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Metodi (o approcci) psicoterapeutici
I metodi (o approcci) psicoterapeutici, sono molti (se
ne contano oltre 400), e se ciò consente
una maggiore opportunità di scelta da parte dell'utente, nello stesso tempo
è fonte di
parecchia confusione e di non poca incertezza. Per fornire un quadro d'insieme, qui di seguito si
riporta un elenco di alcuni
degli approcci psicoterapeutici più importanti con una loro breve descrizione.
Analisi transazionale
Psicoanalisi
Psicoterapia cognitivo-comportamentale
Psicoterapia cognitiva
Psicoterapia comportamentale
Psicoterapia centrata sul cliente
Psicoterapia della Gestalt
Psicoterapia sistemico-relazionale
Analisi transazionale
L'Analisi transazionale nasce negli anni '50 per opera dello psichiatra canadese
Eric Berne, secondo il quale i disturbi psichici sono conseguenza di una
disarmonia tra i vari stati dell'Io denominati: Genitore, Bambino e Adulto.
Lo stato "Genitore" rappresenta gli elementi normativi e punitivi della
personalità; quello "Bambino" rappresenta gli aspetti più impulsivi e spontanei;
quello "Adulto" si pone ad un livello intermedio tra i primi due stati e la
realtà esterna.
Secondo Berne la mancata armonizzazione tra i vari stati dell'Io, condizionano
negativamente le relazioni con sé stessi e con gli altri, determinando modalità
d'interazione precostituite e ripetitive – i cosiddetti "giochi psicologici"
– che mantengono l'individuo entro uno schema di vita rigido e inconsapevole detto
copione.
Obiettivo principale dell'Analisi transazionale è quello di "decontaminare" lo
stato "Adulto" dagli effetti disturbanti degli stati "Genitore" e "Bambino", che
dovranno essere reintegrati in maniera funzionale, e liberare il paziente dal
copione cui era costretto, consentendogli di gestire in maniera autonoma la
propria vita.
Psicoanalisi
La Psicoanalisi trae origine dalle scoperte e dalle teorizzazioni effettuate da
Sigmund Freud a partire dalla fine dell'800.
L'obiettivo principale della psicoanalisi è quello di portare alla luce,
esaminare e risolvere i conflitti inconsci, cioè di cui non si è consapevoli,
che stanno alla base dei disturbi nevrotici.
Gli psicoanalisti dispongono di diverse tecniche per riportare alla luce i
conflitti rimossi, cioè tenuti al di fuori della coscienza; tra queste possiamo
menzionare:
– associazioni libere: il paziente è invitato ad esprimere senza vergogna o
timore pensieri, sentimenti, sensazioni, ecc., anche se questi gli sembrano
irrilevanti, sgradevoli o insensati; in tal modo l'analista cerca di aggirare le
normali difese del paziente che si interpongono al raggiungimento dei contenuti
inconsci;
– analisi dei sogni: è la tecnica mediante la quale si cerca di risalire,
attraverso un difficile lavoro d' interpretazione, al significato nascosto dei
sogni del paziente. Ciò in base alla teoria che durante il sonno i contenuti
rimossi, seppure in maniera mascherata e simbolica, tendono ad emergere con più
facilità rispetto alla stato di veglia, per un allentamento della censura, cioè
della funzione psichica predisposta a tenere al di fuori della coscienza i
contenuti inconsci ritenuti inaccettabili o dolorosi;
– analisi delle resistenze: l'esame delle forme e dei meccanismi mediante i
quali il paziente si oppone inconsciamente all'accesso ai suoi contenuti
psichici più profondi, per difendersi dall'angoscia da essi suscitata.
– analisi del transfert: l'esame e la risoluzione del particolare legame
affettivo che il paziente stabilisce col suo analista, che è la riproduzione
della modalità relazionale avuta nell' infanzia con uno dei genitori, e che è
rivelatrice dei conflitti interiori sottostanti.
Il trattamento psicoanalitico, indubbiamente affascinante, è un processo lungo e
faticoso, oltre che dispendioso in termini di tempo (in genere tre sedute
settimanali) e denaro, e pertanto richiede notevole impegno e grande motivazione
al cambiamento da parte del paziente.
