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Paolo Milano Roma 1904 - 1988 Note in margine a una vita assente 1947/1955 (postumo, 1991) Aforismi e aforisti - Aforismario |
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1947
Roma, 19 luglio Incontro ad ogni passo indulgenza o intolleranza, senso di giustizia, no.
1949
New York, 1° ottobre Più umiliante che la la fiacchezza delle membra, col passare degli anni, è la pigrizia del cuore.
New York, 9 ottobre Gli infermi sono alla mercé di tutti, con in mano un'arma sola, il ricatto della pietà.
1950
New York, 24 dicembre La sicurezza di sé, quando la si ostenta in ogni atto, è un segno infallibile d'incertezza interiore.
1951
New York, 31 maggio Troppe volte, a grattare una donna spericolata, si scopre una ragazzetta spaurita.
Brooklyn, 13 luglio La schiettezza assoluta potenzia l'intelletto di coloro verso cui la si pratica.
1952
New York, 18 maggio Chi non ha lottato corpo a corpo, qualche giorno o qualche notte, con la propria incipiente follia? 1953
New York, 14 marzo Quando la mole del lavoro che ci aspetta eccede il limite massimo del ragionevole, ci si sente autorizzati a scegliere l'ozio.
Yaddo, 6 luglio Quando un uomo è entrato nella zona estrema della disperazione, niente più nella sua vita è casuale.
New York, 28 novembre Ripetiamoci ogni giorno fino alla nausea che si può essere assolutamente sinceri, ma oggettivamente nel falso.
1954
New York, 26 febbraio Certe passioni senili nascono, non dalla concupiscenza, ma da un cieco bisogno di non essere vecchi.
1954
Roma, 18 febbraio 1956 Più duro ad accettare del riconoscimento della propria mediocrità è solo quello della propria bassezza d'animo: il primo ci suggerisce una certa pietà, l'altro ci forza al disprezzo di noi stessi.
Paolo Milano fu per trent'anni il critico letterario dell'"Espresso", autorevole e molto seguito per la precisione e la sobrietà dei giudizi. Molto restio a pubblicare libri, tenne a lungo un diario, sino a oggi totalmente inedito. Una sua parte, che comprende gli anni 1947-1955, fu da lui però sottoposta a un lavoro di scelta e messa a punto come un libro finito, provvisto anche di vari possibili titoli, uno dei quali è quello con cui oggi appare. Sarà una lettura preziosa: rare volte l'"aria del tempo" ha circolato con tanta libertà in un diario intellettuale di quegli anni. E insieme qui si scoprirà quella che forse era la prima vocazione di Milano: quella del chiosatore, del testimone (degli altri e di se stesso), che sa riportare un aneddoto significativo, commenta una frase sentita in una conversazione, riflette sui libri che legge, con il massimo di concisione e sempre con lucidità e spregiudicatezza.
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