Thomas Bernhard

 

Thomas Bernhard

Heerlen 1931 - Gmunden 1989
Scrittore e drammaturgo austriaco

L'arte deteriore dell'aforisma

da Il soccombente, 1983

Aforismi e Citazioni - Aforismario

 

 


Qui di seguito, un brano di Thomas Bernhard tratto da Il soccombente (1983), che riguarda in qualche modo la scrittura aforistica. La voce narrante fa riferimento a uno dei personaggi del romanzo, Wertheimer, che, nel suo ruolo di soccombente, considera anche la sua capacità di scrivere aforismi come "un'arte deteriore".

 

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Era uno che scriveva aforismi, esistono di lui innumerevoli aforismi, pensai, ma c'è da supporre che li abbia distrutti, io scrivo aforismi, diceva di continuo, pensai, è un'arte deteriore tipica di quelli che intellettualmente hanno il fiato corto, della quale hanno vissuto e vivono un certo numero di persone soprattutto in Francia, si tratta dei cosiddetti filosofi di mezza tacca che scrivono per i comodini da notte delle infermiere, potrei anche chiamarli filosofi da almanacco, gente che scrive cose che vanno bene per tutti e le cui massime, con l'andar del tempo, troveremo affisse alle pareti di ogni sala d'aspetto dei nostri medici.

I cosiddetti aforismi negativi sono altrettanto repellenti dei cosiddetti aforismi positivi. Eppure non sono riuscito a togliermi questa abitudine di scrivere aforismi, in verità temo proprio di averne ormai scritti a milioni, così diceva, pensai, e faccio bene a procedere alla loro distruzione, perché non intendo veder un giorno tappezzate coi miei aforismi, come con Goethe, Lichtenberg e compagni, le pareti delle camere d'ospedale o delle sacrestie, così diceva, pensai.

Siccome non sono nato per essere filosofo, mi sono trasformato, devo dire non del tutto inconsapevolmente, in un autore di aforismi, in uno di quei repellenti compagni di strada dei filosofi come ce n'è a migliaia, così diceva, pensai. Si tratta di imbrogliare l'umanità intera con piccolissime trovate che mirano a effetti grandiosi, così diceva, pensai. In sostanza non sono altro che un pericolo pubblico, uno di quegli autori di aforismi che nella loro sconfinata impudenza e inguaribile sfacciataggine si confondono tra i filosofi come i cervi volanti tra i cervi, così diceva, pensai.

Se smettiamo di bere moriamo di sete, se smettiamo di mangiare moriamo di fame, diceva, da sentenze di tal fatta hanno origine tutti gli aforismi, può averli scritti perfino Novalis, anche Novalis ha detto un mucchio di sciocchezze, così lui, pensai. Nel deserto aneliamo all'acqua, suonano all'incirca le massime di Pascal, così lui, pensai. A essere esatti, dei più grandi progetti filosofici quello che rimane a noi non è altro che un misero retrogusto aforistico, così diceva, pensai, quale che sia la filosofia e chiunque sia il filosofo di cui ci stiamo occupando, tutto si riduce in briciole quando li affrontiamo con tutte le facoltà di cui siamo dotati, ossia con tutti i nostri strumenti intellettuali, così diceva, pensai.

 

Thomas Bernhard © Adelphi, 1999

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Il soccombenteIl soccombente
Autore Thomas Bernhard
Traduttore Renata Colorni
Editore Adelphi, 1999

 

A un corso di Horowitz, a Salisburgo, s'incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promette, perché è. E presto diventerà una leggenda. Mentre Gould, un giorno, suona le Variazioni Goldberg di Bach, il suo amico Wertheimer si sente trafitto, annientato: sa che in quel modo non suonerà mai. E, se così sarà, la sua vita intera si rivelerà essere quella di un soccombente, come Glenn Gould stesso lo aveva chiamato.

 

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