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Bodhidharma
Secondo la tradizione, fu il monaco indiano
Bodhidharma a portare nel V
secolo dell'era corrente il Buddhismo in Cina, là dove, mescolandosi con
il Taoismo e con altre tradizioni, avrebbe dato origine allo
Zen (Ch'an).
A poco a poco, la fama di Bodhidharma si diffuse in Cina.
Un giorno
l'imperatore Wu, attratto dal Buddhismo, lo mandò a chiamare e gli
domandò:
"Ho fatto costruire templi, ho fatto tradurre le sacre
scritture, ho sovvenzionato i monaci: quali meriti ho ottenuto?"
"Nessun merito" gli rispose il Bodhidharma.
"Perché mai?" replicò contrariato l'imperatore, che riteneva di aver
ormai acquisito un buon posto in cielo o una favorevole rinascita.
"Perché in tutte queste opere non c'è nessun merito religioso".
"In che cosa consiste, allora, il merito religioso?"
"Nella comprensione della vera natura delle cose".
L'imperatore non capiva. "Qual è il principio di questa sacra dottrina?"
domandò ancora.
"Che non c'è nessun sacro principio".
Sempre più perplesso, Wu chiese: "Ma chi è che mi parla così?"
"Come posso dirlo, maestà?" disse Bodhidharma.
Una definizione dello Zen
Fu chiesto una volta a Bodhidharma di dare una definizione dello Zen. Ed
egli, contravvenendo allo spirito stesso del suo insegnamento, rispose
così:
"È una trasmissione speciale al di fuori delle scritture, è indipendente
da parole e da lettere, punta direttamente allo spirito dell'uomo, è un
contemplare la propria natura".
Lo Zen e la vita di tutti i giorni
Un monaco domandò al maestro Nan-ch'uan:
"Che cos'è lo Zen?"
"È la vita di tutti i giorni."
"E come ci si avvicina ad esso?"
"Più cerchi di avvicinarti, più te ne allontani."
Lo Zen e la consapevolezza quotidiana
"Che cos'è lo Zen?" fu chiesto a un maestro.
E lui rispose: "Si mangia quando si ha fame, si beve quando si ha sete,
ci si copre quando fa freddo e ci si sventola quando fa caldo".
Lava la tua ciotola
Un novizio, appena entrato nel monastero, domandò al maestro Chao-chou:
"Ti prego, spiegami che cosa devo fare per raggiungere l'illuminazione".
"Hai mangiato la tua zuppa?"
"Sì."
"Allora, lava la ciotola."
Azioni meritorie
Un giorno Chao-chou trovò un discepolo inchinato davanti ad una statua
del Buddha e lo colpì con un bastone.
Il monaco protestò: "Non è un atto meritorio adorare il Buddha?"
"Sì," rispose il maestro "ma è ancora più meritorio lasciar perdere gli
atti meritori."
Lo zen in ogni istante
Gli studenti di Zen stanno coi loro maestri almeno dieci anni prima di
presumere di poter insegnare a loro volta. Nan-in ricevette la visita di
Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato
insegnante. Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava zoccoli di legno
e aveva con sé l'ombrello.
Dopo averlo salutato, Nan-in disse: "Immagino che tu abbia lasciato gli
zoccoli nell'anticamera. Vorrei sapere se hai messo l'ombrello alla
destra o alla sinistra degli zoccoli ".
Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non
sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di
Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni
istante.
La cosa più preziosa
Uno studente domandò a Sozan, un maestro cinese di Zen: " Qual é la cosa
più preziosa del mondo? ".
Il maestro disse : " La testa d'un gatto morto ".
"E perché la testa d'un gatto morto è la cosa più preziosa del mondo? "
insistette lo studente.
Sozan rispose : "Perché nessuno può dirne il prezzo".
Kasyapa
Un giorno il
Buddha si presentò davanti all'assemblea dei monaci. Tutti
si aspettavano che egli tenesse uno dei suoi abituali sermoni per
illustrare la dottrina, il dharma. Ma il maestro, quella volta,
non disse nulla.