Psicoterapia cognitivo-comportamentale
La Psicoterapia cognitivo-comportamentale (probabilmente oggi il metodo più
diffuso) è costituita dall'integrazione di due approcci terapeutici diversi tra
loro: quello cognitivo e quello comportamentale, che vengono descritti
separatamente qui di seguito.
Psicoterapia cognitiva
La Psicoterapia cognitiva nasce negli anni '60 e si basa su un principio
cardine, che è quello secondo il quale i disturbi psichici dipendono in maniera
determinante dai processi del pensiero. Obiettivo di questo modello terapeutico
è dunque quello di individuare ed eliminare le distorsioni cognitive che
producono i disagi emotivi e le condotte inadeguate, e favorire lo sviluppo di
forme di pensiero più realistiche e funzionali.
Tra le terapie cognitiviste più importanti vanno ricordate la Terapia cognitiva
di
Aaron Beck e la Terapia
razionale-emotiva di
Albert Ellis.
Psicoterapia comportamentale
La Psicoterapia comportamentale nasce a partire degli anni '50, ma affonda le
sue radici nel comportamentismo, un'importante corrente della psicologia moderna
di alcuni decenni prima, che, nell'intento di dare alla psicologia uno status
simile a quello delle scienze esatte, restringeva il suo campo d'indagine al
comportamento manifesto, escludendo tutte quelle attività di carattere
psicologico che non potevano essere osservate e verificate sperimentalmente.
Partendo da queste basi, è chiaro che per la Psicoterapia comportamentale i
sentimenti e i conflitti interiori del paziente, la sua autoconoscenza e la sua
crescita personale, hanno valore assolutamente marginale nel processo
terapeutico, che, in pratica, è volto esclusivamente all'eliminazione o alla
modifica di quei comportamenti ritenuti inadeguati o chiaramente patologici.
Tra le tecniche più importanti usate in terapia comportamentale possiamo
ricordare le seguenti:
– desensibilizzazione sistematica: il paziente è invitato ad immaginare in
maniera graduale una situazione considerata ansiogena, e, mediante tecniche di
rilassamento, il terapeuta lo aiuta ad affrontarla adeguatamente, senza risposte
di ansia o di evitamento, dapprima a livello immaginativo, successivamente anche
nella realtà;
–
avversione: il comportamento indesiderato (ad esempio il fumo o l'eccessiva
assunzione di alcool) viene ripetutamente accompagnato da stimoli sgradevoli,
finché il paziente non apprende ad associare la condotta inadeguata a reazioni
negative;
–
condizionamento operante: così come il terapeuta condiziona negativamente i
comportamenti considerati inadeguati, rinforza positivamente mediante ricompense
quelli considerati appropriati;
–
modellamento: al paziente viene fatta osservare una persona che interagisce
tranquillamente con un oggetto che per lui è fonte di ansia, per fargli
apprendere che non ci sono motivi di averne paura.
Da quanto esposto, è chiaro che la terapia comportamentale, seppure con
efficacia, mira solamente all'estinzione dei sintomi e non alla risoluzione
delle cause sottostanti o alle crescita personale del paziente, il cui ruolo è
peraltro abbastanza passivo rispetto all'attività e direttività del terapeuta.
Psicoterapia centrata sul cliente
La Psicoterapia centrata sul cliente è un metodo terapeutico ad orientamento
umanistico-esistenziale sviluppato a partire dagli anni '40 dallo psicologo
americano
Carl Rogers.
Il termine "cliente" sta a sottolineare il rifiuto da parte di Rogers del
concetto allora imperante di "paziente" come utente passivo che si affida alle
cure dell'esperto, che, dall'alto delle sue conoscenze, dirige l'andamento della
terapia, per sostituirlo col termine "cliente", più adatto alla sua idea di
utente attivo e responsabile al processo di cambiamento.
L'obiettivo principale della Psicoterapia centrata sul cliente non è tanto la
risoluzione di un problema specifico, quanto quello di aiutare il cliente a
sviluppare le proprie potenzialità per affrontare in maniera costruttiva non
soltanto il problema attuale, ma anche eventuali difficoltà future.
