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Giambattista Vico Napoli 1668 - 1744 - Filosofo, storico e giurista italiano Degnità della Scienza nuova in Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni, 1725/1744 Aforismi e aforisti - Aforismario |
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DEGLI ELEMENTI.
I. L'Uomo per l'indiffinita natura della mente umana, ove questa si rovesci nell'ignoranza, egli fa sè regola dell'Universo.
II. È altra proprietà della mente umana, ch'ove gli uomini delle cose lontane, e non conosciute non possono fare ninna idea, le stimano dalle cose loro conosciute e presenti.
III. Della boria delle Nazioni udimmo quell'aureo detto di Diodoro Siculo, che le Nazioni o greche, o barbare abbiano avuto tal boria, d'aver esse prima di tutte l'altre ritrovati i comodi della vita umana, e conservar le memorie delle loro cose fin dal principio del Mondo.
IV. A tal boria di Nazioni s'aggiugne qui la boria dei Dotti; i quali ciò ch'essi sanno, vogliono che sia antico quanto che 'l Mondo.
V. La Filosofia, per giovar al Genere Umano, dee sollevar e reggere l'uomo caduto e debole, non convellergli la natura, nè abbandonarla nella sua corruzione.
VI. La Filosofia considera l'uomo quale dev'essere; e si non può fruttare, ch'a pochissimi che vogliono vivere nella Repubblica di Platone, non rovesciarsi nella feccia di Romolo.
VII. La Legislazione considera l'uomo qual è, per farne buoni usi nell'umana società; come della ferocia, dell'avarizia, dell'ambizione, che sono gli tre vizj, che portano a traverso tutto il Gener Umano, ne fa la milizia, la mercatanzia e la corte; e sì la fortezza, l'opulenza, e la sapienza delle Repubbliche: e di questi tre grandi vizj, i quali certamente distruggerebbero l'umana generazione sopra la Terra, ne fa la Civile Felicità.
VIII. Le cose fuori del loro stato naturale nè vi si adagiano, nè vi durano.
IX. Gli uomini, che non sanno il vero delle cose, procurano d'attenersi al certo; perchè non potendo soddisfare l'intelletto con la scienza, almeno la volontà riposi sulla coscienza.
X. La Filosofia contempla la Ragione, onde viene la scienza del vero: la Filologia osserva l'Autorità dell'Umano Arbitrio, onde viene la Coscienza del certo.
XI. L'Umano Arbitrio di sua natura incertissimo egli si accerta, e determina col senso comune degli uomini d'intorno alle umane necessità, o utilità; che sono i due fonti del diritto Natural delle Genti.
XII. Il senso comune è un giudizio senz'alcuna riflessione, comunemente sentito da tutto un ordine, da tutto un popolo, da tutta una Nazione, o da tutto il Gener Umano.
XIII. Idee uniformi nate appo intieri popoli tra essi loro non conosciuti, debbon avere un motivo comune di vero.
XIV. Natura di cose altro non è, che nascimento di esse in certi tempi, e con certe guise; le quali sempre, che sono tali, indi tali, e non altre nascon le cose.
XV. Le proprietà inseparabili da subjetti devon essere produtte dalla modificazione, o guisa; con che le cose son nate; per lo che esse ci possono avverare, tale, e non altra essere la natura o nascimento di esse cose.
XVI. Le Tradizioni Volgari devon avere avuto pubblici motivi di vero, onde nacquero, e si conservarono da intieri popoli per lunghi spazj di tempi.
XVII. I parlari volgari debbon esser i testimoni più gravi degli antichi costumi de'popoli, che si celebrarono nel tempo, ch'essi si formaron le lingue.
XVIII. Lingua di Nazione Antica, che si è conservata regnante; finchè pervenne al suo compimento, dev'esser un gran testimone de'costumi de'primi tempi del Mondo.
XXII. È necessario, che vi sia nella Natura delle cose umane una Lingua Mentale comune a tutte le Nazioni; la quale uniformemente intenda la sostanza delle cose agibili nell'umana vita socievole, e la spieghi con tante diverse modificazioni per quanti diversi aspetti possan aver esse cose: siccome lo sperimentiamo vero ne' proverbj, che sono massime di sapienza volgare, l'istesse in sostanza intese da tutte le Nazioni Antiche e Moderne, quante elleno sono, per tanti diversi aspetti significate.