A un certo punto, sempre senza pronunciare parola, sollevò con una mano
un fiore. I monaci restarono in attesa che dicesse qualcosa; egli però
se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano, e osservava i
loro volti. All'improvviso il suo sguardo si fermò su Kasyapa.
Kasyapa sorrise.
Anche il Buddha sorrise.
Senza parole
Un sacerdote incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in
imbarazzo, gli domandò:
"Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che
cos'è la realtà?". Il maestro gli diede un pugno in faccia.
Una tazza di tè
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli disse:
"Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i
suoi scopi".
"Posso offrirti una tazza di tè?" gli domandò il maestro. E incominciò a
versare il tè da una teiera. Quando la tazza fu colma, il maestro
continuò a versare il liquido, che traboccò.
"Ma cosa fai?" sbottò il filosofo. "Non vedi che la tazza
è piena?"
"Come questa tazza" disse il maestro "anche la tua mente è troppo piena
di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro
qualcos'altro. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua
tazza?".
Silenzio assoluto
In un piccolo tempio sperduto su una montagna, quattro monaci erano in
meditazione. Avevano deciso di fare una sesshin di assoluto silenzio. La
prima sera la candela si spense e la stanza piombò in una profonda
oscurità.
Sussurrò un monaco: " Si è spenta la candela! ".
Il secondo rispose: " Non devi parlare, è una sesshin di silenzio
totale".
Il terzo aggiunse: " Perché parlate? Dobbiamo tacere, rimanere in
perfetto silenzio! ".
Il quarto, il responsabile della sesshin, concluse:" Siete tutti stolti
e malvagi, solo io non ho parlato!".
Il desiderio
Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente
quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che
cercava, senza riuscirci di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la
prese in braccio e la portò dall'altra parte.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio
dove passare la notte.
Allora non poté più trattenersi.
"Noi monaci non avviciniamo le donne"
disse a Tanzan "e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso.
Perché l'hai fatto?". Lo rimproverò.
"Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù sulla riva" disse Tanzan
"Tu invece la stai ancora portando con te?".
Liberazione
Un giorno al maestro Seng-ts'an si presentò un giovane che dichiarò:
"Vengo da te perché cerco la liberazione".
"Chi ti ha incatenato?" gli domandò il maestro.
"Nessuno."
"Allora, sei già libero."
Il dito e la luna
Una sera di plenilunio, il maestro Pai-chang chiamò i suoi allievi e
disse loro: "chi ha capito l'insegnamento zen dev'essere in grado di
spiegare che cos'è la luna senza nominarla".
Uno dei discepoli pensò: "Questa volta non posso sbagliare". Sollevò il
braccio e con il dito indicò la luna.
Pai-chang gli afferrò il dito e glielo torse. "E adesso dov'è la luna?"
domandò.
Il monaco si risvegliò.
La partita a scacchi
Un giovane si presentò ad un maestro zen e gli disse: "Vorrei
raggiungere la liberazione dalla sofferenza promessa dal Buddha. Ma non
sono capace di lunghi sforzi e non sono in grado di meditare. Esiste una
via che posso seguire?"
"Che cosa sai fare?" gli domandò il maestro.
"Niente."
"Ma c'è qualcosa che ti piace fare?"
"Giocare a scacchi."
Il maestro fece portare una scacchiera e una spada. Poi chiamò un
giovane monaco e disse: "Chi di voi due vincerà questa partita a scacchi
raggiungerà la liberazione. Chi perderà sarà ucciso con questa spada.
Accettate?".
I due giovani acconsentirono e incominciarono a giocare. Sapendo che era
una questione di vita o di morte, si concentrarono come non avevano mai
fatto. A un certo punto il primo giovane si trovò in vantaggio e pensò
che la vittoria era sicura. Guardò il suo avversario e si accorse che il
maestro aveva sollevato la spada sulla sua testa. Allora ne ebbe
compassione e compì un errore deliberato. Ora era lui che stava per
perdere. Vide che il maestro aveva spostato la spada sulla sua testa...
e chiuse gli occhi.
La spada si abbatté sulla scacchiera.
"Non c'è né vincitore né vinto" proclamò il maestro "e quindi non
taglierò la testa a nessuno". Poi aggiunse rivolto al primo giovane:
"Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. E tu
le hai sperimentate entrambe. Questa è la via che cerchi".