Per realizzare ciò, il terapeuta cercherà di creare un'atmosfera calda e sicura,
il cosiddetto "clima facilitante", in cui il cliente potrà conoscersi e attivare
il suo processo di autorealizzazione in condizioni ottimali di sicurezza e
libertà.
Psicoterapia della Gestalt
La Psicoterapia della Gestalt è un metodo terapeutico ad orientamento
umanistico-esistenziale sviluppatosi negli Sati Uniti a partire dagli anni '50
per opera dello psicologo tedesco
Frederick (Fritz) Perls.
Il termine tedesco "Gestalt", che significa "forma" o "configurazione", deriva
dall'omonima teoria psicologica che lo usò per evidenziare la tendenza a
percepire un insieme di stimoli in unità organizzate il cui senso è
qualitativamente diverso rispetto alla loro sommatoria.
Su queste basi la terapia gestaltica vede il disagio psicologico come una
rottura dell'equilibrio tra le parti che compongono la personalità nel suo
insieme, ed assume come obiettivo principale non tanto l'eliminazione dei
sintomi, quanto il favorire un maggior grado di autoconoscenza e di integrazione
della personalità in tutti i suoi aspetti (corporeo, emotivo, cognitivo,
sociale).
Per raggiungere questo obiettivo, la terapia della Gestalt adotta varie
tecniche. Tra le più importanti possiamo ricordare:
– "qui e ora": il paziente è incoraggiato a prendere coscienza della sua
esperienza immediata, per verificare in concreto le sue modalità d'interazione
nel luogo stesso in cui si trova al momento presente; ciò lo aiuterà ad
acquisire un maggior grado di consapevolezza ed un più adeguato scambio con
l'ambiente circostante.
– sedia vuota: il paziente in un "gioco di ruolo" interpreta diverse "parti" di
sé stesso, che sono in contrapposizione l'una con l'altra, in modo da entrare in
contatto con gli aspetti negati della propria personalità e favorirne
l'integrazione.
Tale tecnica può essere usata anche facendo visualizzare al paziente una figura
per lui significativa, e facendogli esprimere alternativamente i sentimenti
dell'uno e dell'altro.
– polarità opposte: il paziente è invitato ad esprimere alternativamente le
polarità opposte di sentimenti e atteggiamenti in modo da trovare un equilibrio
tra i due estremi e scoprire parti di sé allontanate ed inespresse.
Psicoterapia sistemico-relazionale
La Psicoterapia sistemico-relazionale, sorta negli Stati Uniti a partire dagli
anni '50, si basa fondamentalmente sui due modelli teorici da cui trae il nome:
quello relazionale e quello sistemico, per cui oggetto principale di
osservazione e di intervento non è il singolo individuo ma la relazione tra gli
individui in un determinato contesto.
Campo privilegiato di applicazione dell'approccio sistemico-relazionale è la
famiglia, che viene vista come un sistema entro il quale un soggetto che
presenta un diagio psicologico è considerato il "paziente designato" che esprime
le difficoltà relazionali dell'intero gruppo familiare.
Di conseguenza l'obbiettivo principale della Psicoterapia sistemico-relazionale
è quello di modificare le modalità di relazione disfunzionali all'interno della
famiglia, in modo da rendere inutili le espressioni psicopatologiche di uno o di
più componenti del gruppo familiare.
Psicoterapie.
Modelli a confronto
2001, 332 p.
Curatore L. Cionini
Editore Carocci
Il campo della psicoterapia è caratterizzato da una pluralità di proposte
teoriche e metodologiche che si concretizza nell'esistenza di molteplici
indirizzi psicoterapeutici. In questo libro, otto esponenti italiani di
altrettanti indirizzi psicoterapeutici (psicoanalitico,
cognitivo-comportamentale, cognitivo-costruttivista, sistemico-relazionale,
analitico transazionale, centrato sul cliente, gestaltico, corporeo-funzionale)
espongono il proprio modello clinico utilizzando una griglia comune, proposta
loro dal curatore, che rende ogni contributo direttamente confrontabile con gli
altri.
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libri di psicologia e psicoterapia su
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Psicoterapia @Psicoweb
Definizione di
psicoterapia - Storia
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