XXXI. Ove i popoli son infieriti con le armi, talchè non vi abbiano più luogo l'umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli è la Religione.
XXXII. Gli uomini ignoranti delle naturali cagioni che producon le cose, ove non le possono spiegare nemmeno per cose simili, essi danno alle cose la loro propria natura: come il volgo per esempio dice, la calamita esser innamorata del ferro.
XXXIII. La fisica degl'ignoranti è una volgar metafisica; con la quale rendono le cagioni delle cose, ch'ignorano alla volontà di Dio, senza considerare i mezzi, de'quali la volontà Divina si serve.
XXXIV. Vera proprietà di Natura umana è quella avvertita da Tacito, ove disse, mobiles ad superstitionem perculsm semel menles; ch'una volta che gli uomini sono sorpresi da una spaventosa superstizione, a quella richiamano tutto ciò, ch'essi immaginano, vedono, ed anche fanno.
XXXV. La Maraviglia è figliuola dell'ignoranza e quanto l'effetto ammirato è più grande, tanto più a proporzione cresce la meraviglia.
XXXVI. La Fantasia tanto è più robusta, quanto è più debole il raziocinio.
XXXVII. Il più sublime lavoro della Poesia è, alle cose insensate dare senso, passione; ed è proprietà dei fanciulli di prender cose inanimate tra mani, e, trastullandosi, favellarci, come se fossero quelle persone vive.
XXXIX. La Curiosità, proprietà connaturale dell'uomo, figliuola dell'ignoranza, che partorisce la Scienza, all'aprire che fa della nostra mente la Maraviglia, porta questo costume: ch'ove osserva straordinario effetto in natura, come cometa, parelio, o stella di mezzodì, subito domanda, che tal cosa voglia dire o significare.
XL. Le streghe, nel tempo stesso che sono ricolme di spaventose superstizioni, sono sommamente fiere, ed immani; talchè, se bisogna, per solennizzare le loro stregonerie, esse uccidono spietatamente, e fanno in brani amabilissimi innocenti bambini.
XLV. Gli uomini sono naturalmente portati a conservar le memorie delle leggi e degli ordini, che li tengono dentro la loro società.
XLVI. Tutte le Storie barbare hanno favolosi principj.
XLVII. La Mente umana è naturalmente portata a dilettarsi dell'Uniforme.
XLVIII. È natura dei fanciulli, che con l'idee, e nomi degli uomini, femmine, cose, che la prima volta hanno conosciuto, da esse, e con essi dappoi apprendono e nominano tutti gli uomini, femmine, cose, ch'hanno con le prime alcuna somiglianza o rapporto.
L. Ne' fanciulli è vigorosissima la memoria, quindi vivida all'eccesso la fantasia; ch'altro non è, che memoria o dilatata, o composta.
LI. In ogni facoltà uomini, i quali non vi hanno la natura, vi riescono con ostinato studio dell'arie: ma in Poesia è affatto negato di riuscire con l'arte, a chiunque non v'ha la natura.
LII. I fanciulli vagliono potentemente nell'imitare; perchè osserviamo per lo più trastullarsi in assembrare ciò che son capaci d'apprendere.
LIII. Gli uomini prima sentono senz'avvertire; dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso; finalmente riflettono con mente pura.
LIV. Gli uomini, le cose dubbie, ovvero oscure, che lor appartengono, naturalmente interpretano secondo le loro nature, e quindi uscite passioni e costumi.
LVII. I Mutoli si spiegano per atti, o corpi ch'hanno naturali rapporti all'idee, ch'essi vogliono significare.
LVIII. I mutoli mandan fuori i suoni informi cantando: e gli scilinguati pur cantando spediscono la lingua a pronunziare.
LIX. Gli uomini sfogano le grandi passioni dando nel canto, come si sperimenta ne'sommamente addolorati ed allegri.
LX. Le lingue debbon aver incominciato da voci monosillabe; come nella presente copia di parlari articolati, ne' quali nascon ora i fanciulli, quantunque abbiano mollissime le fibre dell'istrumento necessario ad articolare la favella, da tali voci incominciano.
