Le Maximes di La Rochefoucauld

 

 

Storia dell'aforisma

Definizione ed evoluzione del termine "aforisma"

Caratteristiche dell'aforisma - Glossario aforistico

 L'aforisma perfetto - Aforismi sull'aforisma

Aforismario

  

 

"Gli aforismi sono essenzialmente un genere di scrittura aristocratico. L'aforista non argomenta, asserisce; e implicito nella sua asserzione è il convincimento che egli sia più saggio e più intelligente dei suoi lettori".

Wystan Auden

Storia dell'aforisma 


 

IppocrateLa più antica raccolta di aforismi è quella, dall'omonimo titolo, attribuita al noto medico greco Ippocrate di Cos (460-377 a.e.v.), che ebbe grande notorietà per diversi secoli. Gli aforismi di Ippocrate, a parte la concisione, hanno però ben poco a che vedere con la concezione odierna del termine. In realtà si tratta di semplici precetti di natura medica, frutto dell'esperienza e della conoscenza del loro autore in tale campo. Ecco alcuni esempi:

 

"La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne".

 

"Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci".

 

"Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro".

 

Marco AurelioIl primo testo aforistico nel senso moderno del termine, può essere considerato, invece, i Ricordi (166/179 ca., noto anche col titolo di Pensieri o Colloqui con se stesso) di Marco Aurelio.

In quest'opera, che riscontrò notevole successo a partire dalla prima edizione a stampa avvenuta nel 1559, l'imperatore e filosofo romano trascrisse le sue riflessioni ed osservazioni su svariati argomenti per lo più di natura etica: la condotta dell'uomo con sé stesso e gli altri, il suo atteggiamento nei confronti della vita e della morte, del destino e della sofferenza, ecc. Questi alcuni esempi:

 

"Spesso compie un'ingiustizia non solo chi fa, ma anche chi non fa qualche cosa".

 

"Non discutere più di come debba essere l'uomo per bene, ma siilo".

 

"A leggere e a scrivere non sarai mai maestro se non sei stato prima allievo. E tanto meno a vivere".

 

Nel corso dei secoli successivi, la scrittura aforistica andò lentamente diffondendosi, anche se il termine "aforismi" continuò ad essere usato per molto tempo (almeno fino alla seconda metà dell'Ottocento) esclusivamente in ambito tecnico-scientifico. Si vedano a tal proposito gli Aforismi politici (1659) del politologo inglese James Harrington; gli Aforismi dell'arte bellica (1670) del condottiero italiano Raimondo Montecuccoli; gli Aphorismi de cognoscendis et curandis morbis (1709) del medico olandese Hermannus Boerhaave.

 

La massima 


 

François de La RochefoucauldIn questo stesso periodo, cioè tra il Seicento e il Settecento, la scrittura aforistica assume grande rilievo grazie alle opere di alcuni autori francesi, che dettero origine ad un nuovo genere letterario: quello della massima moralistica.

Su tutte, si ricordino: le Massime (1664/78) di La Rochefoucauld; I caratteri (1688) di La Bruyère; Riflessioni e massime (1746) di Vauvenargues e Massime e pensieri (1795) di Chamfort.
Ma cosa distingue la massima (moralistica) dall'aforisma? Entrambi i generi hanno molte caratteristiche in comune: la concisione, l'isolamento testuale, l'arguzia della forma e del contenuto; l'unica differenza sta nel fatto che la massima, contrariamente all'aforisma, è tradizionalmente incentrata su tematiche inerenti la natura umana e la condotta di uomini e donne in società, spesso con finalità etiche.

 

Il frammento 


 

NovalisAltra tappa fondamentale nella storia dell'aforisma è rappresentata dalle teorizzazioni sul genere compiute verso la fine del Settecento dai principali esponenti del Romanticismo tedesco: Friedrich Schlegel e Novalis. Secondo questi autori, il valore dell'aforisma, o del "frammento", sta nella sua immediatezza, nella possibilità di esprimere profonde "verità soggettive" grazie ad una illuminazione improvvisa. Pertanto, ad una concezione tradizionale dell'aforisma visto come frutto di un sapere universale, di elaborate riflessioni ed esperienze di vita, si affianca quella di origine romantica della rapida e geniale intuizione, dell'impressione e del punto di vista personale che diventerà predominante nel Novecento.

 

L'aforisma come genere letterario 


 

Friedrich NietzscheNella seconda metà dell'Ottocento, il termine "aforisma" comincia a designare un genere letterario, quando il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche lo intende implicitamente come tale in una delle sue ultime opere, Il crepuscolo degli Idoli (1888):

"L'aforisma, la sentenza, in cui io sono il primo dei maestri tedeschi, sono le forme dell'"eternità"; la mia ambizione è quella di dire in dieci proposizioni quel che ogni altro dice in un libro – quel che ogni altro non dice in un libro...".

Peraltro, Nietzsche aveva già usato la scrittura aforistica come forma espressiva in tutte le sue opere da Umano, troppo umano (1878) in poi, pur consapevole della difficoltà che tale scrittura potesse creare nel lettore per la comprensione del testo; scrive infatti nella prefazione alla Genealogia della morale (1887):

"[...] In altri casi presenta difficoltà la forma aforistica: ciò è dovuto al fatto che oggigiorno non si dà sufficientemente importanza a questa forma. Un aforisma, modellato e fuso con vigore, per il fatto che viene letto non è ancora "decifrato"; deve invece prendere inizio, a questo punto, la sua interpretazione, per cui occorre un'arte dell'interpretazione".

Nietzsche apre dunque la strada all'uso del termine "aforisma" anche in senso letterario, anche se ufficialmente possiamo dire che ciò avvenne nel 1902, quando il filologo tedesco Albert Leitzmann pubblica in volume le osservazioni e i pensieri di Georg Lichtenberg con il titolo di Aforismi.

 

L'aforisma nel '900 


 

Ennio FlaianoNel Novecento la diffusione dell'aforisma diventa inarrestabile, i libri e gli scrittori di aforismi si moltiplicano, e il genere raggiunge i massimi vertici stilistici in autori come Karl Kraus, Leo Longanesi, Stanisław Lec, Ennio Flaiano. Ecco alcuni aforismi, che potremmo definire esemplari, scritti da alcuni maestri del pensiero breve:

 

Talvolta la donna è un utile surrogato dell'onanismo. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia.

Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

 

Il momento in cui si riconosce la propria mancanza di talento è un lampo di genio.

Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, 1957

 

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

Ennio Flaiano, Taccuino del marziano, 196o (postumo, 1974)

 


 

   

 

Teoria e storia dell'aforismaTeoria e storia dell'aforisma
A cura di Gino Ruozzi,
Editore Bruno Mondadori, 2004

 

Intorno a un tema come l’aforisma – e più in generale tutte le “forme brevi” della letteratura – si sono raccolti i maggiori esperti con lo scopo di darne, per la prima volta, una definizione che renda conto della sua complessità. Forma di scrittura e di pensiero, l’aforisma è un tema che attraversa molteplici spazi disciplinari; il risultato di questi incontri è una combinazione di differenti punti di vista dall’indubbio rilievo scientifico: alle voci di italianisti, filologi e specialisti delle diverse lingue si alternano quelle dei filosofi e dei semiologi, a loro volta integrate dalla testimonianza di due noti scrittori di aforismi. Il libro costituisce un apporto prezioso: un’opera come questa mancava infatti nel panorama della cultura italiana, attenta solo da pochi anni al problema delle “forme brevi”.

 

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