La brocca
Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico
di aprire un nuovo monastero. Convocò i suoi discepoli, pose una brocca
sul pavimento e disse loro: "Sceglierò chi saprà descrivere questa
brocca senza nominarla".
"È un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco" rispose il
più colto dei suoi allievi.
"È un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri
liquidi" disse un altro.
"Non è uno zoccolo" intervenne un terzo più spiritosamente.
Gli altri monaci non dissero nulla, perché erano convinti di non poter
escogitare definizioni migliori.
"Non c'è nessun altro?" domandò il maestro.
Allora si alzò Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente.
Egli prese la brocca in mano e la mostrò a tutti senza dire nulla.
Pai-chang dichiarò: "Kuei-shan sarà l'abate del nuovo monastero".
La statua del Buddha
Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio. Poiché
faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno
del Buddha e le aveva dato fuoco. Il sacerdote del tempio, vedendo le
fiamme, si era svegliato ed era accorso: credeva che si trattasse di un
incendio. Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio.
"Che cosa hai fatto?" gridò. "Hai bruciato il corpo del Buddha!"
Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri.
"E ora che cosa fai?" gli domandò il sacerdote.
"Cerco le ossa del Buddha."
"Quali ossa? Non vedi che è una statua di legno?"
"Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare."
Inferno e paradiso
Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò: "C'è
davvero un paradiso e un inferno?".
"Chi sei?" volle sapere Hakuin.
"Sono un samurai" rispose il guerriero.
"Tu un soldato!" rispose Hakuin. "Quale governante ti vorrebbe come sua
guardia? Hai una faccia da accattone!".
Nobushige montò così in collera che fece per sguainare la spada, ma Hakuin
continuò: "Sicché hai una spada! Come niente la tua arma è troppo
smussata per tagliarmi la testa".
Mentre Nobushige sguainava la spada, Hakuin osservò: "Qui si aprono le
porte dell'inferno! ".
A queste parole il samurai, comprendendo l'insegnamento del maestro,
rimise la spada nel fodero e fece un inchino.
"Ora si aprono le porte dei paradiso" disse Hakuin.
Gratitudine
Un ricco mercante fece dono ad un maestro di un'ingente quantità di
monete d'oro per la costruzione di un nuovo monastero.
Il maestro accettò senza dimostrare né entusiasmo né gratitudine.
Seccato, il mercante gli disse: "Potresti almeno ringraziarmi".
"E perché dovrei?" gli rispose il maestro. "È chi dona che dovrebbe
essere grato."
Il rospo e il millepiedi
Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finché un rospo un giorno non
disse per scherzo: "In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?"
Il millepiedi incominciò a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli
prove. Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi.
Ah si?
Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua
vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori
avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era
incinta. La cosa mandò i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté
più di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero
di mantenere la ragazza e il bambino.
"Ah si?" disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era perso la
reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino
e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il
latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a
intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi
venuti.
Dopo un anno la giovane − annoiata di vivere con Hakuin − non resistette
più, si pentì e disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino
era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono
subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a
riprendersi il bambino e la giovane.
Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse
fu:
"Ah si?".
Centouno
storie zen
Curatore P. Reps; N. Senzaki
Editore Il Punto d'Incontro, 2006
Gli orientali, solitamente più interessati allo scopo ultimo
dell'esistenza che agli affari del mondo fini a se stessi, hanno da
sempre considerato col massimo rispetto l'uomo che ha scoperto il
proprio Sé e molti sono gli insegnanti che hanno aiutato altri in tale
realizzazione. I racconti qui presentati riguardano questo conseguimento
e traggono origine da autentiche avventure nello Zen, selezionate da una
famosa raccolta del 1200. Lo Zen è stato descritto come "un insegnamento
al di là delle parole, che rivela l'essenza della mente dell'uomo, il
quale vede direttamente nella propria natura e consegue il Satori,
l'illuminazione". Allo Zen vengono attribuiti molti significati, nessuno
dei quali completamente definibile; se sono definiti, non sono Zen.
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