LXIII. La mente umana è inchinata naturalmente co' sensi a vedersi fuori nel corpo; e con molta difficoltà per mezzo della riflessione ad intendere sè medesima.
LXIV. L'ordine dell'idee dee procedere secondo l'ordine delle cose.
LXV. L'ordine delle cose umane procedette, che prima furono le selve, dopo i tugurj, quindi,i villaggi, appresso le città, finalmente l'Accademie.
LXVI. Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all'utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano del piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar le sostanze.
LXVII. La Natura de' popoli prima è cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta.
LXIX. I Governi debbon essere conformi alla natura degli uomini governati.
LXXI. I nativi costumi, e sopra tutto quello della natural libertà, non si cangiano tutti ad un tratto, ma per gradi, e con lungo tempo.
LXXX. Gli uomini vengono naturalmente alla ragione dei benefizj, ove scorgano o ritenerne, o ritrarne buona, e gran parte d'utilità: che sono i benefizj, che si possono sperare nella vita civile.
LXXXI. È proprietà de' Forti gli acquisti fatti con virtù non rilasciare per infingardaggine; ma o per necessità, o per utilità rimetterne a poco a poco, e quanto meno essi possono.
LXXXYII. Le Repubbliche Aristocratiche sono rattenutissime di venir alle guerre, per non agguerrire la moltitudine de' plebei.
LXXXIX. L'onore è 'l più nobile stimolo del valor militare.
XC. I popoli debbon eroicamente portarsi in guerra, se esercitano gare di onore tra loro in pace, altri per conservarglisi, altri per farsi merito di conseguirli.
XCI. Le gare ch'esercitano gli ordini nelle Città d'uguagliarsi con giustizia, sono lo più potente mezzo d'ingrandir le Repubbliche.
XCII. I deboli vogliono le leggi, i Potenti le ricusano; gli ambiziosi, per farsi seguito, le promuovono; i Principi, per uguagliar i Potenti co' deboli, le proteggono.
XCIV. La Natural Libertà è più feroce, quanto i beni più a' propj corpi son attaccati: e la civil servitù s'inceppa coi beni di Fortuna non necessarj alla vita.
C. Gli uomini non s'inducono ad abbandonar affatto le proprie terre, che sono naturalmente care a' natii, che per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tempo, che o per l'ingordigia d'arricchire co' traffichi, o per gelosia di conservare gli acquisti.
CIV. È un detto degno di considerazione quello di Dion Cassio, che la consuetudine è simile al Re, e la legge al Tiranno; che deesi intendere della consuetudine ragionevole, e della legge animata da ragion naturale.
CV. Il Diritto Natural delle Genti è uscito coi costumi delle Nazioni tra loro conformi in un senso comune umano, senza alcuna riflessione, e senza prender esemplo l'una dall'altra.
CVI. Le dottrine debbono cominciare da quando cominciano le materie che trattano.
CIX. Gli uomini di corte idee stimano diritto, quanto si è spiegato con le parole.
CXI. Il Certo delle Leggi è un' oscurezza della Ragione unicamente sostenuta dall'Autorità; che le ci fa sperimentare dure nel praticarle; e siamo necessitati praticarle per lo dir lor Certo, che in buon latino significa particolarizzato, come le Scuole dicono individuato; nel qual senso certum e commune con troppa latina eleganza son opposti tra loro. CXII. Gli uomini intelligenti stimano diritto tutto ciò che detta essa uguale utilità delle cause.
CXIII. Il Vero delle leggi è un certo lume e splendore, di che ne illumina la Ragion Naturale; onde spesso i Giureconsulti usan dire verum est, per aequum est.
CXIV. L'Equità Naturale della Ragion Umana tutta spiegata è una pratica della Sapienza nelle faccende dell'utilità, poichè Sapienza nell'ampiezza sua altro non è che Scienza di far uso delle cose, qual esse hanno in natura.
No © - Opera di pubblico dominio Fonte: Principi di scienza nuova di Giambattista Vico d'intorno alla comune natura delle nazioni, presso il Librajo-Editore Fortunato Perelli, 1862 Foto: Ritratto di Giambattista Vico di Francesco Solimena, XVIII sec. (part. in b.n.) Versione elettronica (e-book): Google Libri Vedi anche Aforisti e aforismi italiani
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