L'uccelletto in chiesa 

Natale Polci

Giuliano di Roma 1897 - Roma 1988

 Poeta italiano

Er passero ferito

(L'uccelletto in chiesa - attribuito erroneamente a Trilussa)

da Ner camposanto de la verità, 1968

 

Come per altre poesie (vedi Istanti e Lentamente muore), anche L'uccelletto in chiesa, comunemente attribuita al grande poeta romano Trilussa, in realtà è la versione in italiano di un sonetto in romanesco del meno noto poeta Natale Polci dal titolo Er passero ferito. Qui di seguito è riportata sia la versione in italiano sia quella in romanesco. (Questa poesia ha avuto grandissima popolarità in Italia soprattutto da quando Andrea Bocelli l'ha declamata nella trasmissione radiofonica Viva Radio 2 di Fiorello e Baldini  nel 2006).

L'uccelletto in chiesa

Era d'agosto e un povero uccelletto
ferito dai pallini di un moschetto
andò a posarsi con un'ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.

 

Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l'animale,
ma, pressato da molti peccatori
che volevan pentirsi degli errori,
richiuse le tendine immantinente
e si rimise a confessar la gente.

 

Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
ogni fedele diceva le preghiere
una donna, notato l'uccelletto,
lo pose al caldo mettendolo nel petto.

 

A un tratto un improvviso cinguettìo
ruppe il silenzio nel tempio di Dio.
Rise qualcuno e il prete, a quel rumore,
il ruolo abbandonò di confessore,
s'arrampicò sul pulpito veloce
e di lassù gridò ad altra voce:
"Fratelli, chi ha l'uccello, per favore,
esca fuori dal tempio del Signore".

I maschi, un po' stupiti a tal parole,
lesti si accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
"Fermi!" – gridò – "mi sono espresso male,
rientrate tutti e statemi a sentire:
solo chi ha preso l'uccello deve uscire".

A testa bassa e la corona in mano
cento donne s'alzarono pian piano,
ma mentre s'affrettavan di buon ora
il prete le gridò "Ho sbagliato ancora,
rientrate tutte quante figlie amate,
ch'io non volevo dire quel che pensate".

E riprese: "Già dissi e torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma mi rivolgo a voce chiara e estesa
solo a chi ha preso l'uccello in chiesa".

A tal parole, nello stesso istante,
le monache si alzaron tutte quante,
quindi, col viso pieno di rossore,
lasciarono la casa del Signore.

"Santa Vergine!" – esclamò il buon prete –

"Sorelle, su rientrate, state quiete,
perché voglio concluder, sissignori,
la serie degli equivoci e di errori,
perciò, senza rumore, piano piano,
esca soltanto chi ha l'uccello in mano".

Una fanciulla che col fidanzato
era nascosta in un angolo appartato
dentro una cappella laterale,
poco mancò che si sentisse male,
quindi gli sussurrò col viso smorto:
"Te lo dicevo, hai visto, se n'è accorto!".

 

[Altro finale aggiunto]

 

Ma in un angolo ancora più appartato,
un'altra ragazza col fidanzato,
disse: "Caro, non se n'è accorto, ché io non son sciocca,
in quanto, l'uccello, lo tenevo in bocca!".

 

Er passero ferito

di Natale Polci

 

Era d'Agosto. Un povero uccelletto,

ferito da la fionna d’un maschietto,
s’agnede a riposà co ‘n’ala offesa,

su la finestra aperta d’una chiesa.

 

Da le tendine der confessionale,

un prete intese e vidde l’animale,
ma dato che lì fori, c’ereno nun so quanti peccatori,
richiuse le tendine espressamente,

e se rimise a confessà la gente.

 

Ma mentre che la massa de persone,

diceva l’orazzione
senza guardà pe’ gnente l’ucelletto,

‘n omo lo prese e se lo mise in petto…

 

Allora ne la chiesa se sentì,

un lungo cinguettìo: cì-cì, cì-cì…
Er prete, risentendo l’animale, lasciò er confessionale,
poi, nero nero peggio de la pece,

s’arampicò sur purpito e lì fece:

 

"Fratelli, chi ha l’ucello per favore

vada fora dar Tempio der Signore!".
Li maschi, tutti quanti in una vorta,

partirono p’annà verso la porta,

 

ma er prete, a que lo sbajo madornale:

"Fermi!", strillò "che me so espresso male…
Tornate indietro e stateme a sentì:

qua, chi ha preso l’ucello deve uscì!".

 

A testa bassa e la corona in mano,

cento donne s’arzorno piano piano.
Ma mentre se ‘n’annaveno de fora,

er prete ristrillò: "Ho sbajato ancora!".

 

Rientrate tutte quante fije amate,

ch’io nun volevo dì quer che pensate.
Io v’ho già detto e ve ritorno a dì,

che chi ha preso l’ucello deve uscì,

 

ma io lo dico a voce chiara e stesa,

a chi l’ucello l’abbia preso in chiesa!".
In quello stesso istante,

le moniche s’arzorno tutte quante,

 

eppoi, cor viso pieno de rossore,

lasciarono la casa der Signore.

 

(Versi conclusivi aggiunti successivamente da un anonimo):

 

Er prete co’ la faccia imbambolata,

capì che aveva detto ‘na cazzata
e sentenziò: "Rientrate piano piano…

sorta chi adesso cià l’ucello in mano!".

 

Una ragazza che cor fidanzato,

stava co’ lui a sede sur sagrato,
disse impaurita, cor visetto smorto:

"Che te dicevo? A stronzo! Se n’è accorto!".

 

Ma quello che nessuno ha mai capito

è perché pure er chirichetto

s'è arzato e se n’è ito.

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