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Regulae Juris Regole del Diritto Frasi, massime e detti - Aforismario
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Il Regulae Juris (Regole del diritto) si può definire un testo di saggezza giuridica costituito da aforismi estratti in epoche diverse dalle opere di grandi giuristi romani, da sentenze elaborate da avvocati medioevali e da massime coniate da persone comuni.
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La legge è uguale per tutti.
Dove esiste una società umana esiste la legge; dove esiste la legge, esiste una società umana.
Quando ci si allontana dal diritto tutto diventa incerto.
La consuetudine, soprattutto quando è lunga e continuata, ha valore di diritto e forza di legge in tutti i casi in cui non esistono leggi scritte.
L'intelligenza, lo spirito e la saggezza di un popolo sono tutti riposti nelle sue leggi.
L'essenza della giustizia consiste nella costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il suo diritto.
Non tutto quello che è lecito è onesto.
La legge colpisce il fatto non l'intenzione.
È meglio lasciare impunito un colpevole che condannare un innocente.
Non è permesso ignorare o fingere di ignorare le leggi.
Si scusa l'ignoranza di fatto ma non quella del diritto.
Cosa giudicata, verità acclarata.
Chi muove un'accusa deve addurre le prove.
L'imperizia va annoverata tra le cause di colpa.
A colpa più grave più grave pena.
La pena maggiore assorbe la minore.
L'equità è sempre preferibile al rigore.
Alcune leggi non sono scritte, ma sono più precise e salde di quelle scritte.
Nei casi dubbi si deve sempre decidere a favore dell'imputato.
Nessuno può fare da testimone a se stesso.
Contro il pazzo non si può pronunciare sentenza.
Il pazzo è abbastanza punito dalla sua stessa pazzia.
Un solo teste, nessun teste.
Nessuno è ritenuto testimone idoneo quando c'è di mezzo il suo interesse.
L'onere della prova spetta a chi afferma non a chi nega.
La confessione è la regina delle prove.
Il giudice, pronunciata la sentenza, non è più tale.
Con la morte ogni colpa si estingue.
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