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Gino Ruozzi
Rubiera, 1958 La scrittura aforistica, 1994 Aforismi e Citazioni - Aforismario |
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Qui di seguito, un brano tratto dal saggio introduttivo di Gino Ruozzi al primo volume da lui curato: Scrittori italiani di aforismi, dal titolo "Nereo il Giusto", sulla scrittura aforistica.
*** Lo scrittore di aforismi esprime in primo luogo la morale della verità, aggrappata alle cose e alle persone. Egli non è uno scrittore di fantasia, ma di realtà. Il suo obiettivo è descrivere le cose, non inventarle. Questo lo rende subito ostico, scomodo. Chiamare "le cose coi loro nomi", come scrive Leopardi, non suscita simpatia. La letteratura aforistica è una letteratura marginale perché poco attraente e ammiccante. Ci invita non al sogno, ma al confronto con noi stessi e la società in cui viviamo. È quindi una letteratura fortemente impegnata; non a caso, gli scrittori di aforismi raramente sono letterati di professione. Più spesso sono uomini d'azione: politici, medici, guerrieri, educatori. Uomini che hanno un ruolo attivo nella società e che fanno della scrittura un momento di riflessione e di bilancio. Questa qualità conclusiva, propriamente definitoria, della scrittura aforistica, l'avvicina alla vecchiaia. Per scrivere aforismi occorre esperienza, saggezza. Senza aver saggiato, pesato le cose e gli uomini, non può esistere pensiero aforistico. Paradossalmente, la scrittura per aforismi comprende però entrambi gli estremi. L'aforista è vecchio e giovane insieme. Il desiderio di provare lo colloca sia alla fine sia all'inizio dell'esperienza. Egli è bifronte, esperto e sperimentatore a un tempo. È quanto accade soprattutto tra Cinquecento e Seicento, dove la scrittura per aforismi si intreccia con la storia dell'evoluzione sperimentale e scientifica della cultura occidentale. Leonardo da Vinci, Francesco Guicciardini, Paolo Sarpi, Santorio Santorio, Tommaso Campanella, Raimondo Montecuccoli, fanno dell'esperienza la loro bandiera. Bacone contrappone la scrittura per aforismi alla scrittura metodica: aperta e imperfetta la prima, anche dal punto di vista formale; chiusa e presuntuosa la seconda. Lo scrittore di aforismi ricerca; contrariamente a quanto si crede, è raro che egli esprima certezze assolute; piuttosto egli racconta i risultati di un'esperienza, che come tale è limitata, anche se provata. L'aforisma, secondo Giacomo Debenedetti, "può essere un tipico genere medio, che condensa quel documentario, che ne cava la morale". L'aforisma è una riflessione. Presenta pertanto alcune caratteristiche: è in primo luogo il frutto di un ripiegamento della mente su se stessa, di uno sguardo a ritroso. È da questa investigazione del passato che nasce la frase aforistica, rivolta al presente e al futuro. L'aforisma sollecita il pensiero, sprona a nuove azioni e riflessioni. Forse è per questo che di norma si parla di aforismi e non di aforisma. Ogni aforisma chiede nuovi aforismi, successivi sviluppi del pensiero. Gli aforismi, afferma Bacone, "poiché rappresentano una conoscenza discontinua, invitano a indagare ulteriormente, mentre i sistemi, recando la parvenza di un totale, rassicurano gli uomini come se essi fossero al culmino della conoscenza" (Of the Proficience and Advancement of Learning Divine and Human, 2, 17, 7). L'aforisma è dunque imperfetto e non rassicura; mobilita e apre alla ricerca e al dialogo. Sta al lettore accettare la provocazione o respingerla. Gino Ruozzi © Mondadori, 1994 È vietata la riproduzione, anche parziale, non autorizzata
Editore Mondadori, 1994
Grazie a Gino Ruozzi, uno dei maggiori esperti di scrittura breve, per la prima volta il percorso del genere aforistico in Italia viene presentato in modo organico. Questo 1° volume degli scrittori italiani di aforismi comprende una cinquantina di autori dal Duecento all'Ottocento .
di Gino Ruozzi vedi anche: Scrittori italiani di aforismi - Sull'aforisma e gli aforisti
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