Nicolas de Chamfort

 

Nicolas de Chamfort

Clermont-Ferrand 1741 - Parigi 1794
Scrittore e moralista francese

Massime e pensieri

Maximes et Pensées, 1795/1953 (postumo)

Aforismi e aforisti - Aforismario

 

 


La filosofia, al pari della medicina, rifila molte droghe, pochissimi rimedi buoni e quasi nessun specifico.

 

Il pensiero consola di tutto, e a tutto rimedia. Se talvolta esso vi fa del male, chiedetegli il rimedio relativo: lo avrà senz'altro.

 

La migliore filosofia, relativamente alla gente, è di fondere nei suoi confronti il sarcasmo dell'allegria con l'indulgenza del disprezzo.

 

Si aspira all'inattività di un malvagio e al silenzio di un ottuso.

 

Vi sono stupidaggini ben mascherate, al pari di sciocchi molto ben vestiti.

 

Nelle grandi cose, gli uomini si mostrano come conviene loro manifestarsi; nelle piccole quali effettivamente sono.

 

Un ottuso che, con un'improvvisa illuminazione di mente, stupisce e scandalizza, è come un cavallo da tiro spinto al galoppo.

 

Non legarsi alla personalità di nessuno, essere uomo del proprio cuore, dei propri principi, dei propri sentimenti: questo è quanto ho visto di più raro.

 

I tre quarti delle pazzie non sono che stupidaggini.

 

La giornata più perduta di tutte è quella in cui non si è riso.

 

Pochi i vizi che impediscono a un uomo di avere tanti amici quanto il possesso di troppe straordinarie qualità.

 

Vi sono due cose a cui si deve fare l'abitudine, se non si vuole trovare insopportabile l'esistenza: mi riferisco alle ingiurie del tempo e alle ingiurie degli uomini.

 

Ci sono più pazzi che savi, e nel savio medesimo c'è più follia che saggezza.

 

La falsa modestia è la più decente fra tutte le bugie.

 

Nel vedere quel che succede nel mondo, il più misantropo di tutti finirebbe col rallegrarsi, e Eraclito col morire dal ridere.

 

Che cosa può essere un fatuo senza la sua presunzione? Se togliete le ali a una farfalla, non resta che un verme.

 

La Natura non mi ha detto: "Non essere povero"; e ancor meno "Sii ricco"; mi grida tuttavia: "Sii indipendente".

 

Godi e fa' godere, senza far male a te stesso o a qualche altro: ecco qui, credo, tutta quanta la morale.

 

Rinunciando al mondo e alla fortuna, ho trovato la felicità, la quiete, la salute, persino la ricchezza; e a dispetto del proverbio, mi accorgo che chi abbandona la partita la vince.

 

Quel che ho imparato, non lo so più. Il poco che so ancora, l'ho intuito.

 

Un uomo innamorato è un uomo che vuole essere più amabile di quanto non possa; ecco perché quasi tutti gli innamorati sono ridicoli.

 

Che cos'è un'amante? Una donna presso la quale ci dimentichiamo quel che si sa a memoria, come dire tutti i difetti del suo sesso.

 

L'amore piace più del matrimonio per lo stesso motivo per cui i romanzi sono più divertenti della storia.

 

Le nozze vengono dopo l'amore come il fumo dopo la fiamma.

 

Il divorzio è tanto naturale che in molte case esso si corica tutte le notti fra i consorti.

 

Per quanto male un uomo possa pensare delle donne, non c'è donna che non pensi peggio di lui.

 

Non si è uomini di spirito per il solo fatto di avere molte idee, come non basta avere molti soldati per essere buoni generali.

 


   

 

Massime e pensieri - Caratteri e aneddoti

Autore: Nicolas de Chamfort

Introduzione: Albert Camus

Traduzione: Marcello Ciccuto

Testo francese a fronte
Editore: BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1993

Valutazione Aforismario: Capolavoro (Aforismario)

 

Forse nessun protagonista del Secolo dei Lumi ha condiviso ed espresso come Nicolas de Chamfort le contraddizioni, gli entusiasmi, lo spirito critico e le cadute dell'intelletto settecentesco. Questa tormentata raccolta di Massime e pensieri, specchio d'una vita dispersa e dispersa essa stessa alla morte di Chamfort, illustra con inarrivato acume il volto più oscuro e nevrotico del XVIII secolo. Alle dense formule di Chamfort dunque, a questo inventario spirituale dell'Ancien Regime e alla sua fantasmagoria verbale dobbiamo il privilegio di un'osservazione assolutamente indipendente sui fatti che condussero alla Rivoluzione, analizzati alla luce d'una sensibilità così vigile da far apparire sovrumane le sue intuizioni. Si spiega insomma il fascino che l'autore ebbe a esercitare nel tempo sui suoi pochi lettori; fra tutti Chateaubriand, Stendhal, Schopenhauer o Nietzsche, che ne fecero uno dei simboli dell'ambiguo confronto di sogno e ragione fluito nell'alveo della coscienza critica e morale della civiltà moderna.

 

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di Nicolas de Chamfort vedi anche: Caratteri e aneddoti

 

 

 

 

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