Michel de Montaigne

 

Michel de Montaigne

Bordeaux 1533 - S. Michel-de-Montaigne 1592
Filosofo, scrittore e politico francese

Saggi

Essais, 1580/95

Aforismi e Citazioni - Aforismario

 

 


L'argomento del mio libro sono io.

 

Fidarsi della bontà altrui è una prova non piccola della propria bontà.

 

Non è meraviglia che il caso possa tanto su noi, dal momento che noi viviamo a casaccio.

 

Le nozioni generali sono generalmente inesatte.

 

Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono.

 

Nulla è creduto così fermamente come ciò che meno si sa.

 

Per i cristiani trovarsi di fronte a una cosa incredibile è una bella occasione per credere.

 

Come il dare è qualità ambiziosa e di privilegio, così l'accettare è qualità di sottomissione.

 

L’uomo è davvero insensato: non saprebbe fare un pidocchio e fabbrica dèi a dozzine.

 

Il molto sapere porta l'occasione di più dubitare.

 

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.

 

Filosofare non è altro che prepararsi alla morte.

 

Per poter giudicare delle cose grandi e nobili, bisogna possedere un'anima altrettanto grande e nobile.

 

La più sottile follia è fatta della più sottile saggezza.

 

La calamità dell'uomo, è il creder di sapere.

 

Vera libertà è potere tutto su se stessi.

 

La natura non è altro che una poesia enigmatica.

 

La parola è per metà di colui che parla, per metà di colui che l'ascolta.

 

La paura è la cosa di cui ho più paura.

 

Quand'anche potessimo essere sapienti del sapere altrui, saggi non possiamo essere se non della nostra propria saggezza.

 

Anche sul trono più alto del mondo, si sta seduti sul proprio culo.

 

La superstizione reca in sé qualche immagine della pusillanimità.

 

Mi sembra più facile portare per tutta la vita una corazza che una verginità.

 

A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.

 

Quelli che chiamiamo abitualmente amici e amicizie, sono soltanto dimestichezze e familiarità annodate per qualche circostanza o vantaggio, per mezzo di cui le nostre anime si tengono unite. Nell'amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono in un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la commessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo: "perché era lui; perché ero io".

 

Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.

 

Stima la vita al suo giusto valore chi l'abbandona per un sogno.

 

La vecchiaia ci segna più rughe nello spirito che sulla faccia.

 

Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere.

 

Tutti i giorni vanno verso la morte, l'ultimo vi arriva. 

 


   

 

Saggi Saggi
Autore Michel de Montaigne
Curatore F. Garavini
Editore Adelphi, 1992

"Non conosco libro più calmo, e che disponga maggiormente alla serenità" scrisse Flaubert dei "Saggi", e certo, tra i grandi libri in cui si è espressa la cultura occidentale, non molti sono quelli che presentano altrettanto immediata l'impronta di uno spirito sereno, coordinatore sovrano e misurato di un'infinita e fluttuante varietà di contenuti. Sorretta da una curiosità che non si arresta davanti a nulla, l'indagine serrata (se pure niente affatto sistematica) che Montaigne conduce nel suo libro vede i suoi risultati ridotti a un'unica costante che è lo studio di sé, delle proprie humeurs et conditions, e attraverso di esso arriva alla rappresentazione dell'uomo "dipinto per intero, e tutto nudo". Persuaso che tutto sia stato detto e preoccupato di dimostrare che lo spirito umano rimane sempre simile a se stesso, egli giunge, paradossalmente, alla conclusione che nulla può dirsi che sia certo, se non che tutto è incerto. Questo gli apre le porte per un viaggio senza fine all'interno di se stesso, solo soggetto possibile della sua ricerca perché il solo verificabile mediante l'esperienza diretta e, in fondo, il solo interessante per lui: "lo oso non soltanto parlare di me, ma parlare soltanto di me...".

 

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