Iginio Ugo Tarchetti

 

 

 Iginio Ugo Tarchetti

San Salvatore Monferrato 1839 - Milano 1869
Scrittore italiano

Pensieri, 1869

Aforismi e aforisti - Aforismario

 

 


L'AMORE

 

L'amore è Dio, Dio è l'universo, e l'universo è amore.

 

Si suol dire che l'amore non mira che al possedimento e che con esso finisce, e non si
distingue tra la passione e l'amore. È la passione che si uccide col possedimento, ma l'amore
incomincia con esso e perdura. L'una cosa è dei sensi, l'altra dell'anima. Si dovrebbe dire degli amanti: si piacciono - dei coniugi: si amano.

 

Questo amore che si rafforza col progredire della vita, e sembra tanto più ingigantire quanto più si distacca da essa, ci fa fede della sua continuazione al di là della morte. Il dolore che accompagna il morire, il rimpianto che lo segue, il desiderio che lasciamo di noi morendo sembrano dirci che una sola cosa portiamo con noi dalla terra, l'amore.

 

LA DONNA

 

La donna è un capolavoro abortito, il grande errore della creazione.

 

Le donne non hanno un carattere proprio finchè non amano; non hanno che un istinto provvidenziale di piegarsi, d'informarsi a quello dell'uomo. Per ciò esse sono quasi sempre quali gli uomini le fanno.

 

Ciò che gli uomini amano ed ammirano sopratutto nella donna, senza saperlo, è la loro
fatuità.

 

La bontà nella donna è debolezza, nell'uomo carattere; però più frequente in quella che in questo.

 

L'uomo può portare nei suoi affetti, nei suoi doveri, nelle sue azioni, molte forze che la
natura non ha dato alla donna. Il difetto essenziale della donna è l'incompletazione, dell'uomo l'esuberanza.

 

Il legame più potente che ci unisce alla donna è quello della maternità.

 

Quasi tutti i grandi uomini non hanno sentito potentemente nè gli affetti, nè i vincoli della famiglia, perchè la loro mente e il loro cuore avevano di mira tutta quanta l'umanità. Cristo rispondeva a sua madre: «donna, che v'ha di comune tra me e te?»

 

Le donne non annettono teoricamente alla loro virtù un atomo di quella importanza che vi annettono gli uomini semplici e coscienziosi. Esse conoscono meglio di noi il valore di ciò che danno. È difficile che un uomo onesto possa essere tanto ammirato e desiderato da esse come un libertino.

 

La nostra società ha fatto della donna un puro strumento di piacere. Ogni donna non è considerata oggi mai che sotto questo punto di vista. Esse stesse mostrano di non considerarsi sotto un aspetto diverso. Non si pretende da esse nè ingegno, nè virtù, nè amicizia, non si chiede che dell'amore e del piacere. Apprezzamento triste e degradante che esse tuttavia non temono, o non comprendono.

 

Tutti i mali della società dipendono da ciò, che si amano le donne o troppo o troppo poco.

 

In molta parte delle donne la resistenza è vanità, o mancanza d'opportunità, o artificio;
prova evidente di ciò, che cedono quasi sempre alla sorpresa.

 

L'ingenuità nella donna è più pericolosa della malizia.

 

Non vi è uomo sì abbietto, che non vi possa esser donna più abbietta di lui; non vi è uomo sì nobile, che non vi possa esser donna più nobile.

 

A che scopo dolerci delle donne? Noi possiamo mostrare loro di conoscerle, di saperle apprezzare nel loro valore, di tenerle anche in ispregio; esse sono tuttavia ben certe che noi le ameremo sempre.

 

Nelle religioni di tutti i paesi, nelle tradizioni di tutti i popoli la prima notizia che si ha della donna accenna ad una seduzione. Le tradizioni bibliche sono in ciò piene di molta sapienza. La prima donna si fa sedurre, la prima volta, dal più vile degli animali, da un rettile.

 

L'essenza di tutti i libri, di tutte le tradizioni, di tutte le storie, si riduce a questo: una moglie che inganna il marito, un marito che inganna la moglie, o una moglie e un marito che si ingannano a vicenda.

 

Gli uomini portano una maschera - le donne due.

 

Le donne hanno interesse a mostrarsi incapaci di sentire l'amicizia; mettono gli uomini nella necessità di non chieder loro che dell'amore.

 

FELICITÀ E DOLORE

 

Gli uomini non ripongono mai la loro felicità in ciò che sono, ma in ciò che sperano di
divenire; e non so se sia per questa illusione che essi non possono mai raggiungere la felicità, o se, appunto perchè sanno di non poterla mai raggiungere, la ripongono volentieri in questa illusione.

