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I migliori aforismi francesi Versione italiana Aforismi e aforisti - Aforismario
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Ciò che è noioso nell'amore è che si tratta di un delitto in cui non si può fare a meno di un complice. Charles Baudelaire, Il mio cuore messo a nudo, 1859-66 (postumo, 1887-1908)
C'è sempre una filosofia per la mancanza di coraggio. Albert Camus, Taccuini, 1935/59 (postumo 1962/89)
Si aspira all'inattività di un malvagio e al silenzio di un ottuso. Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 (postumo)
Non vale la pena uccidersi, dato che ci si uccide sempre troppo tardi. Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973
Imbecilli - Coloro che non la pensano come noi. Gustave Flaubert, Dizionario dei luoghi comuni, 1913 (postumo)
Chiudi gli occhi e vedrai. Joseph Joubert, Pensieri, 1838 (postumo)
Il rimpianto che gli uomini provano per avere male impiegato il tempo che hanno già vissuto, non li porta sempre a far un miglior uso di quello che resta loro ancora da vivere. Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688
Chi crede di poter trovare in se stesso di che fare a meno di tutti si sbaglia di grosso; ma chi crede che non si possa fare a meno di lui si sbaglia ancora di più. François de La Rochefoucauld, Massime, 1678
La nostra presunzione è tale che vorremmo essere conosciuti dal mondo intero e anche da quelli che verranno quando non ci saremo più. Ma siamo così vani che la stima di cinque o sei persone attorno a noi ci fa piacere e ci soddisfa. Blaise Pascal, Pensieri, 1670 (postumo)
L'amore è eterno, finché dura. Henri de Régnier, Lui o Le donne e l'amore, 1929
La più straordinaria donna mai incontrata è quella che si è appena lasciata. Jules Renard, Diario, 1887/1910 (postumo, 1925-27)
Nulla è più faticoso della pigrizia. Antoine Rivarol, Massime e pensieri, 1808 (postumo, 1941)
La bellezza è un'eloquenza muta. François des Rues, Le margherite francesi, 1598
Per eseguire grandi cose, bisogna vivere come se non si dovesse mai morire. Luc de Clapiers de Vauvenargues, Riflessioni e massime, 1746
Allo studio di taluni aspetti inediti dei moralisti francesi e della loro influenza nella cultura europea (da Montaigne a La Rochefoucauld ed al Seicento francese) l'autore affianca in questo libro un'analisi critica dello strumento espressivo da essi privilegiato, e cioè il discorso interrotto e digressivo, la massima, l'aforismo. Emerge così una libera saggezza mondana, né filosofica, né dommatica, né dottrinale, apparentemente poco più che un'impegnata conversazione di salotto su argomenti non indifferenti del vivere, una specie di trattato a più voci. Questo sapere viene collegato in modo essenziale a una serie di forme linguistiche che, pur nella loro irrimediabile problematicità, gli sono naturalmente consone e rendono possibili fecondi accostamenti con altre tradizioni culturali del nostro Occidente.
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