I 7 vizi capitali

 

 

I 7 vizi capitali

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 Vedi anche: Vizio e Virtù - Vizio - Virtù

 

 


Il vizio è una categoria morale che denota la pratica di condotte considerate negative in base a un determinato sistema di valori. Opposto alla virtù intesa come dominio della razionalità sugli impulsi istintivi, il vizio è una soggezione all'istintualità senza alcuna regola razionale, con il tratto dell'abitudine.

Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia, Utet, 1992

 

Qui di seguito, l'elenco dei "sette vizi capitali"; per ognuno di essi si potranno leggere le rispettive citazioni nelle pagine collegate.

 

Accidia: torpore malinconico e inerzia che prende coloro che sono dediti a vita contemplativa.

 

Avarizia: desiderio disordinato dei beni temporali.

 

Gola: abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola.

 

Invidia: tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio.

 

Ira: disordinato desiderio di vendicare un torto subito.

 

Lussuria: desiderio disordinato del piacere sessuale.

 

Superbia: desiderio disordinato di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi.

 


   

 

I vizi capitali e i nuovi viziI vizi capitali e i nuovi vizi
Autore Umberto Galimberti
Editore Feltrinelli, 2007

Non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è di volta in volta l'uomo. E allora guardiamoli da vicino questi vizi cominciando dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. E così, fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello patologico. Non più vizi, ma malattie dello spirito. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di "nuovi vizi": la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto, la voluttà dello shopping, la dipendenza dalla merce, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello "vizioso". Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti.

 

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