 

Per quanto ci è dato argomentare dalla festività e dalla quiete apparente di tutti gli animali, il dolore morale sembra retaggio esclusivo dell'uomo. E suo retaggio esclusivo sono quindi il riso ed il pianto; d'onde parci poter dedurre che il sorriso non sia meno delle lacrime un'espressione del dolore.

 

Gli uomini giocano colla loro felicità come i fanciulli, perduta la rimpiangono come uomini. L'idea della felicità negli uomini non può esser derivata che dalla memoria d'un bene trascorso o dal presentimento di un bene avvenire - in una vita antecedente o in una vita futura - giacchè non vi è nulla quaggiù d'onde essi abbiano potuto attingere questo concetto.

 

Pochi e grandi dolori fanno l'uomo grande, piccoli e frequenti l'impiccioliscono; un fiotto lava la pietra, una serie di goccie la trapassa. Allora si ha incominciato realmente a soffrire, quando si ha imparato a tacere il proprio dolore.

 

LA VITA

 

Secondo l'ordine naturale delle cose nessuno muore ad un tratto, ma la natura (ove non le sia fatta violenza) ci distacca essa medesima dalla vita come un frutto maturo; ed è sì valente in questa bisogna che spesso ce ne infastidisce per modo da farci anelare alla morte come ad una dolcezza o

 

Quella misteriosa espiazione che tutti sentono di subire nella vita, diventa sempre più attiva e più travagliosa, quanto più la vita stessa si avvicina al suo termine - o sia che l'espiazione affretti e addolori di più il termine della vita, o che il volgersi più rapido della vita al suo fine rincrudisca esso stesso la espiazione.

 

LA FEDE

 

Non si arriva alla fede che per una sola via, per quella del dolore.

 

I prosperi e i fortunati sono raramente, o male, uomini religiosi. Gli sventurati soltanto
corrono a gettarsi ai piedi degli altari e cercano nella speranza d'un'esistenza futura un compenso ai mali di questa. Io mi sono spesso rivolto una domanda angosciosa: È l'agiatezza che rende i prosperi ingrati alla divinità, o è la sventura che ha creato ai miseri il bisogno di fabbricarsi questa chimera e di credervi? La fede - poichè ella è solo degli infelici - non sarebbe che un inganno creato dalla sventura?

 

PENSIERI DIVERSI

 

Non tutte le ingratitudini che si commettono dagli uomini debbono imputarsi esclusivamente alla loro volontà. Occorrono molte circostanze nella vita, in cui la natura o la
società ci costringono ad essere ingrati, e sono assai rari quei casi in cui noi possiamo emettere un giudizio sincero e coscienzioso sopra un atto d'ingratitudine; poichè è questa fra tutte le azioni dell'uomo quella che è mossa da cause più molteplici e più imperscrutabili.

 

Mi avviene talora di trovare una data, un nome o un pensiero, o inciso su corteccia di albero, o scritto su parete o su margine di libro, come troverei una croce o una lapide che mi additasse una solitaria sepoltura, ma con una commozione più dolce e più confortante.

 

La grandezza è solitaria. Si direbbe anzi che la solitudine è condizione della grandezza.

 

Tutte le intelligenze superiori, tutte le nature superiori sono isolate - l'aquila vive sola, il leone solo.

 

La prudenza è la maschera dell'astuzia. - O nessuna delle due è virtù, o entrambe.

 

Comprendere la vanità e il ridicolo delle cose del mondo è somma sapienza; riderne è somma forza.

 

Strana cosa! Gli uomini piangono spesso del ridicolo.

 

La giustizia di sè è nell'istante, quella degli uomini nel tempo, quella di Dio nell'eternità.

 

I pensatori e i filosofi di tutte le epoche e di tutti i paesi parlano dei loro tempi, come di
tempi eccezionalmente scellerati. È logico arguire che gli uomini siano stati scellerati in ogni
tempo.

 

Diffidate degli uomini che non hanno passioni.

 

Confessare altrui i proprii difetti è assai meno doloroso che confessarli a sè stessi.

 

La malignità è cattiveria impotente. 

 


   

 

Racconti fantasticiRacconti fantastici

Autore: Iginio Ugo Tarchetti

Editore: Treves & C., Milano, 1869

 

Il libro contiene i seguenti racconti: I fatali, Leggende del castello nero, La lettera u, Un osso di morto, Lo spirito in un lampone; e i Pensieri sui seguenti temi:  L'Amore, La Donna, Felicità e Dolore, La Vita, La Fede, Pensieri diversi.

 

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