Giacomo Leopardi (part. in b.n.), Stanislao Ferrazzi, ca. 1820, Casa Leopardi, Recanati
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